L'archivio come strumento di crescita delle aziende di design. Intervista a Marco Sammicheli

La memoria ha un potere che il design conosce benissimo. Ciclicamente il recupero del passato torna a indicare la strada, nel mondo del progetto: non soltanto come strumento per una brand identity più efficace, ma anche come driver di una produzione mirata, che, partendo dallo studio delle radici, sappia interpretarle per guardare al futuro con una visione ancora più funzionale.

"Dalle aziende dell'arredo ai musei, passando per le riviste e il mondo del fashion, cresce la consapevolezza che un archivio ben costruito e nutrito quotidianamente è un asset formidabile", dice Andrea Montorio, ceo di Promemoria Group, azienda con base a Torino, attiva in tutto il mondo, che dal 2011 lavora alla valorizzazione dell’heritage di brand e istituzioni.

Dal 2017, questa realtà che ha creato un nuovo standard per la gestione degli archivi storici, unendo il rigore scientifico a un approccio strategico nuovo, edita il magazine Archivio, diventato da allora il punto di riferimento, con i suoi numeri monografici e curatissimi, affidati alla direzione di Daniela Hamaui e a una serie di guest editor, per chi crede nell'uso progettuale della memoria.

A nove anni dal primo numero, e dopo avere indagato temi diversi e lontani tra di loro come il mondo della moda o il potere e il fascino dell'America, Archivio sceglie di occuparsi di design, e affida la cura del numero che vedrà la luce a settembre a Marco Sammicheli, curatore per il settore design, moda e artigianato di Triennale Milano e direttore del Museo del Design Italiano.

Marco Sammicheli, il tema della memoria è sempre più forte nel mondo del prodotto. Triennale stessa ha attivato Cuore, il centro studi aperto al pubblico che è anzitutto un formidabile archivio.

"Il progetto Cuore, nato da un'idea del presidente Stefano Boeri, del direttore generale Carla Morogallo e del comitato scientifico, nasce per capitalizzare un anniversario fondamentale come un secolo di Triennale. Rimettere in ordine cento anni di storia e di mostre, digitalizzarli, ci ha trasmesso la consapevolezza che tutto quanto fatto nel passato, lontano o recente che sia, continua a offrire risposte a domande sempre valide, che portano nuove riflessioni e contributi a temi di attualità.

Non credo che esistano altre istituzioni culturali al mondo che diano ai loro archivi lo stesso valore, sia fisico che in termini di spazio dedicato, che Triennale ha assegnato a Cuore. L'archivio è al piano nobile dell'edificio, di fronte al Museo del Design, ed è uno spazio libero e gratuito dove poter consultare materiali e testi con il supporto dei nostri archivisti e bibliotecari. Tutto questo serve a trasmettere l'idea fondamentale di una memoria generativa".

Quale differenza c'è tra un'azienda che ha un archivio ben fatto, e se ne serve, e una che non lo ha o lo usa male?

"La storia è una rincorsa: va presa bene per avere uno slancio deciso verso il futuro e l'innovazione. Preservare, valorizzare e consultare sono gesti fondamentali non solo della progettazione, ma anche della costruzione delle narrazioni dei prodotti di design.

Le aziende che non hanno un archivio o lo trascurano sono spesso realtà dalla comunicazione molto più povera e meno rigorosa di altre, dove il catalogo e l'identità hanno il respiro di un tweet.

L'archivio ben curato, invece, è come le fondamenta di una casa: dà la possibilità di generare valore in altezza e in solidità".

Come nasce l'idea del numero di Archivio dedicato al design?

"Conosco e seguo da tempo con grande interesse e curiosità sia Promemoria Group sia Archivio, che mi ha affidato il numero monografico sul design proponendomi di coinvolgere un guest editor importante. Non ho avuto dubbi sul nome di Jasper Morrison, un designer che ha un'attenzione speciale verso la storia senza però esserne vittima.

Il suo è un approccio puntuale e opportuno, che si traduce in una proposta coerente sul contemporaneo. Osservare la storia dà la possibilità di capire che cosa è stato fatto nel passato, e quindi aiuta a non percorrere la scorciatoia della copia, a fare in modo che ogni scelta produttiva abbia radici salde e un senso".

Quale sarà il ruolo di Morrison nella costruzione del numero?

"Selezioneremo e valideremo insieme i contenuti. Il numero sarà diviso per profili, aziende e istituzioni. Molto probabilmente realizzerà l'artwork di copertina e sta già scrivendo un editoriale appassionato in forma di diario visivo che è uno statement, una presa di posizione sull'uso e l'importanza degli archivi. Una testimonianza di vita su come la conoscenza degli archivi abbia nutrito il suo immaginario, la sua capacità di vedere e di progettare".

Una redazione, anche se finalizzata a produrre un solo numero, è un formidabile esercizio di scambio e di condivisione. Che cosa si state dando reciprocamente Sammicheli e Morrison?

"Lavorare con una personalità come Jasper è un'esperienza bellissima. Io, per esempio, l'ho portato nel mondo di Filippo Alison, l'architetto e storico a cui si deve la genesi della collezione i Maestri di Cassina, e in quello di Rut Bryk, la grande ceramista finlandese moglie di Tapio Wirkkala.

Lui, invece, mi ha aiutato ad approfondire figure come quella del grande Miguel Milà, pioniere del design spagnolo, ancora attivo a 93 anni, e un'altra fondamentale come quella del graphic designer Max Huber".