L’Italia eccelle nel riciclo del legno. E i progettisti sperimentano materiali nuovi e innovativi frutto della filiera del recupero. Il caso di Saib e Diego Grandi

Come sempre, tocca al design. Perché sono i progettisti a trasformare in bellezza le probabilità e gli imprevisti della storia. È successo con la tecnologia, quando i personal computer sono stati trasformati da scatole grigie a oggetti cult, prima da Olivetti e poi da Apple. È successo durante la pandemia, quando architetti e creativi hanno interpretato il distanziamento sociale provando a trasformarlo in qualcosa di accettabile attraverso nuovi codici estetici.

Adesso che la prima emergenza planetaria - guerre a parte - è la crisi ambientale, tocca ancora una volta ai designer trasformare in nuova bellezza le opportunità offerte dall’economia circolare, ovvero da quelle realtà impegnate in pratiche sempre più necessarie come il riuso e il riciclo.

Ed è proprio se andiamo a guardare nel mondo del riciclo, in particolare in quello del legno, che scopriamo una serie di dati che fanno dell’Italia un’eccellenza mondiale.

“Il riciclo del legno in Italia sfiora i 2 milioni di tonnellate con una percentuale nel riciclo degli imballaggi che arriva al 63 per cento, tra le più alte in Europa” spiegano da Rilegno, il consorzio nazionale che si occupa della raccolta, del recupero e del riciclo degli imballaggi in legno. Dalla cassetta per l’ortofrutta alla cucina di casa nostra o dal pallet al mobile di design, il passo è breve.

Dietro questo viaggio circolare c’è un sistema articolato gestito, appunto, da Rilegno, che ogni anno raccoglie e avvia a riciclo quasi 2 milioni di tonnellate di questo prezioso materiale naturale. Dice il presidente del consorzio, Nicola Semeraro: “Il sistema del recupero e del riciclo del legno in Italia rappresenta un concreto esempio di economia circolare che in poco più di vent’anni ha creato una ‘nuova’ economia che ha prodotto risultati importanti sia in termini ambientali, sia per la capacità di creare sviluppo e occupazione e che si pone all’avanguardia in Europa: la nostra percentuale (il 63 per cento) nel riciclo degli imballaggi di legno è ben oltre il target fissato dall’Unione Europea al 30 per cento per il 2030.

Una ricerca del Politecnico di Milano ha stimato nel 2020 che questo sistema genera un impatto economico di circa 1,4 miliardi di euro (che salgono a circa due miliardi considerando oltre al recupero e riciclo anche il riutilizzo), seimila posti di lavoro e soprattutto un risparmio nel consumo di CO2 pari a quasi un milione di tonnellate”.

Se dal mondo del riciclo ci spostiamo in quello del design, ci accorgiamo che progettisti e aziende della filiera del mobile non stanno affatto a guardare. E che sono già impegnati da tempo a trasformare in creazioni i materiali che una volta erano destinati alle discariche.

Uno dei casi più interessanti è quello di Saib. L’azienda nasce a Caorso, in Emilia, all’inizio degli anni Sessanta dall'idea di utilizzare gli scarti delle produzioni del legno, trasformando il materiale di risulta delle segherie, dai ceppi alle radici fino alla corteccia, in pannelli truciolari, contribuendo a ridurre sensibilmente i costi di fabbricazione del mobile che diventava così un bene di consumo alla portata di tutti.

Trent’anni più tardi, Saib incrocia la Storia e, da allora, alla vocazione democratica del marchio si aggiunge con sforzi rinnovati quella ecologica, attestata negli anni da una serie di certificazioni green. Succede quando nell’ex Germania Est, con la caduta del Muro di Berlino, si rendono disponibili ingenti quantità di legno da riciclo che prendono proprio la strada dell’Emilia, dove Saib è pronta a trasformarli in altri pannelli. Dal 1994 l'intera produzione viene convertita da uso di legno vergine (anche se di scarto) a uso di legno a fine vita.

Nasce così quel Bosco circolare che ogni giorno si rigenera con l’arrivo di centocinquanta Tir carichi di legno proveniente dalla raccolta differenziata. Una processione di camion che trasporta in un anno l’equivalente di 250 mila alberi risparmiati.

Un carico che, depurato e decantato, diventa design per l’architettura e per il mobile. Un'altra foresta accanto a quella naturale, un ulteriore abaco a disposizione dei progettisti per generare nuova bellezza.

A questo abaco ha attinto Diego Grandi, il designer scelto da Saib due anni fa per sviluppare insieme all’azienda un nuovo materiale ecologico che, partendo dal riciclo del legno, rappresenti la sfida, vinta, di comunicare attraverso un codice estetico il valore degli elementi di recupero.

“In Saib” spiega Grandi “ho trovato un’azienda capace di esprimere non soltanto una ricerca estetica, ma un sistema complessivo di valori che aveva ancora alcune potenzialità inespresse”. Il nuovo materiale si chiamerà Mathera e costituirà un brand di proprietà di Saib, ma avrà un percorso autonomo e parallelo a quello della casa madre.

Mathera è come una celebrazione della natura” spiega Grandi “ma non una sua imitazione, piuttosto un campionamento attraverso le varie texture che ne ricorderanno la composizione. Legno, carta e pietra a fine vita, riciclati e rigenerati, attraverso una studiata tecnologia daranno vita a un materiale dagli effetti estetici inediti associati a caratteristiche funzionali e applicazioni innovative”.

Mathera sarà presentato al pubblico durante il FuoriSalone 2022 nell’ambito dell’evento Interni Design Re-Generation presso l’Università degli Studi di Milano, dal 6 al 13 giugno.