La lampada Criosfera di Artemide esprime in un unico oggetto la duplice vocazione di Giulia Foscari, progettista e attivista per la difesa dell’Antartide

All’intersezione fra progetto e attivismo si incontrano sempre più designer e architetti impegnati sull’emergenza ambientale. Tanto da convincere Artemide ad affidare un brief di progetto a Giulia Foscari, giovane architetto che dal 2019 si divide felicemente e pragmaticamente fra due identità professionali. UNA-Unless è il suo studio che, dichiaratamente, unisce la duplice attività.

UNA si occupa di architettura, soprattutto nell’area museale, espositiva e artistica. L’alter ego Unless è un’agenzia no-profit dedicata alla ricerca transnazionale sui Beni Comuni dell’Umanità.

Dalla collaborazione con Artemide nasce Criosfera, lampada fortemente simbolica che ricompone in un unico oggetto d’uso la pratica progettuale e l’impegno appassionato per la difesa dell’Antartide.

Una lampada da tavolo e da terra che ripercorre in modo positivamente didascalico la complessità del continente più vasto del pianeta.

Quattordici milioni di chilometri quadrati quasi interamente ricoperti o costituiti da ghiaccio, che Giulia Foscari descrive così: “L’Antartide è un mistero, un’enorme parte del pianeta di cui si sa molto poco e di cui si parla ancora meno”.

Le ragioni dell’interesse di Foscari diventano chiare ascoltandola. “È una zona in cui si concentrano soprattutto interessi scientifici, oltre che economici e politici. Uno scrigno di risorse e, soprattutto, di dati scientifici fondamentali per comprendere la salute del pianeta.

Il rigore delle temperature lo rende il luogo della memoria geologica e degli eventi catastrofici che caratterizzano l’attuale evoluzione della Terra, una capsula del tempo che permette agli scienziati di tracciare la storia climatica del nostro pianeta e di affermare che mai, negli ultimi 800.000 anni, durante ere glaciali e interglaciali, i livelli di CO2 sono stati così elevati”.

Criosfera di Artemide è quindi contemporaneamente un memento e un contenitore di informazioni cruciali per la consapevolezza ambientale.

Una call to action ottimista, sostiene Foscari. Forse perché c’è un bel lavoro di ricerca estetica nel tentativo di restituire la brillantezza e la trasparenza del ghiaccio.

“La forma di Criosfera ricorda i carotaggi eseguiti dagli scienziati per analizzare le informazioni accumulate nelle diverse epoche geologiche. Formalmente è costituita da una stratificazione composta da un cilindro di vetro riciclato soffiato, un nucleo ottico ispirato alla natura rifrangente della superficie ghiacciata dell’altopiano antartico e da un nucleo interno di luci a led che evoca la stratificazione del ghiaccio”.

La forma dei dispositivi su cui Criosfera può essere collocata è mutuata da strumenti scientifici usati sul continente, trasformandola in un oggetto autonomo e, soprattutto, parlante. “Un segno marcatore inciso sui dispositivi indica i livelli di CO2 associati a diverse epoche, fino a segnare, con un tratto arancione, Il record senza precedenti di CO2 registrato nel 2024”, spiega Foscari.

Cosa significa quindi proteggere l’Antartide? “Innanzitutto significa dare continuità al Trattato Antartico del 1959, che ha sancito in modo chiaro le politiche territoriali, impedendo lo sfruttamento unilaterale e le rivendicazioni di sovranità territoriale.

In concreto, l’impegno di Unless si è tradotto in un testo open access intitolato Antarctic Resolution. Centocinquanta esperti mondiali hanno compilato un reference book fra scienza, tecnologia e progetto. È la base da cui partire per trovare una voce condivisa sul tema”.

UNA/Unless è contemporaneamente impegnato anche sul fronte della 60esima Biennale d’Arte di Venezia con Swell of spæc(i)es, una commissione della LAS Art Foundation per il padiglione che ospita all’Accademia delle Belle Arti il lavoro dell’artista Josèfa Ntjam.

Un prisma blu apparentemente ermetico e inaccessibile che in 350 metri quadri accoglie un’opera volta a indagare la dimensione politica degli oceani, teatro di dominazione e di supremazia umana e, al contempo, spazio di resistenza e generazione.

“Un’architettura che dialoga, fra contrasti visivi e citazioni compositive, con il cortile loggiato dell’Accademia di Belle Arti. E che diventa contenitore ideale del lavoro di Josèfa Ntjam e dei suoi regni virtuali celesti proiettati in Swell of spæc(i)es”.