I tempi stanno cambiando e il SaloneSatellite lo ha mostrato chiaramente. Nuove estetiche, nuovi temi di ricerca, un mondo nuovo all’orizzonte. Il futuro è qui

È una fortuna essere giovani ed essere designer nel 2022, malgrado tutto. E il SaloneSatellite lo ha appena dimostrato. Perché chi comincia a progettare adesso vive, involontariamente, una transizione epocale, accelerata dall’urgenza di immaginare un futuro percorribile. L’ingenuità è sacrificata a fronte dell’impegno pragmatico. E il significato della parola bellezza è mutevole, aperto alle forme inabituali del riuso e alla semplificazione delle strutture.

Prodotti fatti e finiti

Esiste una spiegazione al fenomeno del “prodotto pronto per l’industria” che sembra aver dominato il SaloneSatellite. Ed è la diffusa sensazione di urgenza che i Millennial coltivano con nonchalance. Perché non c’è una seconda occasione per indulgere in prove ed errori. Ci sono invece molte possibilità di fallire, ma la nuova generazione di progettisti sembra in grado di affrontarle senza patemi. Daniel Nikolovski, radici macedoni ma italiano d’adozione, al Satellite ha portato il divano Multiply: prodotto modulare, sostenibile, leggero e maneggevole, riconfigurabile e con un occhio al recupero di estetiche vintage. Abbiamo chiesto a Daniel se è alla ricerca di un produttore: “Sono venuto al SaloneSatellite per trovarlo e ho avuto molti contatti interessanti”, è stata la risposta. Simile a quella di Charlie Styrbjörn, che ha portato al Satellite lo sgabello Gösta: legno curvato, seduta triangolare intrecciata a mano. “Ho cominciato come falegname, poi sono passato al design: trovare soluzioni a problemi di fattibilità mi viene naturale”. Discorso analogo per Kouichi Kurome e il suo Thin Rib Stool: leggero, impilabile, monomaterico, manifattura che sfrutta tecniche tradizionali per un prodotto contemporaneo. Maturo e ‘pronto’ anche il lavoro di Bianca Nannini su T(ouch), una serie di piastrelle ispirata da superfici naturali che mutano in spessore e in tridimensionalità.

L’abbondanza presente

Il concetto di abbondanza (di materiali, di tecnologie, di oggetti a cui dare una seconda o una terza vita) è ben chiaro in ogni parte del SaloneSatellite. Lo studio Gilles Werbrouck e Hugues Loinard propone una lampada realizzata con vecchi nastri VHS lavorati all’uncinetto e ricoperti di gesso. È la costruzione di un’estetica che ruota intorno al preesistente. Un lavoro tipicamente belga, che si è aggiudicato il secondo posto al SaloneSatellite Award. Djurdja Garcevic, approdata a Milano nella cornice di Young Balkan Designers, ha presentato una collezione di arredi urbani realizzati con trucioli di pneumatico. Stesso tema per uno sviluppo più industriale e pragmatico. Un passo ulteriore lo compie Tijana Kostic, con un progetto ready made. Le pinze Clamp usate normalmente nei laboratori diventano l’elemento strutturale per assemblare e sostenere libere composizioni di libri, piani d’appoggio, lampade. E creare elementi d’arredo con ciò che si possiede.

Le mani, per riparare e ripensare

Tra le scuole presenti, l’Art Academy of Latvia sceglie una provocazione: una performance intitolata Start Mending, ispirata alla tradizione di regalare calze lavorate a maglia ai neonati. L’invito è di riparare quello che esiste, affondando la ricerca nelle proprie radici locali. Un modo per parlare di artigianato che rinnova il senso del lavoro manuale e un’alternativa allo spreco. Disharee Mathur ha trovato un utilizzo per i cocci di sanitari, un materiale ad alta difficoltà di riuso. E l’ha proposto ai ceramisti tradizionali indiani per innovare, anche dal punto di vista estetico, la classica ceramica blu e rilanciarla a livello internazionale. Lani Adeoye infine è una designer afro americana che ripercorre, con grande rispetto filologico, l’artigianato africano per comporre oggetti di concezione indiscutibilmente contemporanea. Suo il deambulatore essenziale e geometrico, artigianale e intrinsecamente sostenibile, dedicato alla cura e all’accudimento. Un oggetto che viene dal futuro.