La lentezza che dedica a progetti di ricerca nutre il lavoro, spesso frenetico, di un giovane fotografo di prodotti e interior, Federico Villa

Mi piace considerare la fotografia come un linguaggio complesso con diverse applicazioni, sfumature e profondità di intervento.

Fotografare prodotti, interni o architettura sono diversi episodi di uno stesso libro. Ognuno ha la sua grammatica ma, nella sostanza, è anche la variazione di una stessa storia che si arricchisce, capitolo dopo capitolo, con personaggi, eventi, atmosfere, parole e aggettivi nuovi, provenienti da altri mondi. La contaminazione è infatti, a mio avviso, quanto più aumenta il valore di un’immagine.

Per fotografare al meglio uno spazio o un prodotto cerco sempre l’angolo del racconto. Che deve, necessariamente, partire da una comprensione intima del soggetto dell’immagine che sto per creare. Sembra un’ovvietà ma non lo è, soprattutto in un momento storico come questo in cui la velocità è spesso ritenuta un valore. Si fa spesso fatica a trovare il tempo per l’approfondimento e per la comprensione del soggetto nei progetti commerciali ma è fondamentale farlo proprio per dare la dignità giusta a ciò che si vorrebbe promuovere.

È proprio sul tema della lentezza che i miei progetti di ricerca si discostano maggiormente dai miei lavori commissionati: qui lavoro molto lentamente, se posso in analogico, dedicando mesi solo alla ricerca e ai sopralluoghi (spesso in ambito non urbano). Ma le differenze finiscono qui perché gli studi fotografici personali mi permettono di ampliare la mia visione professionale e completarla. Lavorando su temi come il rapporto tra artificiale e naturale, inserire il fattore del tempo relativo nella mia lettura della realtà, mi permette infatti di creare un dialogo diverso, a più voci, con le situazioni professionali in cui mi trovo calato. Perché ogni fotografia è una domanda sempre più precisa che mi permette di crescere.

Questo approccio narrativo alla fotografia è, credo, quello che sta inseguendo la nuova generazione di fotografi. Penso ai giovanissimi, che vedo sui social media, gente che ha la metà dei miei anni ma già mostra una grande capacità di racconto e di aggiunta una componente narrativa in ogni scatto.

 

 

In apertura, foto di Federico Villa dei quaderni P di Pigna in collaborazione con Danese Milano, progetto curato da Giulio Iacchetti.