Il regista, artista e fotografo presenta Notturno Laviani, una narrazione in episodi che ripercorre il sodalizio tra il designer cremonese e l’azienda di Marcon, immortalando tre decadi di lampade al crepuscolo, in contesti alieni e onirici

Gianluca Vassallo, regista, fotografo e artista, racconta i 30 anni di sodalizio tra Ferruccio Laviani e l’azienda di illuminazione Foscarini con il progetto fotografico artistico Notturno Laviani.

Una narrazione libera e indipendente, un’interpretazione della luce fuori dagli schemi, e al contempo un ritratto intimo e inedito del designer cremonese: "Ho riflettuto sull’uomo dietro il progettista", dichiara Vassallo.

Un viaggio suggestivo, in cui le lampade sono fotografate al crepuscolo in contesti alieni e stranianti: come Orbital, la lampada-scultura che ha dato inizio nel 1992 alla collaborazione tra Laviani e Foscarini, immortalata sotto un cavalcavia, oppure come Tuareg ritratta tra gli arnesi da lavoro di un fabbro, Tobia ripresa alla fermata di un autobus in una notte ventosa, oppure ancora come Dolmen, quasi abbandonata in una stazione di servizio con pompe cellophanate.

Ogni scatto è una storia, in cui l'artista parla a volte di attesa e sospensione, altre di riscatto e rinascita, di passaggio dal buio alla luce, di speranza.

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Un racconto mai didascalico, che non vuole rassicurare - "Io non voglio essere rassicurato dalla bellezza", sottolinea Vassallo - ma che scuote, muove, interroga, fa riaffiorare sensazioni e ricordi, anche i più ruvidi, offrendoci l’occasione di interpretare e vivere la luce in modo intimo e personale.

Una ricerca visibile a partire dal mese di novembre nello showroom di Foscarini Spazio Monforte a Milano e di Spazio Soho a New York.

Gianluca Vassallo racconta Notturno Laviani

"Il titolo nasce dalla volontà di raccontare la luce del crepuscolo, il momento esatto in cui il giorno si spegne e la notte inizia ad accendersi.

Un momento di grazia per i prodotti che Laviani ha disegnato per Foscarini, perché, vivi di colore, al crepuscolo trattengono l’ultimo filo di luce sulla loro superficie e la sommano a quella delle lampade, ma anche perché la notte è il momento della sedimentazione del pensiero, il momento in cui tutto, le informazioni, la cultura, il presente, perdono peso e si chiariscono, in una leggerezza piena che ci nutre di senso.

E in fondo, cosa sono gli oggetti di Laviani se non questo, esperimenti di leggerezza piena".

A differenza di Vite, il progetto del 2020 in cui Vassallo ritrae le lampade di Foscarini in contesti domestici, in case vere, qui invece l’artista sceglie luoghi alieni, magazzini dimenticati, ex rifornimenti di benzina, campagne desolate

"Esattamente come per Vitei prodotti si calano in uno spazio di realtà, ma a differenza di quel progetto, che della vita vera fa il suo cuore, qui la realtà è uno spazio onirico, pieno di possibilità.

La campagna che pare desolata, ad esempio, ospita due bunker della Seconda guerra mondiale trasformati in depositi per il fieno: da edificio bellico a luogo che protegge il nutrimento, insomma, dal buio alla luce. E in ogni scenario c’è una storia, viva".

Vassallo fotografa Orbital, la lampada-scultura che nel 1992 ha dato vita alla collaborazione tra Laviani e Foscarini, quasi abbandonata in autostrada, davanti a un cavalcavia imbrattato di graffiti e poster

"La Orbital è uno degli oggetti più belli del Novecento. Ora, non sono nessuno per dirlo, sono solo un fotografo e non certo uno storico del design, ma questa sua capacità d’essere un progetto ironico e rigoroso insieme è straordinario.

Mi ha fatto pensare da subito alle copertine di Bruno Munari per i quaderni di Gianni Rodari, parlo dello spirito, ovviamente, non dell’oggetto, e pensando alla mia infanzia, al tempo speso con quei libri, mi è venuto in mente l’odore del circo.

La foto è sotto un cavalcavia in cui resistono agli anni i manifesti del Darix, uno di quei circhi di provincia che popolano questo Paese meraviglioso, che vorrei meno nostro, e più del mondo. Proprio come il circo".

In Notturno Laviani Vassallo alterna scatti in interno e in esterno, come a voler restituire la dimensione privata e pubblica della luce

"Ho capito che la mia ricerca fondamentale (affatto pianificata) è centrata sul tentativo di definire una bellezza di confine, sulla volontà di apprendere da ciò che faccio e, dunque, sul rifiuto istintivo della riproduzione dell’armonia compositiva e significale.

Io non voglio essere rassicurato dalla bellezza, voglio disperatamente cercare qualcosa che muova me, perché solo così posso rispettare la libertà che mi viene offerta da Foscarini, provando a partecipare a cosa significhi raccontare la luce oggi.

E insomma, questo mio misurato tormento espressivo ha una dimensione pubblica e 'politica', ma anche una intima, più che privata, nella quale la luce ha un ruolo da agitatore".

Fotografie indoor e outdoor che raccontano anche la personalità di Laviani, solare e social ma anche profondamente intimista

"La verità è che io e Laviani non abbiamo parlato del progetto. Ma sento la sua stima, il rispetto per il mio sguardo e, di certo, lui vede la mia, nella delicatezza con cui provo ad avvicinarmi alla sua opera.

Il silenzio di uomini così, per me, la capacità di lasciar fare, vale più di molte conversazioni".

A proposito di Laviani, Vassallo aggiunge: "Questa sua doppia anima mi ha fatto ricordare la luce che da sempre immagino ascoltando Una notte in Italia di Ivano Fossati”

"L’ho ascoltato, Laviani, in una bellissima conversazione con Beppe Finessi a Festivaletteratura di Mantova, e mentre si raccontava, con quel timore di dire troppo bene di sé ma con il garbo di chi si conosce a fondo, mi sono detto che la luce, per farla, bisogna saperla vedere nelle cose, e lui nel suo racconto sembrava averla vista.

Quando sono andato via mi risuonava in testa la canzone di Fossati, la precisione delle emozioni che racconta, con tutto quello che non dice. Proprio come la produzione di Laviani per Foscarini, a cui 'manca' sempre qualcosa, perché così quella luce ti può parlare, proprio cosi:

È una notte in Italia che vedi

Questo taglio di luna

Freddo come una lama qualunque

E grande come la nostra fortuna

Che è poi la fortuna di chi vive adesso

Questo tempo sbandato

Questa notte che corre

E il futuro che viene

A darci fiato.