“Il turismo di sostenibile ha ben poco”, afferma l’albergatore umanista Michil Costa. Ma una via virtuosa c’è e richiede scelte radicali, come limitare la presenza di visitatori

È possibile fare turismo sostenibile?

“Quando si parla di turismo sostenibile ho l’impressione che il termine venga usato come strategia di marketing, perché il turismo di sostenibile ha ben poco, dal punto di vista ambientale e sociale”, afferma Michil Costa, albergatore umanista ed ecologista nato a Corvara, in Alta Badia, valle ladina delle Dolomiti patrimonio mondiale Unesco.

In prima linea nella difesa del territorio, autore del libro FuTurismo e fondatore della onlus Costa Family Foundation, Michil Costa ha le idee chiare su come fare turismo sostenibile: “Sono necessarie delle azioni politiche e sociali radicali, come limitare la presenza di visitatori.

Il Trentino-Alto Adige ha fissato a 225mila il tetto massimo di nuovi posti letto, è un approccio giusto, lo dico da oste che vive di turismo.

Dobbiamo porci dei freni se vogliamo preservare la nostra identità ladina millenaria e le nostre montagne, contenere l’accesso turistico aumentando i periodi di permanenza e governando i flussi turistici, con l’obbligo di prenotazione sette anni in anticipo, per evitare l’overtourism”.

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Di cosa parliamo quando parliamo di turismo sostenibile, dal punto di vista ambientale e sociale?

Michil Costa: “Il turismo di sostenibile ha ben poco. Il contadino locale non trae alcun profitto dai turisti di massa che affollano l’Alta Badia, attratti esclusivamente dai luoghi pubblicizzati e dai resort con le spa da 5mila metri, non interessati al contatto con l’autoctono e alla contaminazione reciproca. C’è però da dire che se non fossero arrivati i turisti in Alta Badia, dove un tempo si viveva di agricoltura, forse oggi ci sarebbe lo spopolamento della montagna”.

Cosa sta andando bene nel turismo?

Michil Costa:“Il Trentino-Alto Adige ha stabilito a 225mila il limite di nuovi posti letto per turisti, è un’idea lungimirante, un approccio giusto, e lo dico io che vivo di turismo. Dobbiamo porre un freno alla crescita se vogliamo preservare le nostre montagne e la nostra cultura.

Inoltre, nel 2022 l’Alta Badia ha ottenuto il GSTC, la certificazione del Global Sustainable Tourism Council delle Nazioni Unite che promuove la sostenibilità e la responsabilità sociale nel turismo.

Nelle nostre strutture facciamo il bilancio dell'Economia del Bene Comune, in cui calcoliamo non solo il profitto, ma anche il benessere dei collaboratori, la motivazione dello staff, la trasparenza, la solidarietà sociale e la dignità della persona coinvolgendo gli stakeholders, la soddisfazione dell’ospite, il rispetto dell’essere umano e dell’ecosistema.

Un ulteriore passo in avanti, a livello comunitario, è l’Alta Badia Climate Plan, un progetto in corso per calcolare l’impatto complessivo del territorio in termini di CO2, per intraprendere una strategia mirata di riduzione e compensazione e per poter restituire all’ambiente più di quello che viene emesso; i nostri ospiti sarebbero disposti a pagare le stanze in base alle pratiche messe in campo per ridurre l’inquinamento, più che per le spa.

Si può fare impresa basandosi sulla trasparenza, l’equità, la dignità umana e avendo cura dell’ambiente senza ripercussioni sulla performance finanziaria, ma ci vuole la politica che sovvenzioni determinate azioni, con detassazioni, perché è difficile che l’uomo cambi senza incentivi”.

Lei con la sua famiglia gestisce in Val Badia l’Hotel La Perla, il Berghotel Ladinia e, in Val D’Orcia, l’albergo Posta Marcucci. Quali sono le vostre pratiche sostenibili?

Michil Costa: “L’ospite che arriva da lontano, che chiamo ospite e non cliente perché è colui che interiorizza l’esperienza vissuta, che cerca l’incontro con l’altro, che prende con sé una parte di me, ci rende più consapevoli della bellezza dei nostri territori, ci spinge a essere più attenti all’ambiente, al bello, all’architettura e alle nostre origini.

L’ospite ci educa e ci motiva a fare scelte radicali: nei nostri hotel - che noi chiamiamo case - non proponiamo la carne il venerdì, perché la produzione di un chilo di carne implica il consumo di 5mila litri di acqua.

Quasi la totalità dei nostri prodotti provengono da contadini locali, il nostro executive chef Simone conosce tutti gli agricoltori di montagna da cui compriamo carne, miele, spezie. Con il progetto Incö, che in ladino significa oggi, i nostri ospiti prenotano un tavolo e mangiano solo quello che arriva quel giorno dal contadino, è un modo per educare alla stagionalità e alla cultura del non spreco alimentare.

Noi siamo in 240, cerco di fare in modo che i nostri collaboratori amino il loro lavoro, è importante che i giovani ritornino sulle montagne, che apprezzino un modello di ospitalità sano basato sull’accoglienza.

I nostri collaboratori vivono nelle nostre case insieme all’ospite, usano la piscina, la palestra, mangiano nella stube e abitano in una struttura di nostra gestione, perché si deve vivere in un modello ospitale per poterlo raccontare, altrimenti è tutto un fake. Il mio sogno? L’autodeterminazione degli stipendi”.

Cosa invece oggi è sbagliato nel turismo?

Michil Costa: “Il turismo ha degli impatti ambientali, economici e sociali potentissimi, soprattutto in una piccola comunità come la nostra della Val Badia. A causa del turismo di lusso, i prezzi degli immobili sono schizzati alle stelle, io, che sono un albergatore e guadagno bene, non ho una casa in Alta Badia, ma vivo a mezz’ora di distanza da dove sono nato e cresciuto. I turisti milionari che vengono da noi con i jet privati e i macchinoni, se da un lato arricchiscono il territorio, dall’altro creano uno shock culturale e mettono in difficoltà i nostri giovani, che fanno sacrifici per rimanere in montagna”.

Qual è la sua posizione su Cortina che nel 2026 ospita i Giochi olimpici invernali?

Michil Costa: “Molti sindaci piemontesi si sono pentiti di aver ospitato nel 2006 i giochi olimpici invernali di Torino, c’è stato un consumo del suolo enorme e la maggior parte delle opere fatte sono in disuso, dalla pista da bob al trampolino da salto.

La pista da bob di Cortina, per la quale saranno tagliati più di cinquecento - c’è chi dice duemila - larici, alberi secolari di grande pregio, non avrà futuro, sono in pochi a praticare questo sport, da noi i giovani autoctoni non vanno più neanche a sciare perché è troppo costoso.

Cortina non si salverà, come non si è salvata nel 1956, quando gli ampezzani erano contrari alle Olimpiadi e, a causa del boom immobiliare innescato dai Giochi, si sono dovuti trasferire dove le case costavano meno. I maxi eventi calamitano investitori esteri che hanno un solo scopo: fare soldi”.

Come si progetta il turismo sostenibile?

Michil Costa: “Servono scelte politiche e sociali radicali sul territorio.
- Primo: limitare l’accesso turistico nelle nostre zone aumentando i periodi di permanenza e governando i flussi turistici, redistribuendoli in valli meno affollate e pubblicizzate, evitando così l’overtourism.
- Secondo: aumentare le imposte di soggiorno, entrate che non devono confluire in strategie di marketing ma devono essere ridistribuite su tutto il territorio e la società locale, dai contadini agli artigiani.
- Terzo: non pubblicizzare ulteriormente il territorio, perché i turisti se siamo bravi arrivano da soli, ma investire in formazione perché abbiamo bisogno di collaboratori preparati, che amino il modello di ospitalità sano, imparino il ladino e la nostra cultura, e sappiano trasferirla e raccontarla”.

Nel libro FuTurismo, scritto nel 2022, fa un appello contro la monocoltura turistica e invoca un nuovo senso del fare turismo, una cultura dell’ospitalità basata sui valori del bene comune, della sostenibilità e umanità.

“Per monocultura turistica si intende vivere tutti di turismo, paradossalmente il turista non vorrebbe trovarsi immerso tra i turisti. Quindi dobbiamo incentivare tutte le altre attività identitarie del nostro territorio, dare dignità al contadino, all’allevatore e all’artigiano, scegliere i prodotti locali e fare in modo che le stelle siano assegnate agli alberghi non secondo la metratura delle stanze ma a in base per esempio agli acquisti locali. Per avere successo turisticamente non si deve pensare turisticamente”.

Ha fondato la onlus Costa Family Foundation, attiva dal 2007 in Africa, Afghanistan, India e Nepal.

Michil Costa: “Abbiamo investito un milione e trecentomila euro in diversi progetti, abbiamo costruito la prima università tibetana in India, a Bangalore, dove i tibetani possono apprendere il tibetano e dar seguito alla loro cultura.

In Afghanistan, nonostante le difficoltà e la presenza dei talebani, coltiviamo lo zafferano: quest’anno il raccolto è stato di tre chili; parte di esso è usato nel tè prodotto con Pompadour e in cucina, con delle ricette che costano di più i cui proventi finanziano la fondazione.

In Uganda portiamo avanti l’agroforestazione e accompagniamo gli abitanti locali verso modelli di agricoltura sostenibile. In questi giorni stiamo definendo un programma per supportare la comunità ladina e per tutelare l’ambiente e il nostro patrimonio, per esempio acquistando dei terreni e boschi di larice per preservarli da iniziative speculative e dannose, come una pista da bob”.