Eni Sustainable Mobility ha grandi progetti per la transizione ecologica, tutti volti a proteggere l’economia e a muoversi in modo intelligente

Neutralità tecnologica. Un concetto semplice che però ha bisogno di una spiegazione. Come quasi tutto quello che riguarda la sostenibilità nella sua applicazione macro.

Ecco un esempio concreto: Eni sta investendo massivamente sullo sviluppo di tecnologie, carburanti e soluzioni per la mobilità in favore della progressiva decarbonizzazione.

Lo fa sviluppando progetti che puntano soprattutto sullo sviluppo di biocarburanti destinati all’hard to abate, come aeroplani, navi e treni. Lo fa attraverso progetti di car sharing con flotte composte sempre più da auto elettriche. Lo fa sviluppando stazioni e-fuel a ricarica veloce e impianti per il rifornimento di idrogeno.

Leggi anche: Eni e il grande gioco della mobilità sostenibile

Crescere per essere sostenibili

In sintesi Eni non punta ideologicamente su un solo settore alternativo agli idrocarburi, ma su più soluzioni tecnologiche e industriali. Un approccio permesso dalla UE e considerato vantaggioso ed enormemente evoluto perché tende a salvaguardare l’economia, le sue specificità territoriali e lo sviluppo.

Eni Sustainable Mobility: decarbonizzare la mobilità

Eni Sustainable Mobility, da gennaio 2023, è la società di Eni dedicata alla mobilità sostenibile che ha l’obiettivo di fornire servizi e prodotti progressivamente decarbonizzati per la transizione energetica, accelerando il percorso verso l’azzeramento delle emissioni lungo il loro intero ciclo di vita.

In questo modo, Eni Sustainable Mobility contribuisce all’obiettivo di Eni di raggiungere la carbon neutrality al 2050, in linea con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul clima.

Leggi anche: La sostenibilità arriva dall’Africa

Il car sharing e-fueled

La costruzione di progetti e infrastrutture a sostegno della vendita di servizi a favore di una mobilità sostenibile sono probabilmente la parte più visibile al grande pubblico fra le operazioni di Eni Sustainable Mobility.

A partire da Enjoy, il servizio di car sharing presente da anni nelle grandi città italiane, approvvigionato da una flotta sempre più e-fueled.

In più è presente una rete di 5000 Eni Live Station distribuite capillarmente in Italia e in Europa, con la previsione di aggiungerne 300 in più entro il 2026.

Le stazioni di servizio del futuro

È una buona notizia, perché le Eni Live Mobility non saranno più solo punti vendita di carburanti idrocarburi, ma dei veri e propri hub per la mobilità alternativa.

Biocarburanti, biometano, l’elettrico, l’idrogeno, accanto a una serie di servizi alla comunità di viaggiatori come i 600 bar, i mini market Emporium, i negozi di prossimità, servizi per la ricezione e la spedizione di pacchi e il pagamento di bollettini postali.

E c’è anche la mobilità elettrica plug-in: Plenitude, prevede di installare colonnine high power charger in 1.000 stazioni di servizio Eni in Italia e 500 della rete estera (Germania, Austria, Svizzera, Francia e Spagna) entro il 2025.

Convertire per salvaguardare ambiente e società

La salvaguardia degli asset industriali già presenti è fra gli obiettivi prioritari. In questo senso la conversione di impianti già esistenti è una scelta razionale, rispettosa del tessuto economico e sociale peri quelle aree che da decenni sono sostenute dalla presenza di grandi raffinerie.

Eni ha già in attivo due passi importanti, che dimostrano le potenzialità economiche della transizione ecologica.

La bioraffineria di Venezia, a Porto Marghera, è il primo esempio al mondo di conversione di una raffineria di petrolio in bioraffineria per la produzione di biocarburanti idrogenati ottenuti da materie prime biogeniche, ed è in esercizio dal 2014.

Il percorso e gli investimenti

Dal 2019 Eni ha inoltre avviato la bioraffineria di Gela dove, nel marzo 2021, è stato avviato e collaudato il nuovo impianto BTU, Biomass Treatment Unit, che consente alla bioraffineria di utilizzare fino al 100% biomasse di scarto.

Nell’ottobre 2022 Eni ha definitivamente concluso l’approvvigionamento di olio di palma in uso nelle bioraffinerie di Venezia e Gela: entrambe le fabbriche sono oggi palm oil free.

Per la produzione di biocarburanti, HVO diesel, bio-GPL, di bio-jet e di bio-nafta destinata alla filiera della chimica, le bioraffinerie sono alimentate esclusivamente da scarti e residui provenienti dalla lavorazione di oli vegetali, da olio di frittura esausto, da grassi animali.

Non solo Italia

Gli impegni di Eni riflettono una strategia internazionale, sotto forma di partnership con aziende in grado di favorire soluzioni e servizi sinergici per il rifornimento di materie prime per i biocarburanti.

Il continente africano è ad esempio un territorio che offre prospettive interessanti per lo sfruttamento di terreni degradati e inutilizzabili per le colture alimentari e con scarso bisogno di acqua.

E sono in vista progetti per la realizzazione di bioraffinerie all’estero.

Eni Sustainable Mobility partecipa alla joint venture St. Bernard Renewables (SBR) per la bioraffineria in fase di avviamento a Chalmette, in Louisiana (Stati Uniti d’America), e ha messo allo studio la possibile realizzazione di due nuove bioraffinerie.

La prima all’interno del sito industriale Eni di Livorno, che consentirebbe di massimizzare l’uso di impianti già disponibili e di garantire il futuro produttivo e occupazionale del sito.

La seconda bioraffineria in fase di studio potrebbe essere realizzata a Pengerang, in Malesia, in collaborazione con i partner Euglena e Petronas.