Per la prima volta un tribunale italiano si esprime su un ricorso contro un caso di greenwashing. L'ordinanza cautelare è chiara: la diffusione di affermazioni sulla sostenibilità non supportate da dati e certificazioni è punibile

L'associazione no profit Save the planet APS il 10 dicembre ha annunciato la vittoria nel primo ricorso d’urgenza contro il greenwashing in Italia durante una conferenza stampa nella sede milanese. Il risultato è un’ordinanza cautelare del Tribunale di Gorizia contro l’azienda Miko, rea di aver comunicato in modo ingannevole il prodotto Dinamica, un tessuto man made usato nell’arredamento e nell’automotive. Un altro passo verso la vera sostenibilità.

Vietato essere vaghi in materia di sostenibilità

“Microfibra ecologica”, “amica dell’ambiente”, “riciclabile”: tutti termini che inducono i clienti a credere a qualcosa che in realtà non è. L'ordinanza del Tribunale di Gorizia afferma che le dichiarazioni sulla sostenibilità dei prodotti devono essere verificate e certificate. Si tratta di comunicazioni diverse da quelle meramente pubblicitarie, che incidono pesantemente sulle scelte dei clienti. La punizione per Miko è esemplare: comunicazione dell'ordinanza sul proprio sito.

Chiunque può fare ricorso

Il procedimento è stato innescato da un ricorso di Alcantara, da tempo impegnata contro il greenwashing - a ottobre ha organizzato il sesto simposio contro il greenwashing a Venezia in collaborazione con la Venice International University e la Social Impact Agenda per l’Italia. Il greenwashing, oltre a truffare i consumatori, danneggia le aziende che investono energie e risorse economiche nella transizione ecologica.

La seconda buona notizia è quindi che chiunque può fare ricorso, se motivato, per greenwashing. In qualche modo questo rende i consumatori meno passivi nelle scelte d’acquisto? Secondo l’avvocato Gianluca De Cristofaro, che si è occupato del ricorso di Alcantara, non è l’acquirente a doversi fare delle domande. Semmai invece deve essere tutelato dalla trasparenza delle aziende.

Sono moltissime le aziende che fanno greenwashing

Il greenwashing è un tema annoso e complesso. Un’indagine della Commissione Europea del 2021 ha messo in chiaro la gravità del fenomeno: su 344 claim sui siti di aziende, il 42% sono risultati esagerati, falsi o fuorvianti. “Non esiste transizione ecologica senza scienza”, ha affermato durante la conferenza stampa Elena Stoppioni, presidente di Save the Planet APS.

Solo la conoscenza approfondita dei settori industriali e del life cycle di un prodotto garantiscono delle scelte strategiche sensate in materia di sostenibilità. E, di conseguenza, una comunicazione non ingannevole, basata su dati scientifici, certificazioni di enti riconosciuti. Al bando la vaghezza e la genericità delle affermazioni.

La legge italiana è efficace e questa sentenza farà giurisprudenza

L'ordinanza cautelare si appoggia su una legislazione molto articolata e efficace, secondo Elena Stoppioni. E sottolinea una presa di posizione netta nei confronti del greenwashing. Fra le altre cose una pratica responsabile di molte false credenze e idee errate su cosa è sostenibile e cosa non lo è. Sempre Elena Stoppioni sottolinea l’importanza di una formazione adeguata di figure professionali capaci di scelte razionali nelle aziende. La circolazione di informazioni è vitale, tanto che Save the Planet sollecita collaborazioni e confronti e mette a disposizione un documento che facilita la segnalazione di casi che verranno analizzati, uno a uno, per verificare eventuali reati.