Dal 1 aprile le restrizioni anti Covid-19 vengono allentate anche in discoteca. Ma come si progetta la rinascita del divertimento? Ne abbiamo parlato con Gianni Arnaudo, autore dei locali più radicali italiani

Tra poco si torna a ballare in discoteca, come un tempo. Il passo di distanza dalla tanto attesa ‘normalità’, infatti, sta per accorciarsi ulteriormente: da venerdì 1 aprile spettacoli, musei, mostre, feste all’aperto e cerimonie pubbliche tornano a essere a ingresso libero. E, insieme a loro, anche le discoteche, tra i soggetti più colpiti dalla pandemia. Dal 1 aprile potranno accogliere di nuovo a capienza piena (ricordiamo che fino a oggi il limite era fissato al 50% per i locali al chiuso e al 75% per quelli outdoor).

Discoteche e regole Covid: due anni di sofferenza

Quello delle discoteche, è forse il settore più penalizzato: hanno lavorato solo pochi mesi su due anni di stop.

Alcune, come La Capannina di Franceschi di Forte dei Marmi, non hanno mai riaperto. Un unicum visto che dal suo primo giorno di attività, nel 1929, la storica discoteca della Versilia si era fermata solo durante la Seconda Guerra Mondiale. “Abbiamo attivato un servizio di lounge bar all’aperto durante i mesi più caldi", dice Stefano, responsabile di sala. "Ed è stata l’unica forma di intrattenimento notturno (oltre alla cena) da gennaio 2020 fino allo scorso febbraio, quando abbiamo riaperto".

Tornare a ballare: ma come? Parla Gianni Arnaudo

Pensare oggi di tornare ‘in pista’ per ballare porta con sé qualche domanda, perplessità e incertezza che il progetto e l’architettura possono provare ad allontanare, spiega Gianni Arnaudo, architetto e autore (prima con Studio65 e poi come solista) delle discoteche più radicali italiane negli anni 70 e 80.

 

Reinventare gli spazi, anche con la tecnologia

“La mia discoteca post pandemia ha elementi di design essenziali collocati in spazi scenografici, anche in altezza, trasformati in esperienze multisensoriali dai moderni sistemi di intelligenza artificiale", dice Arnaudo.

"Astratte immagini multicolori che interagiscono con le persone, adattandosi alla presenza umana e ai suoi movimenti. In posizione elevata il bar, che non può mai mancare, con i visori in 3D, per scoprire nuovi effetti delle luci”.

 

Arredi in assonanza con il light system

Tra novità ormai note, come le colonnine igienizzanti nelle più svariate vesti, e proposte creative volte ad avvicinare nuovamente l’utente alla pista da ballo, nascono pezzi ironici e comfy come il divano ‘YouMellow’ di Arnaudo: “Sono divani componibili di morbide ampie forme essenziali ed innumerevoli combinazioni di colori, in assonanza con il light system. C’è anche un mio personale ricordo nel pouf “In memory of Theo dog”. L’architettura, come altre manifestazioni artistiche, deve provocare il pensiero in senso evolutivo”.

Un virtuale che mixa attrazione e timore, con dolcezza

Due anni di quarantene forzate e utilizzo degli schermi come unico mezzo di contatto ci lasciano in dotazione una normalizzazione dell’uso del virtuale, che, in questo caso, esce di casa per giungere in pista.

“Il risultato della coesistenza tra questi due mondi, sempre più normale soprattutto per i giovani", continua Arnaudo,  "è una realtà smaterializzata, con l’uso di recenti tecnologie digitali (machine learning e real time render) che sottolineano i paradossi del nostro vivere questo tempo, dove attrazione e timore dell’altro convivono insieme a un bisogno di dolcezza”, prosegue Arnaudo.

 

L'ironia per interpretare

"L’ironia è uno strumento antico di analisi e di critica, è parte del mio DNA e si riflette nei miei lavori di architettura e di design da sempre" prosegue Arnaudo.

"A partire dagli oggetti per i Multipli della Gufram dei Fratelli Gugliermetto e per tutti gli altri, il tavolo Déjeuner sur l’arbre, nella collezione permanente del Centre Pompidou, e quelli disegnati per Slide, come il coffee table Tea Time, nella versione oro acquisito alla collezione permanente dell’ADAM Museum di Bruxelles".

La concezione del club, che si è sviluppata dal 1960 al 1990, adesso è storia. L'ha celebrata la mostra Night Fever: Designing Club Culture, inaugurata nel 2018 al V&A Museum di Dundee ed organizzata dal Vitra Design Museum, con il quale Arnaudo collabora da anni.

"I miei progetti di discoteche, esposti nella mostra, sono assemblaggi trasgressivi di tutti i simboli del potere e decisamente ironici: il “Paolina B” – il cui nome faceva il verso al celebre “Jackie’O” di Roma - era un insieme vistoso di citazioni irriverenti ed effetti spettacolari, che avevo creato per irridere al culto dell’opulenza kitsch degli anni 80. Ovviamente ebbe un enorme successo e venne a vederla poco dopo l’inaugurazione anche un giovane Alberto di Monaco", conclude Arnaudo. Le sue architetture sono manifesti, idee espresse con la forza del linguaggio POP.