Il set design di Eurovision 2022 è della scenografa Francesca Montinaro: le abbiamo chiesto come si progetta uno spazio per un evento musicale

Dal 10 al 14 maggio al Palaolimpico di Torino c’è Eurovision Song Contest. Un macro evento musicale che "parla" attraverso il set design.

Il sole dentro è il titolo che la scenografa Francesca Montinaro ha dato al suo progetto scenografico. È un lavoro che parte da un’idea spettacolare e grandiosa di italianità: la bellezza, la vocazione italiana a riprodurla e rilanciarla in ogni modo attraverso la creatività.

E la compagnia costante di una natura generosa per armonia e varietà: il mare che la circonda, il sole, il buon vivere. Francesca Montinaro ha parlato con Interni di un paese/palcoscenico, che ispira una ricchezza di linguaggi grazie alla sua storia, alla sua arte e alla sua architettura.

Quindi si parte da qui per progettare una scenografia per un evento musicale?

Quando parlo di bellezza e di abbondanza, parlo di tutti noi, di un’Italia che offre continue ispirazioni. Ho abitato qualche anno a Milano tempo fa e avevo preso l’abitudine di passare parte del weekend a leggere il giornale sul tetto del Duomo. Probabilmente era molto meno affollato di quanto non lo sia oggi.

Da lì mi sembrava di guardare l’Italia del futuro, un paese che costruisce, che cresce, capace di progetto e di una grande creatività che veicola bellezza e competenze fuori dal comune. Lì c’è la possibilità di cambiare e evolvere, di non restare legati al presente o al passato.

Il sole dentro nasce da un ricordo milanese?

Dopo due anni difficili c’è bisogno di celebrare. Dal Duomo si vede l’Italia che sarà ed è con quella vista aperta sul cielo che ho deciso di aprire la presentazione alla gara di idee per Eurovision. Non si può confinare il cielo. Mi sono detta: partiamo da qui.

A proposito della gara: dodici giorni per ideare un concept che comprende anche l’area poi chiamata Green Room e destinata a ospitare gli artisti in attesa. Come ci lavora in questi casi?

La gara di concept è durata 12 giorni e la richiesta era di produrre una serie di materiali visual e di progettare l’identità dell’evento.

Il tema era: "rappresentare la bellezza italiana". Concretamente ho deciso di usare il tempo in modo pragmatico: 2 giorni di riflessione e brainstorming progettuale, 5 giorni di costruzione della messa a terra scenografica, 5 giorni per scegliere come formalizzare il materiale prodotto fra sketch, render e animazioni. E ovviamente costruire un business plan.

È stata una bellissima esperienza grazie a un team (solo sei persone) affiatato e di alto livello. E grazie anche alla forza dell’esperienza in questo tipo di progetti (Francesca Montanari, fra le altre cose è stata anche la scenografa di Sanremo 2013 e 2019, la prima donna a ricevere l’incarico).

Abbiamo vinto. L’idea è di rappresentare l’Italia attraverso la sua nomenclatura geografica, circondata dall’acqua e aperta alle relazioni che hanno dato vita alla nostra complessità culturale.

Dall’idea al risultato finale: mi spiega come si arriva a un set in cui arte, tecnologia e ingegneria partecipano per creare l’evento spettacolare?

Il lavoro scenografico concreto si fa in team. Ho un curriculum traversale, ho sempre lavorato in modo multidisciplinare e poco decorativo.

La scenografia è intrinsecamente l’unione di tanti mondi. In questo caso parliamo di un progetto che è anche un concept di comunicazione. Il parterre di persone che hanno selezionato The sun within era formato da nove persone, fra cui anche i due registi (Duccio Forzano e Cristian Biondani) e il direttore della fotografia.

Quando poi si inizia a costruire la scenografia, ci si confronta innanzitutto con il mezzo. Interazione e immersività sono molto importanti nel caso di eventi musicali, si progetta innanzi tutto l'esperienza. Qui c’è una duplice modalità progettuale: quando lavori per la televisione vedi già attraverso l'obiettivo della telecamera. Pensi già che ogni spazio verrà inquadrato e si sommeranno un’infinità di punti di vista.

La cosa entusiasmante è lavorare con due registi strepitosi, un grande stimolo per trovare soluzioni intelligenti e collaborative dal punto di vista tecnico e creativo.

In cosa consiste il set design di Eurovision 2022?

Nei grandi eventi musicali la cosa più importante è lo spazio. Ed è la scena stessa a diventare spazio e non solo sfondo. Per il "sole cinetico", l’elemento focale della scenografia di Eurovision 2022 (qui la descrizione tecnica), ho lavorato molto con il direttore della fotografia: abbiamo osato.

Il "sole cinetico" è fatto dai raggi e dai movimenti della luce. È un’architettura delle ombre che costruisce il senso prospettico: del resto sono stati gli artisti e gli architetti italiani a teorizzare la prospettiva. È un elemento fondante della nostra cultura.

E c’è anche una parte di progetto destinata a coinvolgere il pubblico presente fisicamente…

Il pubblico del Palaolimpico è immerso in una scenografia a cui partecipano anche elementi invisibili. Il rumore dell’acqua (il progetto prevede la presenza di una vera cascata ai lati del palco), il suo odore. E poi il giardino della Green Room, realizzato con piante aromatiche.

Quindi c’è anche il profumo. È un progetto in cui l’abbondanza è fatta da cose semplici: luce, profumi, rumori di elementi naturali. Un’alchimia che, ancora una volta, parla dell’Italia.