Dopo mesi di sole immagini, è tornato il momento di rieducarci alla bellezza. Ecco come. Tra mostre, libri e laboratori

Toccare il design, per chi lo ama o vuole scoprirlo, dovrebbe essere un’abitudine di tutti i giorni. Perché non possiamo dire di appassionarci davvero a qualcosa (o a qualcuno), senza provare quello che Ettore Sottsass definiva “brivido sensoriale”, “frisson”, “emozione erotica”. Eppure, dopo oltre un anno passato a contemplare il design per lo più davanti a un monitor, dovremmo forse ammettere di avere tutti bisogno di una sana rieducazione sentimentale alle cose. Una sorta di apprendistato emotivo che, in questa fase delicata di riequilibrio tra un prima che conosciamo benissimo e un poi ancora incerto, ci ributti a capofitto in quella dimensione materiale, tattile, senza la quale può esserci infatuazione, ma non amore. Tra libri, mostre, scuole e pezzi storici di design, abbiamo raccolto quattro indicazioni che in qualche modo ci sembrano rispondere a questa esigenza.

Montare una Parentesi 

Assemblare un esemplare della lampada Flos di Achille Castiglioni e Pio Manzù è un esercizio perfetto per entrare letteralmente dentro a un capolavoro del design e amarlo, non senza imprecare un po’, come succede alle coppie più affiatate. Anche se installare questo pezzo glorioso del 1971 è impegnativo e forse non proprio da tutti. Non a caso, il suo montaggio è oggetto di tutorial spontanei sul web.  Alle istruzioni per installarla, Chiara Alessi dedica un capitolo della sua ultima prova Tante care cose (Longanesi, 2021): “Chi di voi ha provato a montarla, una volta tornato a casa, avrà poi dovuto constatare che, rispetto all’apparente familiarità suggerita dalla praticità della sua confezione, Parentesi è uno degli oggetti più difficili da installare. Perciò ho deciso di fare un esercizio utile con questo capitolo e spiegare una volta per tutte come si fa. In fondo, forse, è il modo più interessante di raccontare un progetto così complesso che ha fatto il giro e sembra la cosa più semplice del mondo”. Segue una pagina di istruzioni con tanto di raccomandazione per l’acquisto del sapone: serve a far scivolare la parte di gomma colorata sul tubo a forma di parentesi.

Riparare una moka con la stampante 3D

Tutti dovremmo esercitare il diritto (o è piuttosto un dovere?) di riparare una moka o altri oggetti di uso quotidiano, soprattutto adesso che abbiamo una così grande disponibilità di strumenti nuovi, monouso e a basso costo, che tendiamo a non riutilizzare più nulla. “Oggi più che mai dobbiamo ripensare al nostro rapporto con le cose, progettandole in modo che durino di più e immaginandone una nuova vita quando avranno cessato il loro utilizzo ufficiale, imparando a separarli dalla loro funzione principale e originaria e ad osservarli per le loro potenzialità materiche, formali, tattili, percettive”. Sono le parole di Alessandro Gorla, designer, docente e responsabile della Factory di Quasar Institute for Advanced Design, accademia romana che da oltre un anno ha allestito un vero e proprio fab lab con i macchinari di ultima generazione usati per produrre collezioni in vendita sull’e-commerce della scuola, prima iniziativa del genere al mondo per un istituto di design. 

Alla Factory si lavora a progetti apparentemente piccoli, ma di valore, aggiustando caffettiere, fabbricando protesiper pezzi di cemento trasformati in fermaporte. “Lo spirito è quello che animava i fratelli Castiglioni” spiega Gorla, “ma anche il design anonimo russo raccontato in un libro per me illuminante, Design del popolo, 220 invenzioni della Russia post-sovietica, di Vladimir Arkhipov, tra vecchi letti usati come pontili nei laghi, tacchi di stivale che diventano tappi per la vasca da bagno, cucchiaini da caffè per fare le bolle di sapone e tante altre combinazioni”. 

Scoprire la casa attraverso il bagno a Berlino di Emanuele Coccia 

L’ultimo saggio di Emanuele Coccia, Filosofia della casa (Einaudi, 2021), vale la lettura anche solo per le righe dedicate al bagno, dove il filosofo riflette sull’irriducibilità di questo ambiente a diventare una stanza come le altre, nonostante le evoluzioni recenti dovute proprio al design. Il racconto inizia con Coccia che va a vivere a Berlino alla fine del secolo scorso e lì, nella capitale tedesca riunificata, scopre la singolare collocazione della toilette negli appartamenti: il bagno, dalla fine del secolo precedente, era stato previsto per ragioni sanitarie e di areazione nei pianerottoli intermedi della tromba delle scale. Con il tempo, per permettere ai residenti di lavarsi senza uscire di casa al freddo, una doccia fu prevista negli appartamenti nella stanza dove meno la si sarebbe immaginata: la cucina. “Ne avevo una anche io. Accanto al lavandino, al forno, alla lavastoviglie, alle mensole con i pacchi di pasta, le spezie e l’olio, troneggiava una cabina in plexiglas deputata alla pulizia del mio corpo. I gesti che di solito mi portavano a isolarmi in bagno coincidevano pericolosamente con quelli che aprivano il mio corpo agli amici in cucina (…). Non era un effetto sempre piacevole, eppure fu questa esperienza a farmi capire che bagno e cucina erano due universi moralmente distinti e difficilmente conciliabili”. Quella planimetria bizzarra porta Coccia a riscrivere costumi, sensazioni, emozioni. 

Nel cortocircuito di quella che gli sembra una chimera, il bagnocucina, il filosofo scopre che progettare una casa vuol dire sottoporre chi la abita a una precisa planimetria psichica: organizzare i sentimenti, le emozioni, la forma e i modi dell’esperienza. Insomma, “è il bagno, che di solito associamo alle funzioni più materiali della nostra vita domestica, anche e soprattutto il cuore della psicologia domestica”.

Premiata ditta Montessori & Munari

Che ci fanno insieme Maria Montessori e Bruno Munari? L’idea di dedicare un’unica mostra Toccare la bellezza, fino al 27 febbraio dell’anno prossimo al Palazzo delle Esposizioni di Roma alla grande educatrice e all’artista-designer è stata del Museo Statale Omero di Ancona. Spiegare la bellezza ai ciechi, ma anche a chi è bombardato di immagini e non riesce più a cogliere il giusto valore delle cose, è l’obiettivo dell’allestimento costruito da Fabio Fornasari attorno a cinque nuclei tematici: le forme, i materiali, la pelle delle cose, alfabeti e narrazioni tattili, manipolare e interagire. 

Ogni sezione racconta il dialogo tra Montessori e Munari attraverso oggetti, libri, strumenti esposti su tavoli appositamente ideati e disegnati, le cui forme sono in dialogo con le opere a parete. A conclusione del percorso l’ultimo tavolo-laboratorio permette di osservare, manipolare e sperimentare in sicurezza una selezione di opere e oggetti che approfondiranno, nei diversi laboratori mensili, aspetti e collegamenti diversi.

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In apertura e sotto, alcuni arredi e complementi della collezione Bam Design tra cui la madia Tonie, disegnata da Andrea e Vittorio Bruno, figli del fondatore Tonino, che racconta la tradizione artigianale della Sardegna. Le foto fanno parte di un progetto firmato da Gianluca Vassallo.

Il 18 giugno 2021 il Museo Nivola di Orani, in Sardegna, ha ospitato l’anteprima di Libertà, il film di Gianluca Vassallo & Francesco Mannironi, con Michele Sarti e la voce di Giovanni Carroni, per Bam Design. Interrogazione su se stessi con lo sguardo puntato sull’orizzonte e sul blu del mare, il film narra del legame radicato e profondo che ognuno ha con la propria terra e famiglia natale, ma allo stesso tempo racconta il desiderio connaturato nell'uomo di affrancarsi dal passato e tracciare un percorso individuale. Un tema di ricerca universale, capace di assumere nuovi e più profondi significati simbolici nel periodo che stiamo vivendo, che racconta tra le righe la storia di Bam Design.