La scommessa della rigenerazione urbana la vincono le piccole città: Cremona lancia il progetto Giovani in centro con un edificio storico e un riassetto che punta tutto sulle nuove generazioni

Il vicesindaco di Cremona Andrea Virgilio che spazio è una chimera per i giovani adulti. Una chimera costosa e stranamente effimera, insieme a molti altri bisogni elementari per l’esistenza nelle grandi aree urbane: scuole efficienti, alloggi con affitti.  E ha intravisto una soluzione per un problema che affligge la sua città: la vecchiaia.

Cremona è una città a grande maggioranza anziana, che manca di quella transgenerazionalità che assicura benessere sociale a tutte le comunità.

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La soluzione è un riassetto urbanistico delle direttrici cittadine e un restauro ad hoc dell’ex ospedale San Francesco, chiuso da anni ma nell’area liminale del centro. Giovani in città è il progetto ambizioso e intelligente che ha come obiettivo far diventare Cremona una città attraente per studenti e nuove famiglie.

Un progetto per includere la fragilità

“Cosa chiedono i giovani alla città?" si chiede il vice-Sindaco. "Spazi, per valorizzare le diverse culture, per poter abitare, per poter studiare. Le esigenze diverse vanno però contaminate, creando un progetto che garantisca la possibilità di costellare la città di eventi che si cristallizzino all’interno della quotidianità. C’è poi il tema della fragilità, che non va marginalizzata ma inclusa in una missione sociale”.

Un pensiero che si iscrive in una presa di posizione etica delle istituzioni, in un clima di governance fattivo che, in parole semplici, apre a un pensiero strategico su come investire risorse economiche per fare il bene comune.

Mario Cucinella: “I piccoli centri hanno le condizioni per essere davvero rigenerativi”

Mario Cucinella, che ha progettato il Nuovo Ospedale e il Parco della Salute di Cremona, assicura che saranno i piccoli centri a operare la differenza significativa. E forse a vincere, almeno dal punto di vista del benessere collettivo, la sfida di mettere a terra progetti urbani in grado di essere davvero rigenerativi.

“Ci vorrà del tempo, ma i piccoli centri hanno tutte le condizioni per facilitare dei modelli cittadini vivibili, convenienti. La qualità della vita che i centri medi riescono ad offrire, rilancia un bisogno fondamentale, quello delle relazioni sociali. Le scuole, l’ospedale, i servizi sul territorio, i poli universitari: quella rete di servizi che sono spazi di vita reale è già una realtà sistemica nei piccoli e medi comuni che, grazie al digitale, lasciano immaginare una grande città verde diffusa unita da una rete viaria preesistente”.

Ampliare i confini e diffondere la metropoli

Quindi la risposta, come pensa anche Stefano Boeri, è nell’implementare una cosmogonia urbana satellitare. Una soluzione che piace a tutti, che unisce chi crede che lo sviluppo immobiliare sia il motore delle metropoli e un fenomeno da cavalcare anche dalle amministrazioni pubbliche.

E chi invece definisce il proprio lavoro nelle aree marginali, che di quello sviluppo non godono, anzi, rischiano di soccombere a causa loro.

Boeri in un’intervista rilasciata recentemente al programma “In mezz’ora” ha sostenuto che: “Le nostre città sono cresciute accorpando i piccoli centri. Tornare a riconoscere queste realtà e studiare la loro dotazione di servizi è fondamentale per ridistribuire una ricchezza che abbiamo troppo spesso concentrato nel centro o in pochi luoghi”.

Il concetto di comunità, caro all’architetto milanese, è un punto nodale per immaginare un abitare anche fuori dai confini delle metropoli.

Alternativa alla metropoli o satellite?

Cremona, e con lei molte altre, si candidano per essere un’alternativa a Milano. La prossimità con il capoluogo ne ha già fatto la sede per due importanti poli universitari distaccati del Politecnico e dell’Università Cattolica. Ma la preoccupazione dell’amministrazione pubblica cittadina è rendere gli studenti stanziali, convincerli a eleggere Cremona come luogo di residenza, riportando la bilancia anagrafica a equilibri più sostenibili dal punto di vista sociale.

Entro il 2027 quindi l’ex Ospedale San Francesco, già chiesa nei secoli passati, si trasforma in un luogo urbano dedicato ai progetti dei giovani.

Il progetto ambisce ad avere soprattutto un impatto sociale, culturale ed economico su un intero quartiere del centro storico, attraverso interventi che possano essere al servizio prima di tutto della fascia di popolazione più giovane della città - bambini, adolescenti, ragazzi, studenti, giovani famiglie - e attrattiva verso pubblici esterni - studenti fuori sede, lavoratori.

Da questo punto di vista, le fondamenta della strategia Giovani in centro poggiano sul desiderio di sostenere e armonizzare tre risorse cittadine importantissime: il capitale umano rappresentato dai giovani, quello materiale rappresentato dagli edifici e quello immateriale, rappresentato dalla portata sociale e culturale dell’intervento, che non può prescindere dalla collaborazione tra gli attori che, a diverso titolo, prendono parte alla vita della città.