Vivono all’infinito, offrono una pluralità di percorsi narrativi, parlano a pubblici diversi: perché gli archivi digitali servono a imprese e istituzioni, spiegato da chi li progetta

Cos’è e a cosa serve un archivio digitale?

Lo abbiamo chiesto a due dei quattro fondatori di Dotdotdot, lo studio di interaction design che, tra le tante attività, traduce e traghetta online i patrimoni storici, i valori e le attività di istituzioni e aziende.

“L’archivio digitale, come quello fisico, è un sistema di catalogazione ben organizzato e pensato in cui vengono raccolti materiali, documenti e informazioni di interesse per un ambito di ricerca o di comunicazione specifico: a uso dello storico o di un pubblico allargato” affermano Laura Dellamotta, architetto, e Alessandro Masserdotti, filosofo e interaction designer, di Dotdotdot.

“Il valore aggiunto dell’archivio digitale rispetto a quello fisico, infatti, è il suo essere inclusivo”, spiegano. “È accessibile ovunque e da tutti, offre la possibilità di consultare e scoprire tesori nascosti, spesso inaccessibili (come i volumi e i reperti che non possono essere toccati per non rovinarli).

Inoltre, l’archivio digitale vive all’infinito, può essere organizzato secondo percorsi narrativi diversi, è implementabile e modificabile nel tempo: si tratta dunque di un veicolo commerciale e comunicativo, oltre che culturale, e può diventare una fonte di ispirazione per ideare eventi e mostre temporanee”.

Progettare un archivio digitale non significa quindi solo rendere virtuali le informazioni e i materiali fisici, ma fare una ricerca profonda nel cuore dei marchi o delle istituzioni museali e raccontarne il patrimonio storico in modo interattivo e avvincente per un pubblico ampio ed eterogeneo.

“Per facilitare la fruizione degli archivi”, spiegano i Dotdotdot, “progettiamo percorsi narrativi coinvolgenti e dinamici, con diversi punti di accesso a prescindere da chi sia l’utilizzatore: perché la domanda non è per chi costruiamo un archivio digitale, ma per quale motivazione di visita”.

Cos’è un archivio digitale e a cosa serve?

Laura Dellamotta e Alessandro Masserdotti, co-fondatori di Dotdotdot: “L’archivio digitale, come quello fisico, è un sistema di catalogazione ben organizzato e pensato in cui vengono raccolti materiali, documenti e informazioni di interesse per un ambito di ricerca specifico.

L’archivio digitale è inclusivo, è raggiungibile ovunque e da tutti, offre la possibilità di consultare e scoprire tesori nascosti, spesso inaccessibili, come i volumi storici che non possono essere sfogliati per non rovinarli.

Un esempio è il Codice atlantico, la più ampia raccolta di disegni e scritti di Leonardo da Vinci, digitalizzato e fruibile da tutti. Inoltre, l’archivio digitale può essere organizzato secondo diversi percorsi narrativi, vive all’infinito e può essere implementato nel tempo e potenzialmente da chiunque”.

Perché i percorsi narrativi sono così importanti?

Dotdotdot: “Gli archivi digitali sono delle piattaforme estremamente potenti, dotate di funzioni avanzate di ricerca, filtri, visualizzazioni personalizzate degli argomenti, e contenenti una enorme quantità di informazioni. Questa loro potenza rappresenta anche il loro limite: in un archivio, digitale o fisico, il ricercatore si sente a suo agio e sa come muoversi.

Il pubblico generalista, invece, potrebbe provare una sorta di frustrazione di fronte a una grande disponibilità di dati.

Per facilitare la fruizione da parte di un pubblico ampio e variegato, progettiamo dei percorsi narrativi coinvolgenti e dinamici, con una stretta relazione tra il reperto scientifico e quello narrativo.

Un esempio è il Museo multimediale della lingua italiana, che abbiamo ideato nel 2022-2023, con percorsi narrativi organizzati secondo lo scrollytelling, cioè “scrollando” il sito si naviga nel racconto e in ogni pagina web si può cliccare e scoprire il reperto”.

Perché sempre più aziende valorizzano i propri archivi?

Dotdotdot: “Cresce la consapevolezza dell’importanza di trattare l’archivio come un elemento da valorizzare: per raccontare la storia dell’azienda, ma anche i valori, la sua evoluzione, i prodotti, le iniziative. L’archivio digitale è un veicolo commerciale e comunicativo, oltre che culturale, un modo interessante e coinvolgente per raccontarsi e costruire valore aziendale.

Inoltre, l’archivio digitale diventa una fonte di ispirazione intorno al quale costruire mostre temporanee e anche uno strumento per i dipendenti, i clienti o i visitatori. Aiutiamo le aziende a raccontarsi attraverso proposte puramente digitali, come piattaforme, archivi e siti online, ma anche con soluzioni phygital, con interfacce interattive ibride fra fisico e digitale.

Come il videowall touch che abbiamo progettato per Mufoco, il museo della fotografia contemporanea. O il tavolo interattivo per Atlas Concorde, nello showroom di Fiorano Modenese: un modo diverso di fruire il materiale a repertorio che trasforma l’esperienza da digitale a fisica, con la possibilità di esplorare l’archivio attraverso delle azioni, come “giocare” con le piastrelle disposte sul piano, cui sono associate le informazioni.

O, ancora, il percorso a tappe per il museo d’impresa di Aboca, con postazioni digitali per far vivere e conoscere la loro ricerca e attività per il bene comune a un pubblico eterogeneo formato da clienti, scolaresche, cittadini, turisti o semplici curiosi.

Stiamo lavorando con Fondazione Pirelli per costruire insieme un’esperienza multimediale coinvolgente che parta proprio dal racconto del loro vastissimo archivio”.

Come si progetta un archivio digitale?

Dotdotdot: “Si parte dall’archivio e dall’organizzazione del patrimonio storico dell’azienda o del museo. Si digitalizzano e catalogano i contenuti, scansionano i documenti e fotografano gli oggetti in alta definizione. Dopo questa fase, progettiamo l’esperienza sull’archivio, che potrebbe essere una piattaforma web o un’esperienza phygital che combina il digitale con l’interfaccia fisica di esplorazione dell’archivio, occupandoci anche della user experience, cioè di come il visitatore approccia i contenuti.

Per progettare un archivio funzionale, coinvolgente e che risponda ai desideri del cliente, rivolgiamo al committente delle domande specifiche per mettere a fuoco le sue esigenze.

Proponiamo una consultazione dei contenuti che può avvenire in differenti modalità: può essere guidata e organizzata intorno a temi specifici, cronologica, oppure randomica basata sugli interessi del visitatore.

In studio prototipiamo e diamo la possibilità al cliente di scoprire l’anteprima del nostro output progettuale, modificarlo e migliorarlo insieme”.

Come si progetta lo storytelling creativo?

Dotdotdot: “Lavoriamo in co-design con i clienti e con diversi professionisti, come il curatore, l’archivista, chi conosce bene l’azienda o il museo e il suo pubblico, abbiamo internamente content strategist, storyteller, designer e service designer che si occupano della costruzione di uno storytelling interessante e della content strategy per centrare gli obiettivi del committente.

Nel tempo abbiamo affinato un metodo per realizzare uno storytelling efficace, con interviste mirate e workshop in cui estrapoliamo le informazioni che ci servono per progettare.

Quali sono gli obiettivi prefissati? Cosa si vuole raccontare attraverso l'archivio? A chi ci si vuole rivolgere? Qual è il tono di voce che si vuole adottare? Come avviene la visita in azienda/museo, quanto dura, è guidata o libera, è aperta agli studenti?

Individuati gli obiettivi dell’azienda, proponiamo la strategia dei contenuti e lo storytelling che può essere articolato in più storytelling in base alle motivazioni di visita del pubblico, personalizzata, oppure in un unico racconto cronologico. Infine, progettiamo il design dell’interfaccia virtuale o del touch point fisico, proponendo più canali di racconto”.

Come si rende fruibile il progetto per vari target di pubblico?

Dotdotdot: “Una volta messo a fuoco il tipo di archivio, a chi si rivolge, come si svolge la visita, qual è il tono di voce che si vuole adottare, progettiamo l’esperienza di fruizione. Seguiamo l’approccio alle esperienze museali di John Howard Falk, direttore dell'Institute for Learning Innovation dell’Oregon: la domanda non è per chi costruiamo un archivio digitale, ma per quale motivazione di visita.

Uno stesso utente può approcciarsi all’archivio per scopi diversi: uno studioso può recarsi in un museo per studiare un argomento specifico e il giorno dopo portare con sé il figlio per un’esperienza più divulgativa e divertente.

Ecco perché gli archivi devono avere diversi punti di accesso a prescindere da chi sia l’utilizzatore: se in fase progettuale si riescono a includere diverse motivazioni di visita, allora si coprirà un target ad ampio spettro”.