L’ergonomia è il progetto per il corpo, è design del benessere e del piacere. Ma siamo sicuri che questo sia il suo unico senso?

Mai come in questi ultimi diciotto mesi abbiamo capito il significato della parola ergonomia e perché è importante per il benessere del corpo. E soprattutto come essa si debba integrare in un progetto per il corpo, non malgrado il corpo.

Quando si usano le cose in modo diverso o per la prima volta, si capisce davvero se sono pensate in modo sensato. Abbiamo tutti lavorato a casa al tavolo della cucina, ad esempio. E ci siamo accorti che una sedia può diventare fondamentale per la qualità della vita oppure un pericoloso strumento di tortura. È per questo che esistono le sedute da ufficio: sono progettate intorno al corpo dell’essere umano. Per evitargli stress, contrazioni, movimenti e posture sbagliate.

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Una sedia da ufficio comoda è questione di ergonomia

Ha, per esempio, uno schienale inclinabile, per permettere la distensione momentanea della spina dorsale, e una seduta basculante per posizionare le ginocchia più in basso del bacino. La sua altezza è regolabile e, a seconda dell’uso (scrivere al computer, disegnare o giocare coinvolgono movimenti piuttosto diversi) deve avere anche poggiatesta e braccioli. Non si tiene conto, per qualche misteriosa ragione, della differenza fra corpi maschili e corpi femminili quando si progettano le sedie da ufficio. Ma questa è una vecchia storia. 

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Ergonomia significa design per il corpo

Tradurre l’ergonomia in un oggetto seriale intuitivo ed esteticamente sensato, è il lavoro del design. Due competenze soft’ che però sono altrettanto importanti per un’ergonomia emotiva, oltre che corporea. La qualità comunicativa di un oggetto sta nel suo codice formale. In genere riguarda una sintesi di intelligenza e competenza estetica. Esistono esempi eccelsi. La Aeron Chair di Bill Stumpf e Don Chadwick per Herman Miller è la madre di tutte le sedute ergonomiche. Ma se dovessimo sceglierne una che risolve al meglio la parte formale, bisogna sfogliare il catalogo Vitra fino a trovare la Physix di Alberto Meda

Una sedia davvero ergonomica?

Practice makes perfect: più passa il tempo più il progetto si affina sull’esperienza. Fino ad arrivare a una sedia da ufficio che pur non assolvendo tutte le richieste ergonomiche, si attiene alle principali con grazia e un occhio di riguardo all’economia: la Tip Ton di Barber Osgerby, sempre di Vitra. Per arrivare all’esasperazione dell’ergonomia, in una provocazione progettuale. Agnieszka Mazur, per il suo Body of Construction (progetto di diploma alla Design Academy Eindhoven), è partita dall’osservazione millimetrica dei punti di snodo e giunzione. E ha costruito dei mobili che riflettono la postura naturale. 

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Postura, comodità, benessere del corpo. E lo spirito?

Assodato quindi che ergonomia e design spesso vanno di pari passo, cosa ancora abbiamo scoperto negli ultimi diciotto mesi a proposito di gesti che hanno bisogno di oggetti disegnati per il comfort e il piacere del corpo e dell’anima? La misurazione della temperatura all’ingresso dei luoghi pubblici ad esempio. Il termometro pistola forse è ergonomico dal punto di vista fisico. Ma non dal punto di vista emotivo.

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Per un’ergonomia dell’immateriale

E qui si arriva a un punto di svolta: l’ergonomia dell’immateriale. Il design bespoke è una frontiera del digitale. Che, al contrario di quanto si può pensare, non è una questione di lusso o esclusività, ma il nuovo confine su cui il progetto si sta misurando con grande impegno. Fra prodotti modificabili e personalizzabili, progetti a misura di gesto e produzione ad personam. Il prodotto bespoke è una questione di ergonomia. E la tecnologia, mediata da un design ben fatto, è il ponte fra l'industria e il piacere di usare un oggetto.