Risultato della visione comune dell’artista e collezionista e della designer, architetta, artista milanese Nanda Vigo, la Casa Museo Remo Brindisi è un raro esempio di integrazione delle arti

Una casa per le vacanze di tutta la numerosa famiglia – Remo Brindisi era l’ottavo di 11 figli – e al contempo uno spazio dove raccogliere ed esporre una collezione che negli anni raggiunse le 2000 opere.

Fra queste spiccano i nomi di Modigliani, Picasso, Guttuso, Chagall, De Chirico, Giò Pomodoro, Fontana, Dalì, solo per citare alcuni dei rappresentanti dell'arte del Novecento che fecero parte della sua cerchia.

Inoltre, pezzi e arredi originali di maestri del design come Bruno Munari, Achille Castiglioni, Pio Manzù, Vico Magistretti, Giò Colombo, Nanda Vigo stessa.

L’integrazione delle arti

Remo Brindisi aveva in mente l’integrazione tra arte e vita quando nel 1967 iniziò a concepire il suo “Museo Alternativo”.

Per il progetto si affidò a Nanda Vigo, amica e compagna di molti viaggi, architetta, designer, artista milanese, con la quale condivideva un approccio libero e democratico all'arte contemporanea.

Terminato nel 1973, l’edificio è caratterizzato da elementi architettonici - Vigo li definì “stimolatori di spazio” - come la scala elicoidale centrale che ammicca al Guggenheim di New York e collega i quattro piani, il monumentale corrimano di acciaio (diametro 35 cm), le alte vetrate interne.

Pavimenti e rivestimenti, rigorosamente bianchi come il modo di vestire di Brindisi, furono realizzati in klinker fatto arrivare appositamente dalla Germania.

All’ingresso si trova il graffito “Cavallo” di Lucio Fontana, talmente grande (sei metri per quattro) che per farlo entrare Nanda Vigo fece aprire una breccia nel muro.

Al centro della sala risaltano la “Scultura cinetica” di Carmelo Cappello e gli alberi in metacrilato di Gino Marotta, perfettamente integrati nell'architettura, così come il “Radiale” in vetroresina giallo di Giò Pomodoro appeso nel corpo centrale.

E poi, al piano superiore, la “Scrittura cancellata per una camera da letto” di Emilio Isgrò che è una vera e propria boiserie, oltre ai grandi quadri dello stesso Remo Brindisi.

Una casa vissuta

“Passavamo lì le estati –ricorda Nicoletta Grande, una dei 18 nipoti dell’artista - noi piccoli dormivamo nella grande camera con letti a castello rossi per le femmine, bianchi per i maschi.

A ognuna delle sorelle di mio zio, con rispettivi mariti, era destinata una stanza da letto con bagno (in tutto 10, oggi spazi espositivi), distribuite nei piani alti.

Le aree condivise erano particolarmente interessanti: la zona pranzo con il lungo tavolo, la grande cucina con la dispensa e il bancone bar, la zona per guardare la TV, il salotto circolare total black di pelo nero, erano sempre brulicanti di vita, di persone di famiglia, amici, artisti.

La villa era luogo di transito del mondo dello spettacolo, dell'arte e della politica… A tavola non si era mai meno di 25 persone, lo zio sempre a capotavola, che nel pomeriggio riprendeva a lavorare. Non c'è stato un giorno in cui non abbia lavorato... a parte l'ultimo anno (1996)”.

Dopo la scomparsa dell'artista, il museo e l'intero patrimonio in esso conservato sono stati acquisiti dal Comune di Comacchio, per volontà testamentaria dello stesso Brindisi.

Adrenalina Incontra Casa Museo Remo Brindisi

Alla ricerca di affinità elettive con diverse forme espressive, Debonademeo Studio, Art director del brand Adrenalina dal 2022, ha elaborato il progetto espositivo “Adrenalina Incontra Casa Museo Remo Brindisi”.

“La scelta della casa Museo Remo Brindisi – spiegano Luca De Bona e Dario De Meo, fondatori dello studio – luogo affascinante e poco conosciuto in cui architettura ed elementi di arredo interagiscono in una osmosi che consente una veduta d’insieme, ci è parsa automatica per illustrare le collezioni di imbottiti di un marchio che nel DNA ha inscritto dinamismo e futurismo”.