La Cina sta cambiando in tema di ambiente e sostenibilità e le direttive del governo sono focalizzate su progetti di rigenerazione del paesaggio, con un occhio al biophilic design

Una Cina all’insegna della sostenibilità è uno dei sogni più ottimisti e inauditi del nostro tempo. Se il miliardo e quattrocento mila persone che abitano la seconda potenza mondiale abitassero città progettate con il biophilic design in testa, si potrebbe davvero cominciare a immaginare un futuro roseo. La buona notizia è che, in effetti, la Cina ci sta provando.

Il mandato del presidente Xi Jinping, cominciato nel 2013, ha visto un succedersi di piani quinquennali votati all’idea di un risorgimento ecologico e dello sviluppo finalizzato al benessere diffuso.

L’idea si traduce in ampi investimenti di rigenerazione territoriale, in progetti urbanistici concentrati sul restauro e il rilancio della relazione città/natura/benessere, in politiche fiscali che sostengono le scelte eco di imprenditori e privati. Oltre alle news incalzanti di progetti visionari e faraonici per le megalopoli cinesi, il risultato più tangibile è come sempre quello finanziario: la Cina il secondo paese per i Green Bond, le obbligazioni che finanziano progetti sostenibili e ispirati al benessere uomo/natura. Esattamente quello che predica Oliver Heath.

Il progetto pragmatico del benessere biophilic

Il cambiamento è concreto, visibile. Gli strumenti sono quelli che già conosciamo, ma moltiplicati per dimensioni e economie. Città come Shenzhen, una delle prime tre per numero di abitanti, sta vivendo una eco-mutazione grazie a un masterplan che prevede la trasformazione in una sponge city in grado di assorbire le acque dei monsoni e ristabilire flora e fauna locali. Bihan, un suo sobborgo, si prepara a diventare uno dei primi green site costruiti ex novo su un territorio già urbanizzato.

Al suo interno è previsto un quartiere completamente autosufficiente, sia dal punto di vista energetico che alimentare. Lo ha progettato Guallart Architects ed è stato pensato per far fronte a altre crisi pandemiche. Il Pritzker Price Wang Shu crede nel recupero dell’architettura rurale. Lo studio Turen Architects, autore di masterplan di aree urbane e naturali di svariati chilometri quadrati, punta al recupero dei territori e alla coesistenza di città, ambiente e biodiversità – uno dei grandi temi che l’ONU affronterà quest’anno proprio in Cina. Le sette più importanti città, che da sole raccolgono 139 milioni di persone, hanno piani di sviluppo o di restauro delle proprie aree urbane incontestabilmente concentrate su soluzioni ambientali all’avanguardia.

Interventi felici e rigenerativi

In generale ogni intervento di costruzione o restauro è subordinato al restauro dell’ambiente naturale e all’integrazione fra natura e città. Uno degli esempi più recenti: la Shanghai Tech University, che ospita anche la China Science Academy. Inaugurata nel 2019, è stata progettata da Moore Ruble Yudel Architects. La cino-tedesca DLC Design invece ha firmato il progetto paesaggistico. La Shanghai Tech è un edificio sostenibile, con una carbon blueprint bassissima. La mobilità è stata organizzata a livello sotterraneo, per non disturbare il wetland park che la circonda e che drena l’acqua dei monsoni stagionali. Quasi tutte le città si stanno dotando di wetland progettati per diminuire l’inquinamento e accogliere le acque in eccesso, trasformando le periferie in aree verdi con obiettivi sociali e economici.

Lo shock del turbocapitalismo e l’ideale collettivo

Yu Hua in “La Cina in dieci parole” scrive: “un occidentale avrebbe dovuto vivere quattrocento anni per assistere gli stravolgimenti che i cinesi hanno visto in appena quarant’anni”. La transizione al turbo capitalismo è in effetti stato uno shock culturale per la popolazione. Aldo Cibic, che dalla Cina va e viene da circa vent’anni, spiega che “la Cina è un paese che vuole portare avanti tutti, eliminare la povertà di ogni genere è un diktat". Mettere vicino un governo più autoritario di quelli occidentali e un ideale collettivo che trascende il benessere individuale è davvero un’operazione concettuale difficile. “Non sta a me commentare. Mi sento molto fortunato: assisto a cambiamenti significativi, luoghi insopportabili che diventano belli e vivibili e rimangono tali”.

Dobbiamo quindi sperare in una Cina più attenta all’ambiente?

Secondo Cibic è giusto essere ottimisti. “L’impatto è visibile, misurabile e programmato: è una società che evolve, si muove a un passo molto rapido e non ammette sbavature”, spiega l’architetto. “Naturalmente continuano a esserci molte macro fragilità, ma non ho mai visto un paese così capace di assorbire il cambiamento e comprenderne l’importanza”.

Cover photo: Un progetto di Vertical ForestING di Stefano Boeri Architetti, in costruzione a Nanchino.