BIM è l'acronimo di Building Information Modeling, ossia l'uso di strumenti tecnologici per cambiare il modo in cui si progetta l'architettura. In che modo? Ce lo spiega Laura Tiburzi BIM manager di MCA

L’uso di software di Building Information Modeling, per gli amici BIM, sta cambiando il modus operandi degli studi di architettura. Semplifica la gestione dei progetti e razionalizza economie, comunicazione e sostenibilità.

È una rivoluzione iniziata qualche anno fa e, come spesso accade per le nuove tecnologie, serve a fare le cose meglio, più velocemente e con meno errori. Ma la transizione alla modello digitale non è semplice, perché il BIM trasforma le relazioni all’interno del team di progetto.

Abbiamo chiesto a Laura Tiburzi, BIM manager da Mario Cucinella Architects e National Lead per Women at BIM, di spiegarci come l’uso del BIM cambia concretamente il lavoro degli architetti.

Cos'è il BIM?

La definizione di BIM è “un processo di sviluppo e analisi di modelli multi-dimensionali virtuali generati in digitale per mezzo di programmi su computer”.

Qualsiasi progetto è un insieme di informazioni. Informazioni che riguardano prettamente le forme, le dimensioni, le geometrie. Ma anche i materiali, le prestazioni, le date e i tempi, le persone di riferimento e il loro ruolo. Una grande quantità di dati che fino all’avvento del BIM era raccolti in modo disordinato e non razionale.

Post it, pdf, annotazioni, documentazioni cartacee creavano una serie di rischi sia in termini della duplicazione delle informazioni che in termini di coerenza. Un esempio semplice: se un ingegnere del team decide di spostare un pilastro per ragioni strutturali, è necessario che l’architetto lo sappia in tempo reale, in caso contrario continuerà a lavorare su un progetto obsoleto.

Usando il BIM questo rischio è azzerato. Ogni player è informato di ciò che sta accadendo, le informazioni sono condivise e ogni dato, pur essendo pubblico, rimane di proprietà di chi l’ha generato.

Quali sono i vantaggi concreti del BIM in architettura?

Dalla costruzione alla dismissione di un’opera, dal concept fino ai dettagli economici e strutturali, il BIM è un vero alter ego virtuale dell’edificio reale. Perché sia utile ovviamente il fattore umano è fondamentale. La digitalizzazione è necessaria, ma ha anche bisogno di essere integrata con attenzione nella cultura di ogni settore professionale.

Fra gli architetti, ad esempio, esiste il timore irrazionale che la macchina confini la creatività o addirittura la elimini. Non è così: di fatto l’uso del BIM ha talmente tanti vantaggi che dovrebbe essere utilizzato in ogni progetto edile, grande o piccolo. Perché concretamente permette di evitare errori e imprevisti, che tipicamente sono la ragione del mancato rispetto dei preventivi.

Con il BIM prefiguriamo i problemi in fase di progettazione, non in cantiere dove costa moltissimo rimediare.

Come si esorcizza la paura di perdere per strada la parte più creativa del progetto?

La soluzione è la competenza nell’uso degli strumenti digitali. Non è facile arrivarci e costa tempo, denaro, risorse. Pensare alla libertà creativa nell’ambito di alcune regole che ci siamo dati è rassicurante, non spaventoso. Il software non è una soluzione, fa quello che gli diciamo. Per questa ragione le competenze degli architetti stanno cambiando, sono più ibride. E i giovani architetti vengono selezionati anche in base alle loro capacità metodologiche e tecnologiche.

In realtà tutto quello che stiamo facendo nel settore dell’edilizia non è nuovo, arriva molto dopo l’ingegneria aerospaziale e meccanica. Tutti quei campi in cui è necessario lavorare su un prototipo per migliorarlo sono ambito del BIM. Noi stiamo imparando alcuni approcci utili all’architettura e li applichiamo sempre più massivamente grazie al lavoro di mediazione di persone esperte. Piccolo inciso: la maggior parte sono donne, forse più abili nel facilitare il dialogo fra realtà diverse.

Qual è la differenza fra BIM e progettazione parametrica?

La progettazione parametrica utilizza delle informazioni variabili per generare delle soluzioni. È uno strumento di progettazione: aumenta le possibilità che noi siamo in grado di manipolare e gestire. Il BIM può integrare la progettazione parametrica all'interno dei propri processi.

Noi stessi in studio ci stiamo sforzando di lavorare su un punto fragile: passare da alcuni strumenti parametrici a strumenti tipici del BIM. E qui c’è un data drop, perché i due software non comunicano pur essendo entrambi parametrici.

L’uso di informazioni e modelli digitali è utile per avere comportamenti più sostenibili?

È la naturale conseguenza di quanto detto finora: le informazioni raccolte prevedono, monitorano e gestiscono tutto quello che ruota intorno alla sostenibilità. Non solo ambientale, ma anche umana. Dal punto di vista pratico, il life cycle è molto più controllabile attraverso il BIM che è in grado di dare un quadro preciso di materiali e processi costruttivi.

Perché il BIM aiuta a costruire edifici human centered?

Ho una visione molto umanistica dei temi tecnologici. I dati da soli sono rumore, senza gestione e lettura ci stiamo contornando di pattumiera. Ma ben gestiti dal punto di vista culturale sono una  miniera di potenzialità. E per usare bene i dati bisogna porre le domande giuste. Al centro c’è quindi un aspetto umanistico che è culturale e di processo.

Chi è il cliente? Che esigenze ha? E non sempre si parla di clienti espliciti, ma lo sforzo che devo fare come progettista è pensare alla complessità degli utenti e degli user per progettare edifici sensati.  E poi la tecnologia ha un aspetto umano importante che riguarda i rapporti con il team, perché si lavora in modo pesantemente interconnesso. Occorre far fare stretching alle nostre soft skill, per allenare la capacità di interagire con anzianità diverse, specializzazioni, nature umane diverse.