Un ritratto di Fosbury Architecture, il collettivo curatore del Padiglione Italia alla Biennale 2023, e un excursus sul tema e sulle attività che lo animeranno (a partire da febbraio)

Spaziale: ognuno appartiene a tutti gli altri. È questo il tema scelto dal collettivo Fosbury Architecture (dal nome anglosassone ma italianissimo) per il Padiglione Italia alla Biennale di Architettura 2023.

Ma chi sono i Fosbury Architecture? E cosa vuole dire Spaziale?

Fosbury Architecture: i curatori del Padiglione Italia alla Biennale 2023

Composto da cinque architetti animati da altrettanti interessi e aspirazioni personali, Fosbury Architecture fa del procedere al contrario la propria modalità di lavoro. Con un approccio più attento ai processi che alla forma

Nati fra il 1987 e il 1989, Giacomo Ardesio, Alessandro Bonizzoni, Nicola Campri, Veronica Caprino e Claudia Mainardi, hanno fondato a Milano – ancora studenti - nel 2013 il “collettivo di design e ricerca” Fosbury Architecture.

Il nome che hanno scelto è già il programma del loro modus operandi: ispirandosi al campione di salto in alto Dick Fosbury con il suo nuovo modo (oggi lo definiremmo disruptive) di superare l’asticella di schiena, mettono in discussione le tradizionali modalità di progetto.

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Dai cortometraggi al restauro, dai fanzine alla curatela di libri e installazioni, più che alla forma sono interessati ai processi, tendono a valorizzare i contenuti e le esperienze piuttosto che i prodotti e l’intrattenimento.

Per Fosbury Architecture, l’Architettura è una 'pratica di ricerca' che va oltre la costruzione di manufatti, così come la Progettazione è sempre il risultato di un lavoro collettivo e collaborativo, che supera l’idea dell’architetto-autore (e archistar). Nella loro visione lo spazio è al contempo luogo fisico e simbolico, area geografica e dimensione astratta, sistema di riferimenti conosciuti e territorio delle possibilità.

Il loro modo di 'superare l’ostacolo di spalle' è mettere in discussione abitudini e automatismi della disciplina affrontando i progetti a partire dal mix di esperienze che li contraddistingue. Ai Fosbury, la definizione di architetti sta stretta: sono progettisti, curatori, ricercatori, incubatori di progetti, problem solver.

Spaziale: di cosa parla il Padiglione Italia alla Biennale di Architettura 2023

Il Padiglione Italia promuove, nelle parole dei curatori, “azioni pioniere relative a un orizzonte temporale che vada oltre la durata della Biennale Architettura 2023”.

Il progetto del Padiglione Italia espande la sua permanenza temporale per articolarsi in due momenti (e in spazi differenti), il primo propedeutico al secondo.

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Prima fase. “Spaziale presenta”, da gennaio ad aprile 2023

Nei quattro mesi precedenti all’apertura della Biennale Architettura 2023, verranno attivati 9 interventi site-specific in altrettanti luoghi selezionati in tutto il territorio italiano.

L’intento è quello di offrire, spiega Onofrio Cutaia, direttore generale Creatività Contemporanea del MiC e commissario del Padiglione Italia, “uno spaccato della cultura architettonica delle generazioni più giovani e sperimentali, che puntano a esaltare la componente interdisciplinare e a rivedere la figura dell’architetto come colui che sa rapportarsi in modo innovativo e originale con le comunità e con i territori”.

Un processo, “tanto complesso quanto lirico” nel quale i curatori si calano nel ruolo di mediatori “tra diverse costellazioni di agenti, locali e non, attori di un progetto collettivo”.

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Seconda fase: la sintesi formale. “Spaziale: Ognuno appartiene a tutti gli altri”

Il risultato dei processi innescati nei 9 territori nei mesi precedenti verrà esposto all’interno del Padiglione Italia dal 20 maggio al 26 novembre 2023. C’è da aspettarsi una diversa e originale immagine dell’architettura italiana nel contesto internazionale.

A partire dal mese di gennaio 2023 il sito web https://spaziale2023.it/e l’account Instagram @spaziale.presenta, racconteranno il work in progress di Spaziale presenta e l’attivazione dei 9 interventi.

  • 1/9: Post Disaster Rooftops EP04 è il titolo della prima delle nove attivazioni site-specific di Spaziale presenta. 

La prima delle nove attivazioni del Padiglione Italia curato da Fosbury Architecture avverrà nella città di Taranto, in Puglia, e coinvolgerà come progettisti il collettivo Post Disaster (fondato da Gabriele Leo, Gabriella Mastrangelo, Grazia Mappa, Peppe Frisino) e come advisor le performer, attiviste e ricercatrici Silvia Calderoni e Ilenia Caleo.

Chi è Post Disaster (ovvero la metafora del disastro per comprendere le tensioni globali)

Post Disaster è un collettivo interdisciplinare la cui pratica interseca azioni spaziali, performative ed editoriali. La loro ricerca utilizza la metafora del disastro inteso come una lente territoriale per la comprensione di dinamiche e tensioni globali.

Il collettivo è affiancato da Silvia Calderoni - performer, attrice e autrice nella scena contemporanea e di ricerca italiana – e Ilenia Caleo, filosofa di formazione, performer, drammaturga, attivista e ricercatrice.

Post Disaster Rooftops EP04, quarto episodio del progetto Post Disaster Rooftops, interpreta i tetti come spazi urbani non convenzionali.

Dai tetti della Città Vecchia di Taranto è possibile compiere una ricognizione immediata degli effetti della crisi (ambientale, economica, sociale…) e, allo stesso tempo, immaginare futuri alternativi.

“L’Italia è una costellazione di territori fragili – sottolineano i curatori, Fosbury Architecture. – Per alcuni la catastrofe è un evento tristemente ciclico, per altri un futuro ineluttabile, per altri ancora parrebbe essersi già manifestata.

Convivere con il disastro è un tema a cui architetti e progettisti non possono più sottrarsi, per immaginare progetti che tentino di confrontarcisi concretamente.”

  • 2/9: La terra delle Sirene è il titolo della seconda delle nove attivazione site-specific di Spaziale presenta 

La seconda delle nove attivazioni del Padiglione Italia curato da Fosbury Architecture avverrà nella Baia di Ieranto (Massa Lubrense, Napoli), e coinvolgerà i progettisti BB – Alessandro Bava e Fabrizio Ballabio. Advisor: Terraforma, incubatore: FAI – Fondo per l’Ambiente italiano

La Baia di Ieranto è l’insenatura all’estremità della penisola sorrentina di fronte ai faraglioni di Capri, dal 1987 patrimonio del FAI – Fondo Ambiente Italiano. Fu qui che, secondo Plinio il Vecchio, Ulisse avrebbe

incontrato le sirene, rimanendo ammaliato dal loro canto durante il suo viaggio di ritorno a Itaca raccontato da Omero nell’Odissea.

La baia è stata scelta dall’atelier di progettazione BB, fondato nel 2021 da Alessandro Bava e Fabrizio Ballabio, e il team di Terraforma, festival musicale internazionale dedicato alla sperimentazione artistica e alla sostenibilità, per lavorare attorno allo stato ambientale del fondo marino e allo stesso tempo generare nuove forme di 'aggregazione rituale'.

“Davanti al declino dell’antropocentrismo e in preparazione alla sfida per la sopravvivenza della specie umana – spiegano i curatori, Fosbury Architecture – emerge la necessità di riconfermare il contratto spaziale tra uomo e natura, nella prospettiva dei futuri cambiamenti climatici.”

Un progetto tra mitologia e tecnologia che, attraverso una performance, esplora nuove forme di aggregazione rituale e il rapporto con l';ambiente circostante.