Le nuove frontiere tecno culinarie generano gesti, riti e occasioni di convivialità inediti: il racconto illustrato dello spin-off Barilla BluRhapsody e la pasta in 3D in un libro

Ingredienti: semola di grano duro, acqua; descrizione: pasta di semola di grano duro, estrusa in 3D…

Se non fosse per il 3D finale scritto sulla confezione dal packaging elegante e prezioso che porta il marchio “BluRhapsody. Reiventing the art of making pasta. By Barilla”, si potrebbe pensare a una esclusiva pasta gourmet (e a tutti gli effetti lo è, ma non solo).

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“In un viaggio sensoriale dove le idee prendono nuove forme e le forme evocano nuove emozioni – scrive Valentina Parravicini Responsabile Marketing & Business Development del marchio - BluRhapsody presenta sul mercato una rivoluzionaria collezione di pasta stampata in 3D, che genera un senso di meraviglia...

Anni di studio e preparazione hanno plasmato ogni dettaglio, dalla forma alla consistenza, dall’estetica al sapore, creando le premesse per un’esperienza culinaria senza precedenti”.

Il volume formato XL dal titolo The Usual but Better. The design of the 3D printed pasta (edizione limitata in 1000 copie in italiano e 500 in inglese) è un tributo all’arte di fare e di reinventare la pasta, un viaggio tra creatività, design, tecnologia, produzione e marketing.

Il racconto di un progetto, BluRhapsody appunto, di “avanguardia gastronomica e tecnologica unica che si presta ad essere plasmata da collaborazioni con chef, artisti, designer e appassionati che vogliano partecipare e creare un nuovo modo di interpretare la pasta libero dagli schemi e proiettato nel futuro” si legge nel contributo di Michela Petronio RD Technology, Process, Packaging Research and Laboratories Director, Barilla.

A corredo del racconto e degli approfondimenti, le immagini del fotografo Roberto Savio (responsabile anche della direzione creativa), illustrano le interpretazioni della chef Beatrice Guzzi.

Sul food design

Il cibo è nutrimento, ma anche piacere estetico e gustativo, mezzo di comunicazione, oggetto di marketing che deve soddisfare un mercato complesso, personalizzato e sempre più affamato (anche di pasta).

Parlare della relazione tra food e design, ovvero della relazione tra l’idea di trasformazione progettuale e i suoi risultati concreti (o speculativi) “nel caso specifico della pasta non significa solamente disegnare quello che mettiamo nel piatto, ma anche occuparsi di tutto ciò che lega il piatto al mondo”, scrive Stefano Maffei Direttore Master Design for Food, Poli.design Professore Scuola del Design, Politecnico di Milano nella sua introduzione al volume.

La stampa 3D del cibo

“La stampa 3D non è altro che una sac à poche aiutata da un piatto robotico, che si muove seguendo le istruzioni date sovrapponendo strato su strato il materiale fluido con cui è caricata”, semplifica Antonio Gagliardi Responsabile Design & Technology BluRhapsody (e food-nerd) che fin dagli esordi del progetto sperimenta le potenzialità di un’attività che definisce “artigianato digitale”: di fatto la stampa 3D consente di stampare solo 9 pezzi alla volta, quindi la deposizione deve essere precisa, spiega.

“Quando abbiamo deciso di indagare le tecnologie per creare forme di pasta impossibili (con metodi tradizionali) la stampa 3D è subito stata una delle prime possibilità da esplorare”.

I punti fermi dovevano comunque restare gli ingredienti (semola di grano duro di alta qualità e acqua), nessun legante né agenti chimici aggiuntivi all’impasto; il rispetto dei principi gastronomici della pasta, al dente e dal sapore intenso del grano duro.

E poi questioni pratiche da risolvere: “come si fa ad appiccicare uno strato sull’altro considerando che lo strato successivo non appoggia completamente sul precedente? Come si fa a non fare collassare il formato man mano che la deposizione procede, aumentando il peso totale del formato? Dopo interminabili giornate ad osservare pazientemente quattro ugelli che depositavano uno spaghetto nello spazio, il processo iniziò a funzionare”.

Le collaborazioni con gli chef (ma non solo) e le visioni future

Alle potenzialità estetiche aperte dalla stampa 3D, si aggiungono quelle nutrizionali. Il progetto BluRhapsody, spiega Michela Petronio, “rappresenta anche un’avanguardia gastronomica e tecnologica unica che si presta ad essere plasmata da collaborazioni con chef, artisti, designer e appassionati”.

Guarda al futuro Antonio Gagliardi: “immaginate di poter progettare il vostro pasto non solo in base al gusto o all’aspetto, ma anche in funzione delle vostre esigenze dietetiche specifiche. Con la stampa 3D questo non è più un futuro lontano.

Gli alimenti possono essere arricchiti con vitamine, minerali, o addirittura adattati per rispondere a restrizioni dietetiche particolari, senza compromettere il sapore o l’estetica.

Il processo di collaborazione tra chef, designer e ingegneri è fondamentale in questo viaggio esplorativo. Insieme, spingono i limiti di ciò che è possibile, mescolando sapientemente scienza, tecnologia e arte. Gli chef portano la loro profonda comprensione degli ingredienti e delle tecniche culinarie, i designer offrono una visione estetica unica, mentre gli ingegneri forniscono la conoscenza tecnologica per trasformare le visioni creative in realtà tangibili”.

Fotografie: Roberto Savio
Food Design e Mise en plat: Beatrice Guzzi e Roberto Savio
Ricette e preparazione gastronomica: Beatrice Guzzi