Ha reso democratico il design. E ora la grande sfida di Ikea è democratizzare uno stile di vita sostenibile. In conversazione con Asunta Enrile, CEO e CSO (Chief Sustainability Officer) di Ikea Italia

Le grandi imprese, quelle che hanno un peso globale, sono realtà che è interessante osservare per capire quali possano essere i nuovi modi di progettare e produrre per arrivare a un’economia circolare. Non solo perché ogni piccolo cambiamento in questa direzione da parte di un colosso è destinato ad avere un impatto importante. Ma anche e soprattutto per capire come si può gestire al meglio la complessità, quali processi (oltre che principi) vanno messi in atto per gestire in modo sempre più sostenibile un business che ha sedi produttive e fornitori in più Paesi e che parla a un pubblico necessariamente eterogeneo (e forse anche non globalmente così sensibile alle tematiche dell’ecosostenibilità).

Noi abbiamo scelto di parlare di tutto questo con Asunta Enrile, CEO di IKEA Italia che è anche, al pari di tutti gli altri CEO di IKEA, la carica di Chief Sustainability Officer. "Per sottolineare l'impegno che abbiamo in ogni Paese su questo tema", spiega. "Il CEO è il primo ambassador di questi valori".

IKEA ambisce a un business circolare entro il 2030. Quali sono le sfide che ancora vi separano dall’obiettivo?

Alla base del design democratico di IKEA c’è la missione di migliorare il quotidiano rispettando i limiti del pianeta. Per farlo dobbiamo affrontare le grandi sfide, quelle descritte dalle Nazioni Unite e con cui noi, in Ikea, ci confrontiamo prima di compiere ogni scelta: uguaglianza di genere; energia accessibile e pulita; condizioni di lavoro dignitose e crescita economica; riduzione delle diseguaglianze; consumo e produzione responsabili; contrasto ai cambiamenti climatici. Per affrontarle tutte è necessario agire ora, insieme, agendo su più fronti, bilanciando la crescita economica e l'impatto sociale con la protezione e rigenerazione dell'ambiente. Coordinare tutto questo e dimostrare che il business sostenibile è un buon affare, oltre a essere l’unica strada che permette a noi e al pianeta di prosperare nel lungo termine, è la nostra sfida più grande.

Quali iniziative sono state messe in atto finora e quali sono nella pipeline per l’immediato futuro?

A oggi, nel mondo, circa 9000 prodotti su 12000 sono già realizzati con materiali progettati sin dall’inizio per essere riutilizzabili, riparabili e riciclabili e puntiamo, entro il 2030, a che lo siano tutti. Selezioniamo le materie prime in modo responsabile per le persone e l’ambiente.

Tra le iniziative che vanno nella direzione della circolarità ci sono il servizio ‘Riporta e Rivendi’: riacquistiamo i mobili IKEA e, se in buono stato, li rimettiamo in vendita come prodotti di seconda mano. Stiamo sperimentando con formule di noleggio a lungo termine per allungare il ciclo di vita dei prodotti (che potranno essere affittati e restituiti per poi essere venduti come usato) e la vendita di pezzi di ricambio di armadi, divani, letti e cassettiere per prolungare la vita dei mobili.

Abbiamo realizzato un Circular Hub in Italia, nel negozio milanese di San Giuliano, per ispirare e guidare la maggioranza delle persone a compiere scelte più sostenibili nella vita di tutti i giorni anche grazie all’area learn & share dove vengono dati consigli su come rinnovare, riparare e personalizzare gli arredi. L’obiettivo di questo nuovo spazio, che implementeremo anche in altri negozi in Italia, è prolungare il ciclo di vita dei prodotti, permettendo ai clienti di acquistarli a prezzi accessibili.

Le sfide sono ambiziose e che non si limitano a un solo obiettivo. Per questo agiamo su più fronti, anche sul territorio. Per esempio l’anno scorso abbiamo realizzato alcuni prodotti in edizione limitata con il legno degli alberi distrutti dalla tempesta Vaia: i proventi derivanti dall’acquisto sono stati dedicati alla riqualificazione e al rimboschimento delle aree colpite dalla tempesta.

Abbiamo inoltre recentemente firmato il Patto contro lo Spreco Alimentare promosso dall’organizzazione Too Good To Go, che è solo la più recente delle azioni messe in campo dal nostro reparto Food, contro lo spreco alimentare dopo aver implementato progetti in tutti i negozi del mondo contro il food waste tali da risparmiare in pochi anni più di 10milioni di pasti.

Come funziona il modello che ha dato vita al tessuto Fortskrida?

Fortskrida, fatto al 100% con materiali riciclati, è l’esempio concreto di come si possa prolungare la vita dei materiali e utilizzare un materiale di scarto come una risorsa. Per realizzare la collezione abbiamo utilizzato parte di denim – tessuto che finisce il suo ciclo di vita nelle discariche o negli inceneritori – e parte di Pet, creando un nuovo materiale.

Il materiale plastico viene lavato e trasformato in piccoli pellet, i jeans vengono sfibrati e diventano soffici balle di tessuto. I due materiali vengono poi uniti e filati su telai. 12 paia di vecchi jeans e 160 bottiglie in Pet da 1 litro riciclati danno vita a 100 fodere per cuscino Fortskrida. Grazie alla collaborazione con partner esterni abbiamo potuto portare a termine questo processo virtuoso e renderlo disponibile ai nostri clienti.

Leggi qui l'approfondimento dedicato a Fortskrida 

Quali sono le aree del vostro ciclo di business più impattanti dal punto di vista ambientale? E come intendete trasformarle in processi sostenibili?

Per un’azienda come la nostra che opera su vasta scala è importante agire sull’intera catena del valore, dagli investimenti in energia rinnovabile allo  sviluppo dei prodotti, perché siano progettati sin dall’inizio per essere riconvertiti, riparati, riutilizzati, rivenduti o riciclati, e all’approvvigionamento dei materiali.

È stato il primo anno in cui, a livello globale, abbiamo generato più energia rinnovabile rispetto a quanta ne abbiamo consumata per l’esercizio delle nostre attività (132%), grazie ai nostri investimenti in tecnologie solari ed eoliche. Abbiamo acquisito due parchi solari con 400.000 pannelli solari negli Stati Uniti e una partecipazione all’80% in sette parchi eolici in Romania. Attualmente possediamo 547 turbine eoliche e 2 parchi solari in 14 paesi. Vogliamo incoraggiare le persone a usare e produrre energia pulita rinnovabile. Per questo stiamo aumentando la disponibilità e la domanda di energia pulita in partnership con un numero crescente di clienti e fornitori di servizi nel mondo.

La nostra offerta di pannelli solari presente in 9 mercati permette ai clienti di risparmiare 400 € all’anno. Si sono evitate in totale 63.000 tonnellate di CO2, per un risparmio complessivo di 10 milioni di euro per i consumatori.

Sul fronte dei materiali, i progressi sono notevoli: dal 2015 il 100% del cotone che utilizziamo proviene da fonti più sostenibili. Questo significa che è riciclato o coltivato con metodi che riducono il consumo di acqua, pesticidi e fertilizzanti chimici (Better Cotton). IKEA, insieme a WWF e altri, ha fondato oltre 10 anni fa Better Cotton Initiative (BCI), un’organizzazione che ha l'obiettivo di migliorare la produzione globale del cotone a livello industriale, sociale e ambientale.

IKEA è inoltre al fianco di FSC e WWF per salvaguardare il patrimonio forestale e il suo ecosistema. L’obiettivo del nuovo ordine del giorno di “IKEA Forest Positive2030 è di accelerare ulteriormente il lavoro per migliorare la biodiversità e mitigare i cambiamenti climatici a livello globale. In questo modo i consumatori possono essere sicuri del fatto che gli articoli IKEA sono procurati e prodotti in modo responsabile.

Avete dichiarato di voler potenziare  l'interazione con i clienti e la collaborazione con le comunità locali sui temi di sostenibilità. In che modo?

Il pianeta ha bisogno di un’azione collettiva e l’impegno di tutti è fondamentale. Crediamo nelle reti, ampie e ispiratrici, che permettano a tutti di essere rilevanti in termini di sostenibilità.

Penso, ad esempio, alla collaborazione e sostegno che diamo all’imprenditoria sociale: dal 2012 ha generato lavoro per oltre 30.000 persone nel mondo, inclusi coloro che sono emarginati, in prevalenza donne, e lontani dal mercato del lavoro. Condividendo le nostre reti e il nostro know how, permettiamo agli imprenditori sociali di accedere a un mercato globale e porre solide basi per la propria indipendenza. Mentre IKEA può offrire ai propri clienti prodotti artigianali unici. Crescere insieme ai nostri imprenditori sociali partner significa sostenere uno sviluppo economico e sociale positivo e creare un cambiamento sostenibile a lungo termine, oltre a favorire la parità, l'inclusione e un tenore di vita dignitoso.

Che ruolo ha la comunicazione e la diffusione di una comprensione corretta di cos’è l’economia circolare nel raggiungimento dei vostri obiettivi di sostenibilità?

Un ruolo centrale direi! La sostenibilità non è un privilegio per pochi ma interessa direttamente ciascuno di noi: solo mettendola al centro delle nostre azioni quotidiane, delle nostre scelte, possiamo invertire la rotta. Per questo è fondamentale che tutti si sentano coinvolti in questo processo, ciascuno per la propria parte.

Con il progetto del Circular Hub abbiamo voluto mostrare come sia semplice e alla portata di tutti mettere in atto azioni che vadano nella direzione della circolarità: qui mostriamo per la prima volta ai visitatori le varie fasi del processo che portano al riconfezionamento dei prodotti, dal recupero allo stoccaggio delle componenti di ricambio dei mobili che consentono di prolungarne la vita.

La durabilità è da sempre il cavallo di battaglia della sostenibilità. Ciò significa però diminuire la produzione, quindi le vendite. E, di conseguenza, aumentare i prezzi. Cosa significa questo per un business come il vostro, che fa del pezzo affordable il suo cavallo di battaglia?

In IKEA siamo soliti dire che vogliamo fare la differenza per persone con grandi sogni e portafogli sottili ed è quanto continueremo a fare, ora e nel futuro, trasformandoci da business lineare a business circolare, sperimentando materiali e soluzioni che sia al tempo stesso di qualità, sostenibili e accessibili economicamente. Così come abbiamo reso democratico il design, la nostra sfida ora è rendere accessibile a tutti la scelta sostenibile.

 

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