Una mostra sulle case degli intellettuali italiani più influenti del XX secolo porta in Belgio il tema della casa come espressione di una visione artistica, sociale e politica

Alla Salle Expositions Esa Saint-Luc di Bruxelles, (Altre) Case come me, a cura di Roberto Zancan e Gabriele Cirami (fino al 10 giugno) mette in mostra le case degli intellettuali italiani più influenti del XX secolo: un racconto che svela come l’abitazione può diventare luogo di rappresentazione di se stessi e del proprio pensiero

Com'era il rifugio di Pier Paolo Pasolini? Dove prepara le sue opere Luca Ronconi? Sono tante le domande che ci si pone spesso quando si legge della vita di un grande intellettuale. Quando poi si scoprono dettagli sulla sua vita la curiosità cresce. Perché, per esempio, Giuseppe Berto si costruì una casa in Calabria? E per quanto tempo Michelangelo Antonioni visse in una cupola? E per quale strana ragione Craig Ellwood preferisce la campagna toscana alle Case Study House californiane?

La mostra (Altre) Case come me, a cura di Roberto Zancan e Gabriele Cirami, nasce da domande come queste a cui cerca di rispondere con il percorso espositivo alla Salle Expositions Esa Saint-Luc Bruxelles e con il voluminoso libro che l'accompagna.

(Altre) Case come me è il racconto di cinque case italiane che non hanno avuto alcun impatto sulla storia dell’architettura nazionale ma sono state fortemente volute e personalmente realizzate da intellettuali di prim’ordine: Giuseppe Berto, Michelangelo Antonioni, Pier Paolo Pasolini, Luca Ronconi.

La casa come manifesto di sé

Confrontandosi direttamente o indirettamente con il riferimento della casa come me di Curzio Malaparte a Capri, ciascuna di queste figure di riferimento per il mondo della cultura ha dato vita a una propria utopia domestica. Ossia, non solo una casa distante dal centro della città dove poter svolgere il proprio lavoro creativo con distacco e concentrazione, ma anche una presa di posizione personale sul modo nel quale si dovesse abitare nella società democratica del dopoguerra. Un luogo dove auto-presentarsi a un universo privato di amici e conoscenti comodo e confortevole e in dialogo con alcuni dei più spettacolari scenari del paesaggio mediterraneo.

Progetti personali, che sono stili di vita. Manifesti privati e 'possibili' di un modo di abitare più vivo e 'giusto' che se osservati oggi consentono di capire anche come è cambiato il nostro modo di guardare alla casa e di utilizzare gli spazi interni. La ricerca di una condizione di vita che ha attirato anche altri personaggi a vivere nelle zone meno centrali dell’Italia e a trovarvi rifugio dalle proprie preoccupazioni.

É questo il caso di Craig Ellwood, maestro dell’architettura della West Coast americana la cui casa in Toscana è appositamente inserita in questa ricerca a titolo di verifica e del modo in cui il modernismo internazionale ha dialogato con la cultura locale del Bel Paese.

Perché guardare a queste case è importante

Dicono i curatori che era importante "riempire lo iato tra mancata considerazione da parte della cultura architettonica ufficiale e il rilievo che le case di questi personaggi così influenti nel creare delle opinioni consente dunque di riconoscere l’esistenza di diversi modi abitare lo spazio domestico e di rinnovare la maniera in cui guardiamo all’architettura".

La mostra allestita da Gabriele Cirami e curata da Roberto Zancan negli spazi di Esa-Bruxelles presenta le case sotto una nuova luce attraverso le immagini di Filippo Romano, uno dei maestri della fotografia architettonica italiana, le illustrazioni del gruppo HPO, un ricco materiale proveniente dagli archivi di Gae Aulenti, Dante Bini, Antonia Berto, Craig Ellwood, Anita Eubenk, Cristiano Toraldo di Francia ed è accompagnato da documenti sonori con le voci dei protagonisti di queste storie.

La mostra ha un'attitudine virale.

I documenti esposti non sono chiusi in uno spazio separato ed esclusivo. Fotografie, disegni, illustrazioni occupano l'intero edificio con un layout riconoscibile. Ogni piano dell'edificio è dedicato ad una 'casa'. Ogni casa è identificata da poche immagini di grande formato.

Planimetrie, schizzi, dettagli, testi e fotografie di dimensioni ridotte presentano gli elementi archivistici e sconosciuti.