Ispirata alla poesia di Albert Camus, la XVII edizione del Festival di Reggio Emilia torna all’insegna delle forze interiori che ci portano attraverso quell’invincibile estate al cuore dell’uomo

“Imparavo finalmente, nel cuore dell’inverno, che c’era in me un’invincibile estate”: dalla citazione di una celebre poesia di Albert Camus, traggono origine il titolo e il tema ispiratore del Festival della Fotografia Europea 2022 di Reggio Emilia. Scaturisce dai versi di Camus (che nel 1957, tre anni prima della morte, ricevette il Premio Nobel per la Letteratura) la capacità della natura umana di resistere alle avversità, di non essere sopraffatta dalle difficoltà del momento, di persistere non grazie alla speranza (che Camus disprezzava perché “equivalente alla rassegnazione”) ma attraverso scelte concrete del presente in tutte le condizioni (favorevoli e sfavorevoli) proposte dalla realtà: scoprire l’amore nell’odio, il sorriso tra le lacrime, la tranquillità nel caos. Attraversare “l'inverno” nella consapevolezza che esiste veramente, dentro di noi, “una invincibile estate”. Un inno alla vita, nonostante la crudeltà del mondo.

Momenti di passaggio e trasformazione

Il Festiva traduce queste tematiche nel linguaggio della fotografia e, per estensione, della cultura visiva, concentrandosi sui temi della resistenza, sulle differenti reazioni possibili davanti a realtà nuove e inaspettate: momenti di passaggio, che implicano la trasformazione da una condizione all’altra. In mostra: “The Lives of Women” storie di donne vittime di pregiudizi e ingiustizie sociali ritratte da Mary Ellen Mark, la biografia di San Benedetto il Moro, “Binidittu”, ricostruita da Nicola Lo Calzo, le opere di Hoda Afshar con il progetto “Speak The Wind” che racconta gli straordinari paesaggi dell’Iran, la serie “Fire on World” di Carmen Winant (centinaia di diapositive che descrivono il disordine sociale e di dissenso), il giapponese Seiichi Furuya con “First trip to Bologna 1978 / Last trip to Venice 1985” primo e ultimo viaggio insieme alla moglie Christine Gössler, il progetto a lungo termine su un distretto portuale nei dintorni di Liverpool di Ken Grant, le immagini del giovane Guanyu Xu con “Temporarily Censored Home”, di Chloé Jafé con “I give you my life”, di Alexis Cordesse con “Talashi” e l'esperimento di Jonas Bendiksen che diffonde il caos nella comunità del fotogiornalismo con “The Book of Veles”.

Una mostra diffusa

Tutto questo dal 29 aprile al 12 giugno nelle numerose mostre (di grandi maestri e di giovani esordienti) diffuse per la città tra Chiostri di San Pietro, Palazzo da Mosto, Chiostri di San Domenico, Biblioteca Panizzi, Galleria Santa Maria, Spazio Gerra, Musei Civici, Collezione Maramotti, Fondazione I Teatri e spazi del Circuito OFF. Alla base del Festival, sotto la direzione artistica di Tim Clark e Walter Guadagnini) storie e racconti spesso intimi, altre volte più aperti e sfacciati. In entrambi i casi con l’obiettivo di stimolare punti di vista nuovi e una riflessione sulla complessità del mondo e dei fili che intrecciano i suoi abitanti ai quattro angoli del pianeta. Molteplici sguardi sulla contemporaneità attraverso il medium della fotografia, per interrogarsi sul ruolo delle immagini e della cultura visiva in questo momento storico.

Traiettorie e narrazioni

“Abbiamo raccolto una serie di progetti fotografici stupendi, a volte poetici, spesso caratterizzati da ponderate riflessioni sulla società e le culture. Con pazienza e resistenza, vi è un’abbondanza di preoccupazione, coinvolgimento e impegno sia sul piano personale sia politico. Collettivamente, portano a un risveglio intellettuale e creativo dopo un periodo di grande sconvolgimento, a un momento di transizione e crescita successivo alle avversità e crisi straordinarie che hanno finito per plasmare la nostra epoca”, spiega Tim Clark. “Crediamo che ci sia molta ricchezza stratificata da ricercare e su cui meditare in questo particolare programma espositivo, un’odissea di traiettorie e narrazioni che ben si adattano a una nuova edizione di Fotografia Europea”.

Raccontare storie

Alla maniera di Camus, il Festival invita a riflettere sulle forze che guidano l'umanità in quanto individui, che influenzano le azioni umane, in ogni momento della vita, attraverso scelte reali e reazioni potenziali all’emergere di questa nuova realtà: privilegiando percorsi di vario genere che implicano un processo di trasformazione, co-creazione e interdipendenza. La fotografia è un linguaggio straordinario per raccontare storie pubbliche e vicende private, e la rassegna mette in mostra proprio le immagini nelle quali questi aspetti appaiono contemporaneamente, fornendo una visione il più ampia possibile delle più recenti manifestazioni della fotografia internazionale.

Stagioni di vita

“Abbiamo individuato autori e autrici provenienti da diverse aree del mondo e che utilizzano la fotografia nei modi più differenti, cercando di rispondere alle suggestioni provenienti dal titolo di questa edizione. Ovviamente, si tratta di stagioni della vita, che investono ognuno di noi e alle quali gli artisti, i fotografi, reagiscono con una sensibilità particolare: il fascino di queste kermesse nasce proprio dal confronto tra diversi linguaggi, dalla possibilità di aprirsi a nuove interpretazioni e nuove rappresentazioni”, prosegue Walter Guadagnini. “Fake news e guerre infinite, la questione femminile e i processi di decolonizzazione sono solo alcuni dei temi che hanno dato lo spunto alle ricerche presentate dai dieci autori presenti ai Chiostri di San Pietro, ai quali fa da contraltare la grande antologica di Mary Ellen Mark, una protagonista assoluta della fotografia mondiale del secondo dopoguerra”.

Da Ghirri a Valsecchi

Torna l'appuntamento con la Giovane Fotografia Italiana che riunisce in una mostra collettiva, a cura di Ilaria Campioli e Daniele De Luigi, i nomi più promettenti del panorama fotografico italiano. Cinque sono le esposizioni di mostre partner dislocate in importanti sedi istituzionali di Reggio Emilia. Su tutte, “In scala diversa. Luigi Ghirri, Italia in miniatura e nuove prospettive” dedicata a Luigi Ghirri al Palazzo dei Musei intitolata e quella di Carlo Valsecchi alla Fondazione Maramotti. Novità assoluta di questa edizione è Fotofonia Europea: un progetto musicale in due serate curate da Max Casacci, produttore e fondatore dei Subsonica, in cui la commistione tra immagini e musica elettronica costituisce la declinazione musicale di Fotografia Europea.

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