A Bergamo, luogo_e è un progetto culturale nato dalla trasformazione di una storica libreria d’arte. Con la mostra ‘Padrone e cane’ indaga il rapporto di potere sotteso a tutte le relazioni

Un posto speciale, contenuto, curato, cesellato. Un posto in sottrazione, in essenza, non esteso e non chiassoso, dove la scelta di ogni parola (e la scelta di ogni ‘non parola) è calibrata, a comporre una partitura polisinfonica, sensoriale, multidisciplinare. Un progetto capiente, un contenitore mai avulso dal contenuto.

Luogo_e, a Bergamo in via Pignolo 116, non è solo uno spazio espositivo, è un luogo, appunto, in cui si ragiona di mostre e poi si fanno mostre, per irrobustire una ricerca artistica e curatoriale collettiva che si mette alla prova per divenire pratica.

Piattaforma di approfondimento e di condivisione critica e letteraria, luogo_e riserva un posto d’onore alla scrittura, mantenendo viva la forte tradizione letteraria ereditata da ARS arte+libri, storica libreria d’arte che nel 2017 ha cambiato pelle rinnovando il proprio format.

Il diritto alla lentezza e alla sedimentazione, alla lettura e alla riscrittura

Nata dall’unione delle forze di Chiara Fusar Bassini e Federica Mutti, studentesse prima dell’Accademia Carrara e poi di NABA, e di Luciano Passoni, fondatore della ex libreria, luogo_e è e rimarrà, secondo la tradizione ereditata da Ars, un grande tavolo attorno a cui riunirsi per discutere di cultura, di arte, di vita.

Luogo_e reclama così il diritto alla lentezza, alla sedimentazione e alla digestione, che son poi i presupposti per una buona lettura e un’efficace riscrittura.

 

L’ambiguità e le gerarchie nel rapporto tra padrone e cane

Ora, con la nuova mostra-osservatorio Padrone e cane, esposta fino al 14 gennaio, indaga la subalternità reciproca – evidente o sottintesa – di tutti i ruoli e i poteri contrapposti. Mappa l’ambiguità delle gerarchie, ma anche di ogni forma di cura e di interdipendenza.

E lo fa mettendo in scena i diversi aspetti domestici e rituali, fisici e ascetici di un rapporto speciale, senza giudicare e senza cadere in alcun tipo di stereotipo. Anche perché, quello tra padrone e cane è un rapporto intricato e sfaccettato, quotidiano e intenso, di condivisione e dipendenza, fiducia e cura (che a volta snatura), simbiosi e addomesticamento. Un rapporto a cui luomo è destinato a sopravvivere. Un rapporto per cui non esistono le parole adeguate.

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Non esiste relazione che non sottenda rapporti di potere

Se si scrivesse una storia ufficiale delle relazioni, questa coinciderebbe con la storia dei rapporti di potere. Non esiste relazione che non sottenda rapporti di potere, non importa tra chi e chi altro” si legge nella presentazione, scritta da Federica Mutti che sa maneggiare le parole con la stessa accuratezza maniacale, intensa (in quanto) scarnificata, riservata a un racconto (alla Carver).

Anche la nostra relazione con noi stessi, con il nostro corpo, è un rapporto di potere dei più complessi e mutaforma. Il corpo che talvolta è nostro padrone – ci governa, ci tiene in gabbia – altre volte è per noi il cane: irriducibilmente fedele accetta i comandi, magari tira il guinzaglio ma poi ci scodinzola, senza fare domande accetta anche il collare, sopporta la museruola.

E se si operasse una catalogazione sistematica dei rapporti di potere, si osserverebbe che non ne esistono poi tanti: schemi ricorrenti si ripetono ancora e ancora, non importa tra chi e chi altro.

Le relazioni e il corpo, tra guinzagli e corse ribelli e libere

Per la dodicesima edizione del festival ArtDate (Bergamo, 10-13 novembre 2022), all’invito di The Blank Contemporary Art a ragionare sul tema del Corpo libero luogo_e risponde con un piccolo compendio della storia delle relazioni e dei rapporti di potere. Tenta di catalogarli, per raccontare il corpo libero, il corpo addestrato, il corpo addomesticato, il corpo incatenato, il corpo costretto, il corpo ribelle, il corpo liberato.

 

Un libro per ogni mostra: chiavi di lettura, supporti teorici, camere delle meraviglie, raccolte di curiosità

Tiziana Villani è l’autrice di Corpi mutanti. Tecnologie della selezione umana e del vivente, 2018, edito da Manifestolibri, il testo che luogo_e sceglie come lettura-guida per la mostra Padrone e cane.

In Corpi mutanti, la filosofa e scrittrice sceglie il cane e le sue relazioni con i simili – con la muta – e con il padrone per parlarci di altro, per parlarci di tutte le relazioni che sottendono rapporti di potere, con le relative spine, cicatrici e fratture.

Fil rouge di tutte le mostre di luogo_e pregne di rimandi filosofici, spesso partendo da suggestioni nate dalla narrativa , alle opere in mostra sono accostati brevi estratti del libro.

La precarietà e la provvisorietà

Tra le opere esposte fotografie ma anche disegni, video, arredi e sculture, di Marco Belfiore, Cinzia Benigni, Giulio Bonasone, Luca Brama, Matei Vladimir Colțeanu, Giovanni De Lazzari, Agenore Fabbri, Giovanni Fattori, Linda Fregni Nagler, Angelo Licciardello, Gabriele Longega, Edoardo Manzoni, Wisława Szymborska, Franco Vaccari, Luca Viganò, Tiziana Villani emergono le ambiguità e le contraddizioni di un rapporto che spesso tende a umanizzare il cane, snaturando la sua natura per (troppa) cura. Un rapporto comunque sempre totalizzante.

Come in He doesn’t Bite II, disegno di un cane temibile e incontrollabile che digrigna i denti di Matei Vladimir Colțeanu. Lui non morde è la quintessenza del tentativo di sovrapporre i desideri, le aspettative e le manie di controllo del padrone all’istinto dell’animale.

La fotografia di Luca Brama, invece, ritrae una donna anziana che dorme abbracciata a un pitbull. Potrebbe far pensare alla fragilità della senilità accostata alla presunta aggressività. Dalla memoria collettiva emerge limmagine della nonnina delle fiabe su cui incombe il lupo cattivo. In realtà lopera si intitola The Creatures I Love the Most, the Soonest I Will Lose (Le creature che amo di più, quelle che perderò per prime). E dice tutto. Della precarietà e della preziosità.