Da Reggio Emilia a Sassuolo, i lavori di tre artisti emiliani – Olimpia Zagnoli, Luigi Ghirri e Annalisa Vandelli – esposti in location emiliane d’eccezione, tra contesti storici e industriali

Percorrendo la Via Emilia segnaliamo tre mostre da visitare uno dei prossimi weekend autunnali ad alto tasso creativo. Ospitate in tre location e due città diverse, tra palazzi prestigiosi, recuperi virtuosi e contesti industriali, tre artisti emiliani, molto differenti tra loro per stile, ispirazione e medium, hanno in comune le origini. Emiliane ovviamente.

Il nostro (mini) viaggio parte da Reggio Emilia, dove le figure bidimensionali, le immagini sinuose, le illusioni ottiche, gli accostamenti a contrasto ma soprattutto i tanti colori, pieni e brillanti, che costellano luniverso creativo di Olimpia Zagnoli abitano i meravigliosi spazi espositivi dei Chiostri di San Pietro.

Proseguiamo per Sassuolo, la secondo tappa è a Palazzo Ducale, parte del patrimonio delle Gallerie Estensi. Qui, viene raccontato l’incontro e la collaborazione tra Luigi Ghirri e Marazzi, iniziati proprio a Sassuolo nel 1975. Una storia di ricerca, creatività e legame con il territorio di cui le Gallerie, molto amate dal fotografo emiliano, incarnano la storia e la bellezza.

Rimaniamo a Sassuolo per la personale di Annalisa Vandelli. Per la prima volta ospitata nella sua città natale, la fotoreporter e scrittrice racconta il Sud del mondo nello storico Crogiolo Marazzi di Sassuolo, utilizzato, anchesso per la prima volta, come spazio per un’esposizione fotografica il cui allestimento cita gli spazi industriali.

Olimpia Zagnoli, Caleidoscopica nei Chiostri di San Pietro di Reggio Emilia

Fino al 28 novembre 2021, la Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia con la mostra Caleidoscopica. Il mondo illustrato di Olimpia Zagnoli a cura di Melania Gazzotti, porta l’inconfondibile stile eclettico di Olimpia Zagnoli nei Chiostri di San Pietro in via Emilia San Pietro 44c. Antico monastero di epoca rinascimentale, grazie allattento recupero curato dallo studio Zamboni Associai Architettura, il complesso è oggi un affascinante spazio culturale che offre un fervido programma di eventi, mostre, laboratori e incontri.

Dopo aver conquistato in pochissimi anni il mondo dell'editoria, della moda e della comunicazione, Olimpia Zagnoli torna a Reggio Emilia, città della sua infanzia, con un progetto espositivo capace di valorizzare le innumerevoli sfaccettature del suo lavoro, enfatizzando la capacità delle linee e dei colori delle sue opere figure, geometrie e paesaggi di offrire all'immaginazione sempre nuovi stimoli.

La mostra ripercorre dieci anni della carriera dellillustratrice mostrando in un contesto di grande fascino il suo tratto inconfondibile declinato in disegni, stampe, neon, tessuti, sculture in ceramica, legno e plexiglass, oltre a oggetti di uso comune.

 

L’esposizione dimostra come l’artista sia in grado di esprimersi con la stessa disinvoltura con i linguaggi delle arti visive e dell’editoria, raccontando, in un ambiente immersivo, la complessità del suo universo creativo e le sue fonti dispirazione, che spaziano dalla storia dell'arte a quella del design e della grafica.

 

Per la sua prima antologica a Reggio Emilia, Olimpia Zagnoli ha ideato un progetto site-specific: un giardino di sculturecomposto da sei opere di grande formato dalle linee sinuose e dai colori pieni e brillanti, realizzate grazie al contributo della casa di moda Marella.

“Caleidoscopica, come suggerisce il titolo, è una galleria di forme e colori che si scompongono per ricomporsi e dare vita a nuove immagini” spiega Olimpia Zagnoli. “Per crearle cerco di sfruttare l'elasticità del linguaggio visivo e raccontare piccole storie quotidiane di personaggi contemporanei che riflettano la realtà che li circonda o che la anticipino. I miei soggetti sono individui multiformi e multicolori che abitano lo spazio con disinvoltura, rispetto e capelli rosa!”.

Luigi Ghirri con Marazzi al Palazzo Ducale di Sassuolo

Fino al 31 ottobre 2021 un nucleo quasi completamente inedito di fotografie di Luigi Ghirri è il protagonista della mostra Luigi Ghirri. The Marazzi Years 1975 – 1985, a cura di Ilaria Campioli, al Palazzo Ducale di Sassuolo (Gallerie Estensi), in piazzale della Rosa 10.

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Trenta fotografie, conservate per quasi quarant’anni negli archivi di Marazzi, sono esposte negli spazi dell’Appartamento dei Giganti riaperti al pubblico proprio in questa occasione: un camerino e due camere che affacciano su un imponente giardino all’italiana, decorate con quadrature prospettiche e fregi composti da cartigli, riquadri e due rilievi con Tritoni e Nereidi.

Il progetto, realizzato dalle Gallerie Estensi in collaborazione con l’Archivio Luigi Ghirri e Marazzi Group, rivela quanto Ghirri abbia utilizzato la ceramica per approfondire temi e riflessioni a lui cari in quegli anni, come la funzione stessa della fotografia, il suo essere strumento per interrogare il mondo, per comprendere la percezione collettiva e condivisa, per analizzare l’architettura, la rappresentazione del paesaggio, l’illusione.

Le immagini scattate da Ghirri per Marazzi sono state riunite in un volume e in un sito: ghirri.marazzi.com.

Annalisa Vandelli al Crogiolo Marazzi di Sassuolo

La reporter e scrittrice Annalisa Vandelli espone per la prima volta a Sassuolo, sua città natale. In un vortice di polvere al Crogiolo Marazzi, in via Radici in Monte 70 fino al 24 ottobre, curata da Uliano Lucas e Tatiana Agliani e promossa dal Lions Club Sassuolo con il patrocinio del Comune, espone settanta fotografie che rappresentano il distillato di 10 anni di racconti in giro per il mondo.

Dieci anni da viandante attraversando il Sud del mondo sintetizzati in 70 scatti: Medio Oriente, Africa e America Centrale, tra abitudini quotidiane di povertà, guerre, speranze e volti che ne tracciano il dramma tra le rughe. Mondi raccontati a colori o in bianco e nero, visitando posti tanto diversi tra loro, parlando con la gente e ascoltando storie.

Per la prima volta, il Crogiolo Marazzi di Sassuolo viene utilizzato come spazio per esposizioni fotografiche. Non solo, l’inedito allestimento è inglobato nel concept della mostra. Le fotografie, infatti, sono presentate su pareti sospese di lamiere ondulate, in una continua citazione delle baraccopoli e in un gioco prospettico con l’architettura industriale.

Riferimento storico, il Crogiolo è il luogo dove si producevano le piastrelle nel primo insediamento industriale Marazzi negli anni ’30. Negli anni ‘80 divenne un vero e proprio marchio nonché la sede delle “Sperimentazioni” Marazzi. Qui, infatti, progettisti, artisti e ceramisti venivano chiamati a sperimentare con la ceramica. Un centro di ricerca, un “crogiolo” di nuove idee.

Lo spazio, esteso su oltre 850 mq distribuiti su due piani, è stato protagonista di un attento restauro conservativo ad opera dell’architetto Gianluca Rossi di Uainot Architetti che, nel rispetto della valenza storica dell’edificio, lo ha riportato a nuova vita.