Fortemente evocativa e simbolica, la mostra personale dell’artista Serj dialoga con le sale affrescate (e fortificate) di Palazzo Oldofredi Tadini Botti a Torre Pallavicina (BG)

Fino al 24 luglio, le sale di Palazzo Oldofredi Tadini Botti a Torre Pallavicina (Bergamo) ospitano Pochi Riti Utili Salvano, mostra personale dell’artista Serj, a cura di Roberto Lacarbonara.

Con una serie di ambienti installativi inediti, concepiti in stretta relazione con l’architettura e gli affreschi del palazzo quattrocentesco e della coeva Chiesa di San Rocco, Serj definisce una struttura simbolico-rituale in grado di tradurre lo spazio fisico concreto in un sistema complesso, empirico e immersivo.

L’occupazione artistica del Palazzo

A partire dall’indagine sulla storia e sulla funzione dell’edificio, progettato come punto strategico fortificato a ridosso dell’Oglio, linea di confine con la Serenissima e teatro di innumerevoli scontri per la definizione dei confini territoriali in epoca sforzesca, e lungamente utilizzato per le feste bucoliche e le battute di caccia, Serj ripensa l’esplorazione del luogo come sviluppo di una strategia di occupazione militare? venatoria? che vede l’osservatore muoversi tra le sale in un percorso di progressiva presa di controllo e conoscenza.

La storia del Palazzo Oldofredi Tadini Botti

Già nella seconda parte del XV secolo, Palazzo Oldofredi Tadini Botti è la dimora estiva segreta degli Sforza. Di particolare interesse sono le stanze del piano nobile con pareti a grottesche, un interessante ciclo pittorico dedicato alla favola di Cupido e la stanza militare’ con paesaggi e insediamenti. Di grande rilievo anche la loggia, affrescata con figurazioni riferite a Busseto, la Calciana e Castel Sant’Angelo. Alla fine del Cinquecento, gli Oldofredi di Iseo acquisiscono il Palazzo da cui governano controllando i dazi sui porti, i guadi del fiume e il commercio del sale.

Chi è Serj

Nato a Bergamo nel 1985, l’artista conosciuto con lo pseudonimo Serj vive e opera a Berlino. Il suo lavoro prende forma attraverso una progressiva analisi metodologica, sia formale che linguistica, legata al concetto di opera d’arte come macchina, organismo composto da elementi in grado di generare uno spazio di possibilità e di produrre senso, conoscenza, orientamento.

La circoscrizione di un territorio delimitato

Tra i diversi interventi installativi spicca una grande scultura in cera nera di fonderia distesa a pavimento a circoscrivere un territorio delimitato. È visibile dall’alto nei suoi frazionamenti che obbligano a un percorso periferico e costrittivo.

Il potenziamento simbolico del rito

Nelle sale successive, dove le grottesche e il ciclo pittorico di ispirazione raffaellesca, dedicato al mito di Apuleio su Amore e Psiche, si alternano agli affreschi di paesaggi e insediamenti militari concepiti per orientarsi nel territorio, Serj appone un segno, un grande scettro-vessillo, prezioso e sinistro nella sua imponenza, agìto attraverso una performance evocativa, intesa come rievocazione e potenziamento simbolico del rito.

L’audio-istallazione nella chiesa sconsacrata di San Rocco

A pochi passi, nella chiesa sconsacrata di San Rocco, che un tempo raccordava i percorsi dei fedeli e dei cacciatori, una audio-istallazione ripete all’infinito la formula della salvezza, della vittoria o della speranza: Pochi Riti Utili Salvano.