Nasce la Fondazione Beatrice Trussardi e sceglie di iniziare il suo percorso dall’Engadina con un’installazione dell’artista polacco Pawel Althamer in una baita del XVII secolo in Val Fex, a 2000 metri di altezza, accessibile solo a piedi o in carrozza. Un osservatorio privilegiato tra sacro e vernacolare

L'imprenditrice culturale Beatrice Trussardi lancia una nuova realtà dedicata all'arte contemporanea, pensata come un “museo nomade” insieme al direttore artistico Massimiliano Gioni, con l’intento di espandere su scala internazionale il percorso iniziato a Milano con la Fondazione Nicola Trussardi, di cui è presidente dal 1999, affiancandovi una serie di altri progetti di ricerca e studio.

Il progetto pilota della neonata Fondazione Beatrice Trussardi si tiene quest’estate, dall’11 luglio al 29 agosto, in Val Fex, Engadina, Svizzera.

Per inaugurare il suo nuovo percorso, la Fondazione Beatrice Trussardi ha scelto di partire dall’Engadina, valle alpina del Cantone dei Grigioni (Svizzera) in cui tradizioni secolari si mescolano a recenti e profondi cambiamenti che hanno investito le zone rurali europee e che negli ultimi mesi hanno ulteriormente trasformato in maniera radicale le relazioni tra città e campagna.

La sua posizione geografica – è una delle valli abitate più alte d’Europa – e la sua conformazione – particolarmente pianeggiante bagnata da quattro laghi, circondata da ghiacciai e fitti boschi nella parte alta e caratterizzata da profonde gole scavate nelle rocce nella parte bassa, al confine con l’Austria – l’hanno resa nei secoli luogo amato e frequentato da artisti e intellettuali, che dalla bellezza dei suoi paesaggi hanno tratto ispirazione e conforto.

Scegliendo l’Engadina come osservatorio privilegiato, il progetto pilota avvia una riflessione sulle trasformazioni dell’ambiente – sia fisico sia sociale – che, in particolare in questo ultimo anno, stanno ridefinendo i confini tra il contesto urbano e quello rurale, tra locale e globale.

Per questo primo progetto, la Fondazione Beatrice Trussardi ha invitato l’artista polacco Pawel Althamer a presentare un’installazione in una baita del XVII secolo  secolo a 2000 metri di altezza in Val Fex, al centro di uno degli itinerari escursionistici più affascinanti dell’Engadina, accessibile solo a piedi o in carrozza.

In questo luogo modesto, al contempo isolato e intimamente integrato nell’ecosistema del territorio, Althamer mette in scena uno dei suoi tableaux nei quali combina memorie di arte sacra e influenze vernacolari provenienti da culture diverse. Al centro di questa installazione c'è la figura di San Francesco, che si spoglia della veste cardinalizia in un gesto simbolico, evocando un ritorno alla natura e all'ascesi.

Modellata utilizzando cartapesta e materiali organici, come fieno e pigmenti a base di bacche, l’opera – dai tratti iperrealisti – è stata in gran parte eseguita in loco, nello spazio della capanna dove viene presentata come parte di un diorama composto da pietre, fiori, terra e legno trovato sulle rive del vicino torrente. La pelle diafana di San Francesco è decorata con insetti stabilizzati, un uccellino impagliato e tatuaggi scritti in latino e in romancio, la lingua parlata nelle valli engadinesi: Io non sono di questo mondo recita il tatuaggio sulla testa della scultura.

La peculiare forma di sacra rappresentazione messa in scena da Althamer combina realtà e finzione, creando un'atmosfera suggestiva che trasforma la capanna in una cappella campestre.

L'installazione è arricchita anche dalla raffigurazione di una Madonna con bambino, ornata di foglia d'oro e scolpita da un tronco: un'insolita combinazione tra un feticcio animista e una scultura gotica. Al piano inferiore della stalla, Althamer ha collocato una piccola scultura di un neonato che dorme su un mucchio di fieno, nascosta in una cassetta di legno dai colori vivaci normalmente utilizzata per conservare il cibo degli animali. Questa natività è ambientata tra le capre e i loro cuccioli che abitano la stalla e che vagano liberamente nell'installazione, spesso giocando e rosicchiando elementi del diorama.

Infine, come ultimo intervento quasi clandestino, Althamer ha avviato un progetto partecipativo sotto forma di libro che ha fatto circolare tra i dipendenti degli hotel locali e il personale di supporto che lavora nell'industria turistica, chiedendo loro di annotare le loro definizioni di paradiso. Il libro restituisce un ritratto collettivo delle persone che lavorano nella valle per preservare l'illusione di una meta di vacanza paradisiaca, amplificando la riflessione dell’artista sulla spiritualità nella vita quotidiana.

In occasione di questo progetto prenderanno avvio anche le attività di un polo di ricerca, coordinato da Giuliano da Empoli, che accompagnerà il percorso della Fondazione Beatrice Trussardi con una serie di esplorazioni al di fuori dei confini dell’arte contemporanea, radicando gli interventi artistici in un’attenta ricognizione del territorio, fisico, sociale e culturale, nel quale andranno a inserirsi.