Opere iconiche dai trent’anni di carriera di Paola Pezzi: da oggi al 31 luglio a Milano in Corso Magenta 2

Ogni volta che un corpo modifica il proprio stato, avviene un passaggio di stato, in fisica detto anche cambiamento di fase: il ghiaccio che fonde e diventa acqua, l'acqua che evapora bollendo, un metallo che fondendo passa da solido a liquido. Perchè questo accade? La materia ha la capacità di trasformare il suo stato fisico se sottoposta a variazioni di temperatura, pressione o entrambe. La variazione determina il passaggio da uno stato fisico a un altro. Poichè l’alterazione non riguarda la composizione della sostanza ma soltanto il modo in cui sono legate le particelle, ci si trova in presenza del cosiddetto passaggio di stato, una trasformazione fisica non chimica. Analogamente, anche l'esistenza delle persone, nel corso di una vita, può subire un passaggio, o più passaggi, di stato.

Arte come trasformazione

Questo ci racconta la mostra dedicata a Paola Pezzi curata da Sabino Maria Frassà presso Gaggenau DesignElementi Hub a Milano fino al 31 luglio. “Tutta l'esistenza è un passaggio di stato,” racconta Frassà. “Anche noi, come la materia, siamo sottoposti a pressioni e mutazioni dell'ambiente esterno, che ci spingono a trasformarci continuamente. La sfida è rimanere sempre noi stessi”. Una filosofia che l'artista, nel corso della sua carriera, ha interiorizzato: arrivata al successo giovanissima, non si è mai identificata con una forma artistica specifica, evolvendosi in modo lineare e coerente al mutare della sua esistenza. “Passaggi di Stato mette in mostra il continuum di questa trasformazione di materie e di idee, metafora dell’esistenza. Il candore della materia segna come il passaggio di stato 'dall'acqua al ghiaccio' sia stata e sia una evoluzione 'naturale', quasi fisiologica, in cui il punto di arrivo l'oggi, racchiude in sé, senza negarlo, tutto il passato, che forse così passato non è”, prosegue il curatore.

L'importanza del gesto

Filo conduttore della narrazione è l'importanza del gesto strumento di progettazione e realizzazione dell'opera. Se i primi lavori erano frutto di un gesto di avvolgimento, di spirale centripeta verso l'interno (l'artista si avviluppava in se stessa, in un gesto tra catarsi e protezione), nei primi anni 2000 arriva l'apertura della spirale originaria: il movimento creativo diventa sempre più centrifugo, partendo da un'origine centrale verso l'esterno. L'arte di Paola Pezzi comincia a riflettere sull'impatto dell'io sugli altri, sul significato di fare ed essere artista. La sua arte più recente emana una contagiosa energia: spirali e avvolgimenti si muovono nello spazio in diversi materiali. Il gesto artistico disciplina e domina la materia, dando vita a forme in cui è chiara la dimensione del divenire. Un divenire a cui guardare con curiosità, aspettando un nuovo passaggio di stato.

Sperimentare con la luce

E c'è poi il candore della materia: dopo i primi lavori, caratterizzati quasi da un rifiuto della luce che veniva catturata dalla materia, gli ultimi vent’anni di carriera sono dedicati a opere che generano e muovono la luce, anche quando il colore scelto è il nero. Il buio non esiste più. Ecco quindi sperimentazioni con nuovi materiali plastici e tessili, presi dalla vita di tutti i giorni, in cui è sempre forte la dimensione tattile, quasi sensuale, che instaura un’immediata empatia con lo spettatore.

Il progetto Materiabilia

La mostra (lunedì/venerdì, ore 10,00/18,30) è la prima del progetto artistico e culturale “Materiabilia”, promosso da Gaggenau e Cramum: un ciclo di quattro mostre tra Milano e Roma, a cura del direttore artistico di Cramum Sabino Maria Frassà, per raccontare la materia che si fa meraviglia attraverso il genio umano.

Visite aperte al pubblico solo su appuntamento previo contatto e-mail o telefonico: gaggenau@designelementi.it - 00390229015250 (interno 2).

L’ingresso in showroom è consentito nel rispetto della normativa vigente in tema di sicurezza Covid-19.

Photo credits: ©Francesca Piovesan - Courtesy Paola Pezzi, Gaggenau e Cramum