Building presenta da oggi fino a sabato 19 marzo 2022, la mostra a cura di Demetrio Paparoni con opere di Paola Angelini, Rafael Megall, Justin Mortimer, Nicola Samorì, Vibeke Slyngstad e Ruprecht von Kaufmann

La prospettiva di un curatore spesso non riesce a produrre la lettura univoca di un fenomeno fluido come l’arte. L'arte è un'onda che cambia forma, intensità e direzione a seconda del tempo storico in cui nasce, cresce, si sviluppa, e di esigenze sociali e culturali in continuo mutamento. Questa difficoltà si può riscontrare tanto nel mettere insieme opere di autori diversi tra loro all’interno di una stessa mostra, come avviene nel caso di On the Wall presso Building (via Monte di Pietà 23 Milano / da martedì a sabato / orario 10 – 19), quanto nell’affrontare il lavoro di un singolo artista nelle sue imprevedibili variazioni formali, linguistiche e concettuali.

Nella concezione del curatore, una mostra è il tentativo di dare ordine al caos dei linguaggi contemporanei, un tentativo talora reso vano dalla molteplicità dei fenomeni artistici. “Governare il caos”, spiega Demetrio Paparoni, curatore di On the Wall, “è uno degli obiettivi della scienza per comprendere in anticipo qualcosa che non è ancora accaduto. Essendo il caos frutto di casualità determinate da forze estranee al nostro controllo, risulterà comunque ingovernabile. Estendendo questa riflessione all’ambito dei linguaggi artistici, il modo in cui nascono, si sviluppano e interagiscono crea una condizione fluida che rende soggettivo ogni tentativo di mettere a fuoco la complessità dei diversi fenomeni. Sebbene ogni mostra nasca dal tentativo di orientarsi nel pluralismo dei linguaggi, di fornire una bussola che consenta di trovare una via d’uscita dal labirinto, anche nelle sue forme meglio studiate, risulterà comunque la messa in scena di un fallimento”.

Il titolo “On the Wall” apre a diverse interpretazioni. Da un lato rivela che si tratta di una mostra di dipinti, dall’altro richiama il concetto di muro/parete come elemento di divisione tra due spazi vicini o come limite da superare. In quest'ottica, il curatore identifica nell'opera un detonatore poetico capace di aprire varchi verso il mondo esterno, ma anche verso una dimensione intima o virtuale. Il progetto espositivo, che raccoglie oltre quaranta opere di artisti contemporanei che utilizzano la pittura figurativa in modo profondamente diverso tra loro, è stato studiato ad hoc per i quattro piani di Building, con opere, realizzate per questa mostra o mai esposti prima in Italia, in buona parte di grande formato.

Nei dipinti di Justin Mortimer, Vibeke Slyngstad, Rafael Megall, Nicola Samorì, Paola Angelini, Ruprecht von Kaufmann tutto si sovrappone e interagisce. Perpetuando il miracolo dell'arte di rendere visibili oggetti e concetti che spesso sono talmente evidenti da sfuggirci.

Photo Leonardo Morfini e Agostino Osio.