Progetto lungimirante d’arte contemporanea, Officina Malanotte riattiva un ex spazio industriale della bucolica e operosa tenuta Bonotto Delle Tezze, azienda vitivinicola nel trevigiano

Progetto d’arte contemporanea ma anche di riattivazione e reinserimento di un ex spazio industriale ormai luogo abbandonato, Officina Malanotte è una residenza per artisti che ha preso vita il 23 maggio, per concludersi con la chiusura della mostra degli esiti finali il 10 luglio, nella Marca trevigiana.

 

Il territorio, le radici e i vigneti

Fortemente legata al territorio rurale in cui innesta le sue radici, che da concettuali si fanno fisiche, l’iniziativa trova casa in un’ex officina meccanica, proprietà dell’azienda vitivinicola Bonotto Delle Tezze, situata nell’area di Tezze di Piave, un piccolo centro nella provincia di Treviso incastonato nella pianura del Piave, circondato da cantine e lussureggianti vigneti.

Il fascino industriale come stimolo creativo

L’iniziativa, curata da Daniele Capra, vede coinvolti Thomas Braida, Beatrice Meoni, Nazzarena Poli Maramotti, Chris Rocchegiani e Alessandro Roma. Tra maggio e giugno, in cinque artisti hanno trascorso tre settimane (ri)dando vita ad ambienti dal fascino industriale grezzo e pregno di storia, trasformandoli nel proprio studio. Un open studio, aperto a tutti.

La mostra come open studio

L’esposizione finale, allestita nell’ex capannone, raccoglie il frutto della ricerca svolta nelle settimane di lavoro, ma anche di incontri e scambi. Gli spazi della residenza e la cantina, infatti, sono sempre stati visitabili su appuntamento.

L’officina, il borgo, la storia industriale, quella rurale e il vino

Il nome Officina Malanotte fonde la storia industriale dell’edificio e il toponimo di Borgo Malanotte, suggestivo nucleo del paese di Tezze di Piave in cui sono tuttora vive le tracce della storia rurale degli ultimi secoli. Da tale località prende inoltre origine anche il Malanotte del Piave Docg, uno dei vini rossi più significativi realizzati nell’area.

La cultura del lavoro intreccia la sperimentazione più ardita

Officina Malanotte nasce per coniugare le logiche del territorio, la cultura del lavoro, la tradizione e la storia con la sperimentazione più ardita, quella del linguaggio artistico contemporaneo. Con questa visione, il progetto ha coinvolto cinque tra gli artisti più significativi del panorama artistico italiano, dando loro l’opportunità di condurre liberamente la propria ricerca nello spazio e, insieme, di riattivare un luogo abbandonato, contribuendo a reinserirlo nella vita contemporanea.

Stimolo di rigenerazione e restituzione culturale

Officina Malanotte fa dell’arte e della sua capacità di lettura uno stimolo di rigenerazione. Per Bonotto Delle Tezze è al tempo stesso una forma di restituzione culturale al luogo in cui l’azienda vitivinicola ha avuto la possibilità di crescere. Per questo luogo, infatti, la tenuta ha maturato il desiderio di scrivere una pagina nuova, destinandolo ad attività culturale, senza però snaturarlo dalla sua intrinseca ruvidezza.

L’ex officina come atelier

Per un periodo di tre settimane Thomas Braida, Beatrice Meoni, Nazzarena Poli Maramotti, Chris Rocchegiani e Alessandro Roma hanno risieduto a Tezze di Piave, facendo dell’ex officina il proprio atelier. Gli artisti sono stati liberi di condurre la propria ricerca potendosi confrontare con lo spazio e la sua storia, con il contesto paesaggistico e naturale del piccolo centro trevigiano e, più in generale, con tutte le realtà più significative dell’area geografica.

Le visite e i confronti

Non sono mancate le visite in studio realizzate per gli addetti del settore – curatori, galleristi, collezionisti e colleghi artisti – ma anche in confronto con alcune delle realtà culturali, del mondo del vino e del lavoro attive nel territorio, che hanno preso forma attraverso appuntamenti mirati, degustazioni e inediti artperitivi.

Uno spazio che racconta storie di fatica

Capannone essenziale edificato nel periodo del miracolo economico, lo spazio di Officina Malanotte è abitato ancora da tanti reperti dell’era industriale disseminati nello spazio. La costruzione, un’ex officina meccanica per trattori e attrezzature per l’agricoltura, è stata per un ventennio un relitto della civiltà delle macchine e del lavoro nel Veneto post industriale. Ciò che rimane di un mondo antico, uno spazio che racconta storie di fatica, aspettative e immaginari ora distanti.

Un capannone che trasmette uno slancio creativo e interrogativo

Ma non è solo un luogo che spinge a guardare indietro. Il capannone trasmette ancora il desiderio di fare, lo slancio per proiettarsi oltre le secche del presente. Alla ricerca di un senso e di ragioni che ancora sfuggono, ma su cui non bisogna smettere di interrogarsi.

Le postazioni degli artisti allestite per restituire l’esperienza all’esterno

La mostra è rimasta volutamente in una formula open studio, con le postazioni degli artisti allestite, i colori che hanno usato, gli oggetti che hanno “rubato” dagli uffici e dall’officina dalle suppellettili alle guarnizioni, quadri appesi, cataloghi di trattori e fatture degli anni ’70 per trarre ispirazione.
Nel corso delle ultime giornate di residenza, sia il curatore che gli artisti si sono resi conto che quello sarebbe stato il modo migliore per restituire l’esperienza all’esterno.