La mostra L'Occhio in gioco porta a Padova alcuni tra i principali esponenti dell'arte cinetica, tra scienza e creazione. Fino al 26 febbraio

La visione non è neutra: il cervello ricostruisce ciò che l'occhio vede, e può ingannarlo.

Spirali e geometrie concentriche; figure ripetute, sovrapposizioni di forme e piani; prospettive, giochi di proporzione ed effetti cinetici; progressive deformazioni e false tridimensionalità; alternanza di bianco-nero, caleidoscopi, gradazioni e integrazioni di colori cangianti; fitte tessiture e metalli riflettenti.

Sono numerosissime le tecniche che conducono in questo vortice di 'percezioni, impressioni e illusioni nell’arte' i visitatori della mostra L’occhio in gioco. A Padova, al Palazzo del Monte di Pietà in Piazza Duomo, fino al 26 febbraio.

Lasciatevi ingannare!

In mostra, l'arte di ingannare la vista. Un percorso, dal Medioevo alla Contemporaneità, che cattura il pubblico rendendolo parte attiva nella fruizione delle 420 opere dei 125 artisti esposti.

Dal 1200 a oggi. Dalle antiche miniature alle mappe celesti. Gli astrolabi sferici accostati al Bauhaus. Dalla scienza ottica alla teoria del colore, passando per la psicologia della Gestalt. Gli studi del filosofo Wolfgang Goethe o del pittore romantico Philip Otto Runge. Ancora, Paul Klee e Vasilij Kandinsky, Georges Seurat e Umberto Boccioni, Giacomo Balla e Frank Stella.

Nel cinema, gli inventori di uno dei più riusciti inganni del vedere, come i fratelli Lumière, e poi Man Ray. Nella fotografia, la ricerca sul movimento di Anton Giulio Bragaglia o dell'inventore dell'otturatore Eadweard Muybridge. Protagonisti del secolo breve (e del colore) come Alexander Calder e Marchel Duchamp, Bruno Munari e Victor Vasarely, padre della Op Art.

Nella città di Galileo

Organizzata presso la sua sede dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con l'Università di Padova, la mostra celebra gli 800 anni di vita dell'Ateneo.

E non poteva certo mancare di rendere omaggio alla Scuola di psicologia della percezione, che proprio in città gettò le sue basi nel 1919, con nomi quali Vittorio Benussi, Cesare Musatti, Fabio Metelli e Gaetano Kanizsa.

Un fecondo humus che negli anni Sessanta contribuì a fare emergere Padova sulla scena internazionale delle avanguardie di arte ottico-cinetica. L'artista triestina, padovana d'adozione, Marina Apollonio (ora alla Biennale di Venezia nella capsula Tecnologie dell'Incanto) e il Gruppo N, nato a Padova da Alberto Biasi, Ennio Chiggio, Toni Costa, Edoardo Landi e Manfredo Massironi ('arte gestaltica' per il critico Carlo Giulio Argan).

Lavori a cui è dedicato un ampio spazio monografico, nonché cinque installazioni che “invadono” la città: Spazio ad Attivazione Cinetica, vertiginosa spirale B/N di cinque metri di Marina Apollonio, nel Cortile Antico di Palazzo Bo (che è stata anche set di un'ipnotica danza coreografica); i due Ipercubi virtuali e il Quadrato Cinevisuale di Edoardo Landi all’Orto Botanico; Tu sei di Alberto Biasi, al Museo di Storia della Medicina.

“In tanti spostano il quadro per vedere ciò che c'è dietro, tanto è reale il movimento che crea – commenta Alberto Biasi – La partecipazione dello spettatore crea una situazione che non esiste e la prende come reale. Come disse il critico Dino Formaggio, 'le opere danzano, e danzano con voi'”.

Taglio curatoriale e ospiti

"Il Gruppo N ha lanciato un filone artistico che presenta opere d'arte che non prevedono un'arte contemplativa. Lo spettatore partecipa all'opera, e nel gergo di noi psicologi, ne diventa oggetto sperimentale." Così spiega Daniela Mapelli, Rettrice Università degli Studi di Padova, ricordando i 50 anni della nascita dei Corsi in Psicologia e plaudendo l'originale taglio curatoriale della mostra "al confine tra arte e scienza, tra colore e movimento".

Un progetto che ha riunito l'impianto storico di Luca Massimo Barbero e il lavoro di più Dipartimenti d'Ateneo, con Guido Bartorelli, Giovanni Galfano, Andrea Bobbio e Massimo Grassi.

Parte integrante dell'impianto della mostra sono anche gli incontri con il pubblico: con gli artisti Marina Apollonio e Alberto Biasi, lo scrittore Tiziano Scarpa e il neuroscienziato Giorgio Vallortigara.

Sciarpa optical al collo, così Marina Apollonio ha avuto modo di ricordare il rapporto con padre, il critico d'arte Umbro Apollonio, e l'incontro con Peggy Guggenheim, che nel 1968 acquistò Rilievo n. 505.

"L'interesse della mia ricerca è rivolto all'indagine di una forma primaria, cercando il massimo risultato con la massima economia. – ha spiegato Marina Apollonio -  Adesso col computer è tutto diverso, ma un tempo era tutto fatto a mano, per ogni opera ci mettevamo mesi".

Lei che, ancora oggi, guarda alle sue opere di un tempo, "con uno sguardo al futuro per quelle ancora da fare".

L’occhio in gioco - Percezioni, impressioni e illusioni nell’arte: orari, biglietti e informazioni utili alla visita

  • Padova, Palazzo del Monte di Pietà, Piazza del Duomo 14 (https://www.palazzodelmontepadova.com, tel. 049 8234882).
  • La mostra è aperta al pubblico fino al 26 febbraio: dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19; sabato, domenica e festivi dalle 9 alle 20.
  • Biglietto d’ingresso: intero 12 euro; ridotto 9 euro
  • Catalogo in due volumi, 34 euro l'uno (Silvana Editoriale)