È apparentemente uguale ma profondamente cambiato il Museo del Design Italiano della Triennale, inaugurato oggi nella sua versione a cura del neo-direttore Marco Sammicheli

È finalmente altamente comunicativo – e, soprattutto, parla a tutti – il Museo del Design Italiano della Triennale di Milano nella sua nuova veste curata dal direttore Marco Sammicheli. Un enorme lavoro di didascalizzazione, contestualizzazione e popolarizzazione del linguaggio (che non vuol dire banalizzazione) ha infatti trasformato i pezzi in mostra, prima presenze silenti, in un racconto accessibile a tutti che si sviluppa su più fronti.

Entrando, il Museo del Design della Triennale sembra uguale a se stesso. L’allestimento, infatti, non è cambiato nella sostanza del layout ma solo arricchito, soprattutto per quanto riguarda grafica e tessuti (grazie a collaborazioni con designer, artisti, archivi, eredi, collezionisti, galleristi, e a recenti donazioni e comodati con AIAP Associazione italiana design della comunicazione visiva, AIAP CDPG - Centro di Documentazione sul Progetto Grafico, Fondazione Sonia e Massimo Cirulli, Salone del Mobile.Milano, Studio Ettore Sottsass).

La vera rivoluzione ha invece a che fare con la comunicazione, elemento chiave per fare cultura e aprirsi a pubblici di non addetti ai lavori.

I livelli di lettura del nuovo progetto sono molteplici. C’è, da un lato, quello essenziale: cronologico, con testi brevi che, a parete, spiegano concetti chiave e, per ogni decade, il progredire della cultura del progetto e dell’industria all’interno di un’ottica socio-culturale. Sono frasi che si affrontano in una manciata di minuti ma che permettono di portarsi via punti fermi che rimangono impressi nella memoria.

Grande enfasi, all’interno di questa narrazione storica, è data anche alle istituzioni che hanno segnato la cultura del progetto: le varie edizioni della Triennale dal 1946 al 1981 (periodo coperto dal Museo del Design), ma anche il Compasso d’Oro e il Salone del Mobile.Milano.

A questo primo registro fanno da corollario le didascalie assegnate a tutti i prodotti. Anche queste brevi ma dense di informazioni e curiosità, pensate per rispondere alla domanda che tutti si pongono quando osservano un manufatto in un museo (perché è degno di essere qui?) e a cui pochissimi musei rispondono.

Sempre a parete, un secondo registro di lettura introduce i concetti fondamentali della cultura del progetto. È quello che Sammicheli chiama il Design Menu, un sistema per navigare nel mondo del design approfondendo il senso di alcune parole usatissime dagli addetti ai lavori ma il cui senso spesso sfugge al grande pubblico.

Percorrere il Design Menu significa capire, a grandi linee, cos’è un progetto, cosa fa un designer, come lavora un’azienda; ma anche cosa vuol dire ready-made, modulo, produzione di serie o pezzo unico, scoprire perché i giunti sono importanti o cosa si intende per ispirazione…

Uno strumento potentissimo per aiutare il visitatore nel suo viaggio all’interno della storia del design, un gesto di gentilezza, apertura e accoglienza decisamente contemporaneo in linea con l’idea, ribadita da Sammicheli in conferenza stampa, che “un Museo del Design debba essere per tutti perché il design è di tutti e ha un impatto fondamentale in ogni piega della vita quotidiana”.