Intervista a Roberto Bosi, curatore con Mattia Pavarotti di una ricognizione sulla cultura del progetto più attuale

Il viaggio in Italia come tema di riflessione e spunto per l’arte non è certo una novità. Ma questa volta ha un raggio d’azione ben delimitato e un occhio rivolto esclusivamente alla contemporaneità. Così il Viaggio in Italia curato da Roberto Bosi e Mattia Pavarotti racconta l’architettura contemporanea lungo la penisola in una selezione di 20 giovani studi, per la precisione con circa 10 anni di attività alle spalle e guidati da architetti intorno ai 40 anni di età. Niente suggestioni “classiche” di un contemporaneo meno recente, dunque.

Ad accompagnarci in questo viaggio è proprio il curatore Roberto Bosi. Che è espero della materia perché è il fondatore di Proviaggi di Architettura, un’associazione prima e ora società di servizi che accompagna gli appassionati di architettura contemporanea nel mondo dal 1995.

Da allora ha pubblicato moltissime guide a tema, ma l’Italia non compare nel catalogo. Così è nata l’idea di questa esposizione che, come precisa il curatore, arriva dopo un convegno e un libro (edito da lettera Ventidue), con il titolo Viaggio in Italia. Itinerari di architettura contemporanea.

Cominciamo da qui, dico al nostro accompagnatore, Roberto Bosi, dal viaggio.

Roberto Bosi: «Il viaggio è il timone della mia vita e il mio approccio al raccontare. E questo viaggio in Italia vuole essere provocatoriamente un itinerario nell’Italia dei giovani di adesso, quelli che hanno le mani in pasta e che lavorano molto».

L’attività di questi studi è molto legata alla partecipazione a concorsi pubblici, è un po’ la cifra di questa generazione?

Roberto Bosi: «Sì, è una generazione molto partecipativa. Segue concorsi all’estero ma anche in Italia. Dopo il successo dei primi Europan, prestigioso concorso europeo per giovani talenti, la Svizzera ha aperto le porte ai concorsi pubblici, quindi l’Alto Adige che ormai fa della gara l’unico strumento di selezione per l’architettura, adottata anche dai singoli privati che vogliono costruirsi una villa.

Adesso i concorsi sono diffusi in tutta Italia, da nord a sud, e i progettisti sono diventati dei super selezionatori di bandi con temi interessanti, giurie adeguate e premi seri. Il tempo dei concorsi di idee è finito, mentre la pratica del concorso pubblico è orai una consuetudine».

Altro elemento comune è la dimensione collettiva: è finito il tempo del personalismo, dello studio di architettura a nome del fondatore?

Roberto Bosi: «Attualmente gli studi sono quasi sempre realtà collettive, più soci che si mettono insieme, un po’ come poteva essere il vecchio studio associato. Però il tratto comune oggi non è tanto quello d’essere associati ma di esprimere una condivisione, un modo di lavorare insieme. Tutti fanno tutto, non esiste nemmeno un portavoce».

Anche l’allestimento è curato da un collettivo, quello che porta il nome di Orizzontale, già presenta a Lugo con una precedente mostra sulle piazze. Perché lo avete scelto?

Roberto Bosi: «Soprattutto perché il collettivo Orizzontale (leggi qui l'articolo dedicato) ha un ruolo principe sul tema della partecipazione e ci sembrava perfetto per mettere in scena questa narrazione. Tra l’altro in mostra c’è anche un loro progetto. Inoltre volevamo che questa mostra venisse visitata anche dai non esperti.

Per questo abbiamo scelto di realizzarla con molte foto, pochi disegni e poco materiale da leggere come installazione effimera e spazio pubblico di aggregazione, all’aperto, visitabile fino a mezzanotte e inaugurata di sabato, il giorno dei cittadini e non degli addetti ai lavori.

Per renderla ancora più inclusiva poi abbiamo fatto in modo che fosse inserita nel programma Romagna in fiore con una serie di eventi musicali a favore dei luoghi colpiti dal terremoto».

La dimensione del collettivo, l’allestimento all’aperto e l’inclusività come obiettivo raccontano un nuovo modo di fare architettura?

Roberto Bosi: «Si. In mostra ci sono cose molto diverse tra loro, c’è un’aula liturgica, un capannone agricolo, una galleria d’arte contemporanea, una cascina riconvertita in spazio per l’ospitalità, una casa funeraria, così come un padiglione pensato per mostre temporanee e conferenze sul tema della memoria del paesaggio minerario. E ancora, biblioteche, luoghi di lavoro per artisti, residenze, uffici, scuole, tutti scelti per raccontare una realtà partecipata, poco artificiale e contro la finzione».

Come avete scelto questi 19 progetti?

Roberto Bosi: «Non è stato facile. Riscontro un certo conformismo nei progetti attuali e anche nella comunicazione che ne viene fatta: c’è molta cura, forse addirittura troppa, un modo di fotografare i propri lavori molto simile che non da ragione dello sviluppo del progetto, mentre risulta perfetto per farne post sui social.

Abbiamo dunque fatto una scelta setacciando gli studi presenti lungo la penisola puntando ai contenuti e alla freschezza delle idee proposte in una produzione di alto livello.

Tratto comune è una particolare relazione tra interno ed esterno, tra pubblico e privato in spazi ibridi e partecipati. Ne avevamo scelti 20, ma il ventesimo per una serie di ragioni non ha potuto partecipare e noi abbiamo deciso di non sostituirlo: per noi la scelta è questa. Ed è chiara: noi curatori abbiamo il compito di riportare la realtà attuale per lasciare spazio a chi la sta disegnando».

Il tema del viaggio è declinato anche in forma di itinerario?

Roberto Bosi: «Non proprio. Però la mostra viaggerà: a settembre andrà a Ferrara dove l’Università ha deciso di allestirla per il suo pubblico. Mentre ai progettisti selezionati abbiamo chiesto di indicare i propri luoghi di affezione per ragionare sull’Italia. La cosa interessante è che non sono state indicate architetture! Ci sono per lo più paesaggi o ruderi… i luoghi del cuore sono spazi, piazze, nature. E ne abbiamo fatto una mappa».

Leggi anche: Il titolo della Biennale Architettura 2025 è Intelligens. Naturale. Artificiale. Collettiva.

È appena stato reso pubblico il tema della prossima Biennale di architettura diretta da Carlo Ratti: Intelligens, che punta a sottolineare il coinvolgimento delle persone in quella parte finale della parola, gens, la gente. Lo sente in qualche modo vicino a questa mostra?

Roberto Bosi: «Posto che bisogna fare cose intelligenti, con questo progetto abbiamo cercato di fare diffusione della cultura del progetto e farla arrivare a tutti, alla gente comune, a chi manda i figli a scuola, più o meno bella che sia, che va all’ufficio postale, in biblioteca.

Ecco, questo viaggio in Italia vuole essere intelligente nel senso di coinvolgere tutti, il pubblico, ma anche le associazioni e gli abitanti per un processo partecipativo nella progettazione di edifici pubblici o semipubblici. Una storia relazionale, basata su una scelta critica».

Viaggio in Italia. Itinerari di architettura contemporanea espone i lavori di a25architetti, AM3 Architetti Associati, AMAA, ArchisbangAssociates Architecture, BALANCE, BDR bureau, Ciclostile Architettura, DEMOGO, ellevuelle architetti, ErranteArchitetture, FONDAMENTA, Messner Architects, MD41, OASI architects, orizzontale, studio wok, Supervoid, VG13 Architects.

Cortile della Rocca estense di Lugo, fino al 23 giugno