Fotografia e sperimentazione negli scatti di una decade raccontano la filosofia dell’arte del fotografo bolognese: alla galleria M77 a Milano, fino al 21 settembre

Il titolo di questa mostra, Nino Migliori 70, è un manifesto. Racconta una decade, certo, quella degli anni 70 del secolo scorso, ma anche 70 anni di carriera, o meglio di incessante sperimentazione del linguaggio fotografico attraverso l’occhio e le mani di un artista.

La scelta di selezionare foto di una sola decade da parte del curatore Ascanio Kurkumelis per la mostra allestita in collaborazione con la Fondazione Nino Migliori alla Galleria M77 (rappresentante internazionale di Migliori dal 2017) riguarda la multiforme produzione di quegli anni.

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È proprio nei 70 che il fotografo bolognese esprime le proprie riflessioni sulla fotografia intesa come opera d’arte: quel linguaggio è il suo alfabeto personale per esprimere la propria visione del mondo, raccontare le relazioni umane, narrare gli spazi e descrivere il potere (straordinario) dell’immagine.

E in effetti succede così: la mostra è un’immersione nell’universo dell'artista e in un’epoca che si rivela estremamente creativa. Si comincia con una sezione dedicata alla natura, in cui foglie ritratte in grandi dimensioni (Herbarium) dialogano con la verdura confezionata nelle vaschette da supermercato, per poi passare a alla vita urbana e allo scorrere del tempo (con Muri e Manifesti strappati), nel suo continuo mutare, e giungere alla parte più sperimentale del percorso espositivo.

Protagonista allora è la luce, ingrediente magico della fotografia, quanto essenziale a determinarne le forme, ma anche a fare della percezione qualcosa con cui giocare. I lavori sono quelli delle serie Lucigrafie e Poligrammi, per raggiungere una versione concettuale di questa forma espressiva con In immagin abile, Significazione e SuPerDaCon che apre anche ad aspetti performativi.

Infine, la società non poteva non finire sotto l’obbiettivo di Migliori che ne mette in luce i tic e i codici comportamentali in opere come Sesso Kitsch e Sequenze TV.

Entrando più nel dettaglio di questo viaggio nell’immagine e nell’immaginazione fotografica, si incontrano opere quasi pittoriche in un bianco e nero estremizzato, ma anche fotografie macro di dettagli del corpo umano, avvolti da una maglietta rossa una pochino stretta che ne fa percepire quasi la pelle sottostante o stretti dentro pantaloni optical, oppure dettaglii delle mani così espressivi da diventare parlanti (suo è anche l’Atlante dei segni).

Non poteva mancare la serie di ritratti di un giovane Dario Fo stampati come fossero provini, ma in grande dimensione, fe una serie di esperimenti artistici tra arte, pittura e scultura come una sorta di leporello in formato umano.

Quella forma di libro a fisarmonica spesso usata dagli artisti come libro “srotolabile” prende spazio nella galleria in una sorta di paravento che propone giochi fotografici e visivi in cui entrare o in cui specchiarsi, metaforicamente, in un gioco tra autore, opera e pubblico. Tante le sorprese, inclusi alcuni inediti da scoprire.

Nino Migliori 70, galleria M77, Milano, fino al 21 settembre.