Marco Sammicheli racconta La Casa (Imperfetta) di Inga Sempé dove progetti, oggetti e schizzi della designer francese sono esposti in uno scenario domestico da esplorare come ospiti inaspettati

La mostra Inga Sempé. La Casa Imperfetta alla Triennale di Milano è come una partita a Cluedo. Si entra in uno spazio che è un piccolo appartamento parigino, uno scenario domestico progettato da Studio A/C.

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Le pareti evanescenti di stoffa, un ingresso, un tinello, bagno, cucina, salotto. E circa 200 oggetti disegnati da Inga Sempé. Al visitatore l’impegno di orientarsi fra i tanti lavori in mostra, armato di una legenda consegnata all’ingresso.

Marco Sammicheli racconta Inga Sempé, La Casa Imperfetta dal 15 aprile al 23 settembre alla Triennale di Milano.

Marco Sammicheli: “Inga Sempé dice che il design francese non esiste. Esistono invece i designer francesi, che si formano nel loro paese per poi radicare la propria forza progettuale con le aziende italiane. È la storia dei fratelli Bouroullec, di Philippe Starck…

Inga è arrivata in Italia per studiare al Politecnico di Milano, ma dopo un paio d’ore di lezione si è sentita un pesce fuor d’acqua.

Ha riparato quindi nello studio di George Sowden e lì apprende cos’è uno studio di design. Progettare, modellare, costruire i prototipi, organizzare il lavoro. Infine, dopo altre esperienze in studi illustri, è borsista all’Accademia di Francia a Roma e lì viene scoperta da Cappellini e Luceplan”.

Una casa per esplorare liberamente il lavoro di Inga Sempé

“La Casa Imperfetta prosegue il programma di indagine della Triennale sulle biografie degli autori contemporanei e sulle nuove modalità espositive. Siamo all’interno di un percorso curatoriale che si preoccupa di rendere il design un oggetto di curiosità in uno spazio museale che si dà l’impegno di essere divulgativo, in dialogo con il pubblico.

La mostra sarà una partita a Cluedo tridimensionale.

Si entra in una casa che sembra essere stata lasciata da pochi minuti dai suoi abitanti, con la sensazione di essere improvvisamente in un luogo privato in veste di visitatori non annunciati. L’invito è esplorare liberamente, fare tutto quello che si vuole: toccare gli oggetti, sdraiarsi sul letto, aprire i cassetti, sedersi sul divano”.

L’ottanta per cento degli arredi sono di Inga Sempé, il resto è stato scelto da lei. Il bagno di Giò Ponti, il telefono di George Sowden. Un hortus conclusus che racconta Inga anche attraverso una colonna sonora domestica: la radio, i rumori della cucina, del bollitore. Una diffusione di sonorità domestiche composta apposta per la mostra. E infine ci saranno delle bellissime opere d’arte, anche queste scelte insieme da inga e da me”.

Crescere nella quintessenza della Rive Gauche: il design per essere solo Inga Sempé

“Saranno esposti alcuni lavori di Domenico Gnoli, molto amato dalla designer. E opere di Saul Steinberg provenienti dalla collezione della Triennale. Abbiamo discusso a lungo su questo punto: Inga non è nata da una famiglia qualsiasi.

Suo padre è Jean-Jacques Sempé, un'istituzione per la cultura francese: l’inventore de Il Piccolo Nicolas. Lui ha disegnato la Parigi che tutti amiamo immaginare. La madre è Mette Ivers, un’illustratrice di origine danese che spesso raffigura interni con mobili stranamente fuori scala. Quasi il racconto del destino della designer”.

La ricerca del desueto nella cultura materiale: se resiste alla moda ha senso

“Inga si interessa di sifoni, interruttori, giunti, dettagli meccanici e dinamici perché è stato il suo modo per sopravvivere e trovare la propria strada. in una casa frequentata da intellettuali e artisti, fra la Costa Azzurra e Parigi, ha vissuto la quintessenza della Rive Gauche.

I genitori erano alla ricerca del desueto, dell’originalità. Nei marché aux puces lei la trova e rintraccia le forme ricorrenti, gli stili che tornano.

E pensa: se resiste alla moda significa che c’è una ragione, una sintonia di relazioni fra forme e materiali che ha un senso, non è solo stile. Un lavoro di ricognizione che non ha niente di nostalgico e forma quella cultura materiale che innerva tutta la storia del design”.

Le tecniche, le soluzioni, la meccanica: la bravura di “un’idraulica” del design

“Ci troviamo davanti a una designer impermeabile a qualsiasi formalismo estetico. Una progettista che detesta l’idea di maestro, di referenza visiva. Ho scelto di dedicarle una mostra perché è una designer francese che esiste perché esistono le aziende italiane: Mutina, Magis, Cappellini, Alessi, Luceplan. I

n fasi più recenti della sua carriera ha lavorato anche con aziende francesi e scandinave, un passaggio che le ha dato molta popolarità senza modificare il suo modo di lavorare. A lei interessa assorbire le tecniche, le soluzioni, la meccanica: è un’idraulica del design”

“Una grande disegnatrice, sempre attenta alla modellazione e al prototipo. Prima di progettare insieme l’impianto curatoriale della mostra ho cercato di conoscerla bene, l’ho seguita alle fiere, alle conferenze stampa. Ed è durante una presentazione al Bon Marché della collezione di pentole per Revol Porcelaine che ho capito veramente chi è Inga, ho capito la sua abilità oratoria, il pensiero lineare, semplice, pragmatico. È una “ragazza’ esigente, cresciuta in un ambiente abituato a produrre cultura”.