La mostra "Transform! Designing the Future of Energy” racconta le trasformazioni del settore energetico dal punto di vista del design: al Vitra Design Museum fino al 1 settembre

L’energia non si produce, si trasforma. L’energia è invisibile, è politica, è onnipresente nella società. Tutti gli edifici, le infrastrutture e i prodotti legati alla generazione, alla distribuzione e all'utilizzo dell'energia sono creati dall'uomo.

Ecco perché il ruolo del design è fondamentale, anche e sempre di più, nell'attuale transizione verso le energie rinnovabili.

A Weil am Rhein (alle porte di Basilea), la mostra "Transform! Designing the Future of Energy” curata da Jochen Eisenbrand, Chief Curator del Vitra Design Museum, offre uno sguardo allargato: dai prodotti di uso quotidiano che utilizzano le energie rinnovabili alla progettazione di case solari e centrali eoliche, dai sistemi di mobilità intelligente alle visioni futuristiche di città autosufficienti.

Partiamo da noi

Il percorso della mostra segue un andamento dalla piccola alla grande scala, da ciò che è stato fatto e ipotizzato, dal punto di vista della trasformazione energetica, ai progetti proiettati in avanti, nel futuro.

La partenza, quindi, è un’attenzione all’essere umano, ai nostri corpi, agli oggetti di uso quotidiano, alle città che abitiamo, ma soprattutto, la sezione “Human Power” è un invito: ogni individuo può essere protagonista e non solo osservatore della trasformazione energetica.

Ci dice il curatore Jochen Eisenbrand: “La prima opera che si incontra, ancora prima di accedere alle sale è la mia preferita. Si tratta del progetto artistico FAZIT nato da una mostra alla Berlinische Galerie di Berlino che indagava il momento in cui le grandi centrali termiche centralizzate iniziavano a chiudere in Germania.

Il loro potenziale viene esplorato per accompagnare con un messaggio simbolico il cambiamento industriale, culturale e sociale. L’idea è che le centrali ancora funzionanti dovrebbero essere modificate in modo da non produrre solo energia e sostanze inquinanti, ma emettere segnali nell'aria, visibili da lontano, per simboleggiare e ispirare la sempre più necessaria trasformazione.”

Prodotti, prototipi ed esperimenti

Energy Tools” è il tema della seconda sezione che propone interessanti progetti, alcuni realistici e realizzati, altri meno, dedicati a un’eventuale vita quotidiana off-grid, fisicamente non collegata alle utenze convenzionali. Pauline van Dongen, per esempio, integra le celle fotovoltaiche a capi di abbigliamento (come la sua Solar Shirt) o a pannelli di tessuto come Suntex (2022).

Stefan Troendle, invece, ha sviluppato Hydrogen Cooker, un prototipo di stufa verde alimentata a idrogeno. Molto interessante, quasi ipnotica, la lampada a pendolo a energia solare Sunne, di Marjan van Aubel, che imita la qualità teatrale della luce solare naturale, dall'alba al tramonto. Anche in questa parte della mostra, si viaggia non solo nello spazio, ma anche nel tempo: una selezione di progetti storici dimostra quanto l'idea dell'autosufficienza energetica abbia ispirato i designer fin dalle origini.

La cosiddetta Solar Do-Nothing Machine, creata da b negli anni Cinquanta utilizzava già la tecnologia fotovoltaica per mettere in moto una scultura cinetica.

Architettura e mobilità

Nella terza parte la mostra presenta “Transformers", una serie di progetti innovativi nei settori dell'architettura e della mobilità. Occorre tenere presente che il settore dell’edilizia, da solo, è responsabile di circa un terzo del consumo energetico globale e la percentuale attribuita al settore dei trasporti è quasi altrettanto elevata.

La Powerhouse Brattørkaia di Trondheim, progettata da Snøhetta, è riconosciuto come l'edificio energeticamente positivo più a nord del mondo: produce più del doppio dell'energia che consuma e alimenta il surplus in una microgrid locale.

“Non è solo usando nuove tecnologie che che si cambia, ma trasformando in modo intelligente vecchi edifici” spiega Jochen Eisenbrand. La Day After House di TAKK architecture dimostra, appunto, che le soluzioni high-tech non sono obbligatorie per migliorare l'efficienza energetica degli edifici esistenti: grazie a una configurazione spaziale intelligente con diverse zone climatiche e all'uso di materiali isolanti naturali, questo appartamento non richiede quasi alcun riscaldamento supplementare.

Immaginare paesaggi futuri

Tutte le attività di generazione, distribuzione e stoccaggio dell'energia non sono esenti da un impatto sull’ambiente: per quanto riguarda l'estrazione delle materie prime necessarie, la costruzione e il funzionamento degli edifici per la trasformazione e, infine, le infrastrutture necessarie allo stoccaggio e alla distribuzione dell'energia.

Da questa analisi è stato concepito il tema dell’ultima sezione della mostra, posizionata nella sala superiore del museo: “Future Energyscapes”.

I progetti esposti vanno dalle nuove tipologie di stoccaggio dell'energia, come l'Energiebunker di Amburgo o Hot Hear , la proposta pionieristica di Carlo Ratti per lo stoccaggio intermedio dell'energia termica nella città di Helsinki, alle idee più visionarie.

Tra queste, i modelli di turbine eoliche progettati dagli studenti dell'ECAL/Lausanne per l'isola canadese di Fogo e l'ipotetica "Eneropa" concepita dal think tank olandese OMA di Rem Koolhaas.

Infine, ancora alcuni esempi di predecessori storici sono l'idea di Herman Sörgel di un'enorme massa terrestre alimentata con energia idroelettrica, presentata negli anni '30 come progetto "Atlantropa", o il "Gioco del Mondo" di Buckminster Fuller.

Foto di copertina: Ed Kashi, Petroleum Pipeline, Okrika Town, Nigeria, 2006 © Ed Kashi/VII/Redux