Fino al 3 novembre il mondo pop ispirato ai manga di Yoshitomo Nara occuperà gli spazi del Guggenheim di Bilbao: una mostra imperdibile che sembra un flusso di coscienza

Per quattro mesi il museo Guggenheim di Bilbao, il tempio più contemporaneo dei Paesi Baschi, si trasforma nel cuore di Ginza, il quartiere più raffinato di Tokyo, dove scintillano le vetrine di eleganti boutiques, gallerie d’arte e spazi creativi. Tutto merito di Yoshitomo Nara, uno degli artisti jap più famosi del pianeta.

Questo splendido sessantacinquenne, che indossa felpe con cappuccio e cappellini con visiera, fino al 3 novembre dominerà gli spazi disegnati da Frank O. Gewhry con le sue bambine imbronciate, suo inconfondibile trademark ispirato ai manga dove nulla è come appare.

Si tratta della più importante retrospettiva a lui mai dedicata in Europa. Una sorta di opera omnia che ripercorre quattro decenni di carriera attraverso una corposa selezione di opere, fra dipinti, disegni, sculture e installazioni.

Tutte riflettono come specchi dielettrici le emozioni provate dall’artista nel corso del suo girovagare dal Giappone alla Germania, passando per l’America.

I personaggi di Nara, le sue figure e gli animali, sono infatti una rappresentazione visiva dei suoi pensieri. Ricordi d'infanzia, esperienze di vita, amore e conoscenza della musica, dell'arte e della società, sono le fonti primarie della sua esuberante creatività guidata dai concetti di casa, comunità, natura e dalla loro combinazione.

L’antologica sponsorizzata dal BBVA Fondazione, che dopo Bilbao volerà prima a Baden-Baden e poi a Londra, non segue un ordine cronologico ma emozionale, come un flusso di coscienza.

Lo si percepisce fin dalla prima grande sala, inaugurata dalla scultura Pray del 1991, quasi una sorta di benedizione per tutto quello che si vedrà da qui in avanti. Poi è un succedersi di piccoli disegni popolati da anime. Sono le opere giovanili, di quando l’artista viveva in una casa in collina nell’area semirurale di Hirosaki.

Spesso solo, creava mondi immaginari accanto al suo gatto mentre ascoltava il folk americano trasmesso dalla stazione radio Far East Network. Soprattutto ascoltava Bob Dylan, il cui messaggio, dissidente e pacifista, lo influenzerà per sempre.

Più avanti, c’è la tela In the Deepest Puddle II, del 1994, scelta come manifesto guida del progetto. Raffigura una bimba dagli occhi grandi con il capo avvolto da bende e con le gambe nell’acqua. Il quadro è stato esposto per la prima volta a Tokyo nel ’95, mentre due anni dopo è apparso sulla copertina del primo catalogo dell’artista.

Si ispira alla cover dell'album del cantante folk John Hiatt Overcoats (1975), che mostra il cantante americano immerso nell'acqua mentre indossa come se nulla fosse il suo soprabito.

Pochi passi più in là, c’è poi Dead Flower del 2020, quasi una summa del Yoshitomo Nara-pensiero: un’altra delle sue bambine arrabbiate sorride allo spettatore mentre maneggia una sega ed è circondata da gocce di (si presume) sangue.

Al centro della sala, l’installazione My Drawing Room del 2008, una struttura architettonica in legno che ricrea lo spazio dello studio dell’artista.

Un cartellone dipinto a mano con le parole "Place Like Home" è appeso all'esterno, mentre l'interno presenta pile di disegni sul pavimento e una scrivania con figurine, CD mixati, dipinti vernacolari, disegni e oggetti da collezione recuperati da negozi vintage americani accumulati nel corso del tempo.

La seconda sala è più intima, e racconta sia della fase in cui il nostro eroe vive a Colonia, dove risiede dal 1994 al 2000, sia quella relativa al suo ritorno in Giappone.

In Germania Nara tiene diverse personali e crea nuovi personaggi, come Mumps, che mostra un bambino con una benda avvolta sotto il mento e legata con un fiocco in testa e Abandoned Poppy, altro bimbo che indossa un costume da cucciolo. Entrambi li raffigura dentro una scatola nera che associa al rifugio e alla protezione.

Protezione anche dai disastri naturali, come il terremoto del 2011 e l’incidente nucleare di Fukushima, che l’artista ha scelto di affrontare organizzando workshop dedicati al tema della memoria all’interno dei centri di evacuazione dislocati nella regione. Nel quadro Emergency del 2013, si vede una delle sue mocciose distesa su una barella mentre guarda fissa chi la osserva. Mentre davanti a lei campeggia la scultura dorata di Miss Forest, del 2012.

"In giapponese, si chiama 'Moriko' o il figlio della foresta”, ha spiegato lo stesso artista. “Volevo dare vita a qualcosa che fosse nato dal suolo che cresceva verso il cielo, comunicando così con l'universo come un'antenna. Miss Forest è un catalizzatore tra la grande terra su cui mettiamo i nostri piedi e il cielo che le nostre mani non possono raggiungere”.

Accanto a Miss Forest si trova uno dei dipinti più emozionanti della mostra. Si tratta di Miss Margaret, 2016, una bambina su uno sfondo dai colori iridescenti che evocano un po’ le atmosfere esistenziali delle forme morbide e sature di Mark Rothko.

La silhouette della piccola Miss pare ispirarsi ai ritratti di artisti europei come Modigliani e Foujita, e suscita sensazioni contrastanti dove convivono tristezza, rabbia e serenità. Un mix spiazzante che Nara ottiene rielaborando e ridipingendo i visi più volte.

La sala successiva è quindi dominata dai lavori su carta e dalle istanze pacifiste che l’artista porta avanti da quasi mezzo secolo. Una coscienza sociale che lo ha condotto nel 2002 fino in Afghanistan dove attraverso una serie di disegni ha documentato guerra e dolore.

In questo spazio campeggiano mini personaggi che indossano t-shirt con la scritta “No War” o che urlano in un grande fumetto bianco le parole “Stop the Bombs”. Un disgusto verso ogni conflitto che rende questo scorcio di mostra uno dei più attuali in assoluto.

L’ultimo atto del viaggio è avvolto dai toni del verde acqua. La sala è infatti dominata dalla commovente Fountain of Life, realizzata nel 2001, nel 2014 e nel 2022.

Una fontana ispirata alle tradizionali tazze da te giapponesi, che in questo caso sorreggono alcuni bambini dagli occhi chiusi.

Da lontano sembrano sereni, ma da vicino si scopre che l’acqua della sorgente sta sgorgando proprio dai loro occhi, come lacrime. Più che una forte di eterna giovinezza, sembra un monito malinconico ed inquietante.

Attenzione però, guai a identificare Yoshitomo Nara come un inguaribile pessimista. È tutt’altro. E lo testimonia alla perfezione l’ultimo lavoro esposto a Bilbao. Si tratta di In The Pink Wather, del 2020.

L’artista lo ha realizzato durante la pandemia per la copertina del disco di Survive di G. Yoko, cantautrice dell'isola di Ishigaki a Okinawa. Nara ne cattura l'essenza delle melodie isolane, mentre la fanciulla se ne sta con gli occhi chiusi tenendo una margherita tra le mani immersa fino al grembo nell'acqua di colore rosa.

Una sorta di estasi che riconduce immediatamente alla pace e alla serenità.

Nonostante l’isolamento forzato, la bambina sembra felice della propria condizione, mentre il liquido colorato non fa altro che infondere sensazioni di purificazione e rinascita. La giusta catarsi, dopo la gimcana di emozioni.

Cover ph: Yoshitomo Nara seated in front of TOBIU, 2019 - Courtesy the artist, Blum & Poe, and Pace Gallery © Yoshitomo Nara, courtesy Yoshitomo Nara Foundation - Photo: Ryoichi Kawajiri