Al Museum Brot und Kunst di Ulm, in Germania, il duo austriaco mette in scena un'esperienza su cibo, supermercati, arte e design per insegnare a percepirci come cittadini e non consumatori

Best before / mindestens haltbar bis è la frase riportata sui prodotti alimentari confezionati per indicarne la data di scadenza: a sceglierla in inglese e in tedesco per il titolo della loro nuova mostra è il duo viennese Honey&Bunny, all’anagrafe Sonja Stummerer e Martin Hablesreiter, da anni impegnati a riflettere sulle politiche alimentari, tanto da essere stati ingaggiati anche dall’Unione Europea per parlare di Food Future (ne avevamo parlato qui) e comunicarlo in maniera efficace.

Questa volta al Museum Brot und Kunst di Ulm, in Germania, protagonista è il supermercato. E se i Clash nel 1979 cantavano la loro Lost in the Supermarket proprio a sottolineare nuovi comportamenti ultra consumistici del tempo, Honey & Bunny ci presentano la fotografia di un territorio apparentemente confortevole, asettico, sicuro come il cibo e i prodotti che in esso vengono conservati e venduti nel mondo attuale.

Cosa significa allora Best before / mindestens haltbar bis, utilizzato come titolo di questo nuovo progetto? Ne abbiamo parlato con Martin Hablesreiter di Honey&Bunny, insieme alle tematiche che inevitabilmente si aprono a visitare la loro esposizione.

Honey&Bunny: «Il titolo ha prima di tutto a che fare con noi esseri umani. Quel best before è traducibile con un “quanto a lungo rimarrà (buono)”, relativo al prodotto alimentare, ma si può applicare anche a noi: quanto a lungo resteremo? Il cambiamento climatico è strettamente correlato alla nostra esistenza sul pianeta.

Siamo abituati a pensare che collasserà ma probabilmente rimarrà dopo la nostra sparizione… In tedesco l’espressione ha una lieve sfumatura perché indica che si può consumare il prodotto fino a quel momento, lasciando intendere che dopo… Beh, ne perdiamo il controllo.

Noi lo perdiamo, ma diamo il permesso alle multinazionali e alle grandi aziende di stabilire cosa, come e quando dobbiamo mangiare. Il che è piuttosto strano, no?».

Per opporci a questa imposizione cosa dovremmo o potremmo fare?

Honey&Bunny: «Prima di tutto smetterla di percepirci come semplici consumatori. Non è così, siamo soggetti politici, siamo cittadini. Tra il prodotto e il suo consumo c’è uno spazio piuttosto stretto in cui viene esercitato il controllo da parte di un manipolo di persone delle grandi aziende che decide cosa gli altri devono consumare e quale comportamento devono avere. Ecco perché è falso pensare di cambiare il mondo attraverso il comportamento dei consumatori.

Spesso non sappiamo nemmeno cosa stiamo acquistando: cosa c’è dietro una pizza surgelata? Non so niente delle condizioni di lavoro previste per produrla e confezionarla…

Le politiche alimentari dovrebbero tutelare anche i diritti umani, ma come faccio a sapere se è effettivamente così? L’unione europea in generale spende 83miliardi di dollari all’anno per le politiche alimentari e potrebbe cambiare il nostro modo di consumare.

Attualmente ha successo l’azienda che offre il prezzo più basso, ma se invece lo avesse quella che garantisce una filiera ecosostenibile, proteggendo i cittadini, consumatori e lavoratori?».

Che cosa rappresenta il supermercato oggi?

Honey&Bunny: «Molto, in effetti. E ci ragioniamo da tempo. Da una parte ha una valenza estetica. Non ce ne rendiamo più conto, ma il supermercato risponde a un canone estetico preciso, che ormai ci sembra normale.

È normale che un sistema industriale come il supermercato sia diventato l’unico luogo in cui acquistare del cibo, in un’Europa dove le grandi città ospitano una quantità di etnie diverse enorme.

Ma di questa diversità non sappiamo nulla, tranne quando andiamo al ristorante etnico, una volta all’anno, e in fondo non la accettiamo veramente. Così il supermercato ci sembra normale e rassicurante».

E anche sicuro, forse?

Honey&Bunny: «Certo. Poi bisogna fare un certo sforzo per capire cosa ci sia di sicuro nella plastica…».

Quanto è importante il packaging e che ruolo ha il design?

Honey&Bunny: «Sono tutte cose interessanti, pensare a come fare meglio quel logo o quel packaging, come farlo in maniera più sostenibile, ma forse occorre farsi delle domande più profonde che riguardano il fatto che arte e design sono leve importanti, possono davvero incidere sul cambiamento. Il passo da fare è provare a pensare a come immaginare il futuro da esseri umani e non da macchine».

Può spiegare meglio?

Honey&Bunny: «Ho visto una conferenza poco tempo fa sull’agricoltura in cui si è creata una situazione particolarmente buffa. Sul palco c’erano due giovani che parlavano del futuro prossimo del settore. Uno dei due rappresentava una azienda importante che spiegava come le macchine del futuro, attraverso i satelliti, avrebbero semplificato e reso più efficiente la coltivazione, arrivando addirittura a eliminare il coltivatore. L’altro però a un certo momento lo ha interrotto: Io voglio fare il contadino, ha detto, voglio stare con i piedi nella terra e seguire i miei animali, voglio crescere con loro. Straordinario!».

Dunque il design e l’arte hanno a che fare con la nostra visione del futuro?

Honey&Bunny: «Certamente. Creiamo narrative e l’uomo ne ha bisogno continuamente, basti vedere il successo di tiktok. E se nel narrare ci sono un piano esplicito e uno implicito, quello che l’arte sa fare bene è usare quello implicito. Così entra in contatto con le persone a livello emozionale, senza avere paura di niente. Ecco perché esercita un potere di manipolazione sulle persone. Di questo occorre essere consapevoli, anzi l’artista che è anche un po’ clown, deve essere responsabile di questo aspetto».

Cosa può fare allora un artista?

Honey&Bunny: «Molto, perché attiva narrazioni complesse. Anche attraverso le performance. Quando ne faccio una, attivo delle cose con il pubblico, e quando funziona metto in relazione le persone, le connetto tra loro, cosa che il sistema supermercato non fa».

Una volta si diceva che il supermercato avrebbe messo in relazione la gente, pensa che sia vero?

Honey&Bunny: «Penso esattamente il contrario. E questo è il secondo aspetto importante nel considerare il supermercato. Quello che rappresenta oggi è anche la disconnessione totale. Non siamo in grado di immaginare cosa fare con il cibo esposto, non siamo in grado di pensare alla connessione con la nostra storia e quella delle persone che lo frequentano.

Viceversa appena metti a tavola le persone e dai loro del cibo, si dimenticano chi sono e come si devono comportare e in un momento finiscono a parlare di ricette e di tradizioni famigliari. In un attimo si staranno raccontando delle storie». Quelle che non possono circolare se sono incartate nella plastica, come una confezione di zucchine.

Honey&Bunny Best before/mindestens haltbar bis, Museum Brot und Kunst di Ulm, fino al 6 ottobre.