Triennale Milano rende omaggio al fotografo Giovanni Gastel attraverso due mostre. Al centro i celebri ritratti e i gioielli in un dialogo sofisticato con il corpo

Emerge la spiritualità dell’anima dalle fotografie di Giovanni Gastel. Quella emanata dai volti intensi dei celebri ritratti, da lui consacrati a opera darte, ma anche quella sprigionata da abiti, oggetti, tessuti e gioielli intrecciati a corpi in una sorta di metamorfosi scultorea ma dinamica, dalla vena ironica sottile e raffinata.

Triennale Milano rende omaggio al fotografo scomparso quest’anno attraverso due mostre, allestite dal 1 dicembre 2021 al 13 marzo 2022, The People I Like e I gioielli della fantasia che raccontano diversi aspetti del suo lavoro creativo.

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The People I Like: un ritratto collettivo di anime

La mostra The People I Like – in collaborazione con il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, a cura di Uberto Frigerio e con l’allestimento di Lissoni Associati – presenta oltre 200 ritratti che sono la testimonianza dell’immensa varietà d’incontri che ha caratterizzato la lunga carriera di Gastel.

Un labirinto di volti, pose, sogni di personaggi del mondo della cultura, del design, dell’arte, della moda, della musica, dello spettacolo, della politica. Un caleidoscopio di fotografie, un ritratto collettivo di anime incontrate nel corso di una carriera quarantennale.

La persona dietro al personaggio

Con Gastel la rappresentazione del volto innesca un’indagine umana e psicologica che svela la persona dietro al personaggio, consacrando il ritratto come opera artistica.

Senza un ordine preciso né un’appartenenza a un determinato settore o categoria, tutti ritratti sono esposti in grande formato, la maggior parte in bianco e nero, mentre nella parte finale del percorso espositivo trovano spazio 80 immagini della sofisticata serie dei colli neri che sembrano emanare la spiritualità dell’anima’.

I gioielli della fantasia: il dialogo sincretico tra gli oggetti e il corpo

In parallelo, la mostra I gioielli della fantasia, realizzata in collaborazione con il Museo di Fotografia Contemporanea, presenta come un prezioso castone, per usare un termine desunto dall’oreficeria, uno dei primi lavori che ha dato a Giovanni Gastel la notorietà internazionale.

Sono esposte 20 immagini di un più ampio progetto commissionato all’autore da Daniel Swarovski Corporation nel 1991 per l’omonimo libro, tradotto in quattro lingue, e la mostra di gioielli del XX secolo, entrambi curati da Deanna Farneti Cera.

Il corpo e la maschera, il travestimento e la metamorfosi

Con questa mostra che dal Museo Teatrale alla Scala ha circolato per sei anni in alcuni dei più importanti musei europei di arte applicata, Giovanni Gastel ha dato vita a una reinterpretazione fantastica e immaginaria dei gioielli da cui è emersa tutta la sua straordinaria vena creativa.

Nella serie fotografica convivono i temi centrali della sua ricerca artistica: l’eleganza stilistica, il dialogo sincretico tra gli oggetti e il corpo, la maschera, il travestimento e la metamorfosi, conditi da un’ironia sottile e sofisticata.

Un sofisticato ritrattista del mondo

“Giovanni Gastel è stato un sofisticato ritrattista del mondo” afferma Stefano Boeri, presidente di Triennale Milano. “Non solo visi, ma corpi, mode, gioielli, tessuti, ambienti. Con un sorriso, faceva sembrare facile il gesto infallibile e preciso di un grande fotografo. Il suo lavoro si è intrecciato più e più volte con i percorsi di Triennale, cui aveva regalato idee, progetti e ispirazioni. Con queste due mostre la nostra istituzione rende il primo doveroso omaggio a questo genio generoso e scanzonato che Milano e l’arte hanno perso, troppo presto”.