Cinque mostre in Italia da non perdere questa settimana e perché andare a vederle: a Roma, Milano, Napoli, Ravenna e Piacenza. Con una piccola sorpresa oltre confine, per la precisione a Parigi

Questa settimana a guidare è la progettualità: il progetto è alla base di ogni ricerca artistica, architettonica o artigianale, raccontata nelle sei mostre selezionate in questo articolo.

Sono sei, è vero: ne abbiamo aggiunta una parigina, pronta a svelare la nuova collezione di Marc Newson, sempre incentrata sulla relazione tra forme classiche e nuove tecnologie produttive.

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Rimanendo in Francia, ma questa volta solo come paese d’origine dell’architetto in questione, Jean Prouvé è in mostra con alcuni suoi oggetti prodotti da Vitra per raccontare la storia della sua vita, tra pittura, scultura, musica e produzione industriale.

L’eclettismo abbraccia anche Sonia Delaunay, conosciuta per i suoi lavori sulla moda e sul colore, ma anche per le sue scorribande nella poesia, nella pittura e in altre forme espressive, tutte riprese e riconsiderate da due artiste contemporanee che parlano di lei in un’interessante indagine sul suo metodo di lavoro.

Ed è il metodo a definire il collettivo inglese Åbäke che in 20 anni non ha mai smesso di interrogarsi su come mettere il graphic design al servizio di arte, editoria e danza.

Giuliana Balice e le sue sculture sembrano progettare gli spazi che poi esse stesse occuperanno mentre il grande Jimmie Durham si presenta a Napoli con una mostra che usa l’ironia per distruggere abitudini, luoghi comuni e forme di pensiero rigide e desuete.

Non è un progetto anche questo?

Perché vederle: allenare il pensiero laterale è un’arte fantastica: sprigiona fantasie inedite e soluzioni geniali. E il progettare ha a che fare con questo modus operandi. Da rintracciare in queste sei esposizioni.

Jean Prouvé. Installazione, a cura di Vitra, Adi Design Museum, Milano, fino al 12 febbraio

Se osservate gli oggetti disegnati da Jean Prouvé con attenzione, riconoscerete un uso artistico del colore, quasi da pittore. E se poi chiudete per un momento gli occhi, potrete percepire la musica che quegli oggetti emanano, soprattutto se avrete osservato qualche piccola serie.

Prendete gli sgabelli, per esempio, e le loro diverse colorazioni: sono come note su un pentagramma la cui durata è determinata dal colore.

In effetti, le sue prime creazioni sono state influenzate dall’ambiente creativo in cui era immerso, figlio di madre pianista e padre pittore e scultore.

I suoi oggetti, dalle semplici sedute fino alle lampade, dai mobili a elementi prefabbricati per la realizzazione di facciate e case prefabbricate, erano molto apprezzati dai grandi dell’epoca: Le Corbusier, Léger, Calder su tutti.

Poi la sua storia ha proseguito: Jean ha dato vita agli Ateliers Prouvé per poi lavorare come ingegnere a una serie di importanti progetti edili parigini, fino al 1971, quando ebbe un ruolo decisivo nella scelta del progetto di Piano e Rogers per il Centre Pompidou.

Personaggio eclettico sempre in bilico tra architettura, ingegneria e artigianato, ha sempre scelto materiali industriali per realizzare i suoi pezzi di design e le più aggiornate tecnologie per metterle l servizio dell’edilizia.

Ma è il colore forse ad avere un ruolo determinante in tutta la sua produzione.

Il suo Blé Vert, un particolare punto di verde che ricorda il frumento giovane e il Gris Vermeer direttamente preso in prestito dai quadri del pittore fiammingo ne sono un esempio classico, ma per esaltare la natura del materiale Prouvé pensava che in un mobile andasse verniciata soltanto la parte esposta a maggior usura.

Il risultato è un prodotto molto speciale, con un’aurea preziosa e al tempo stesso spartana. Molto apprezzata da Vitra che dagli anni 80 produce alcuni pezzi ormai intramontabili dell’architetto francese, ora in mostra in un’installazione speciale all’Audi Design.

Attenzione: resta aperta pochissimo tempo!!

A chi piacerà: agli amanti del design, a chi ama usare tutti e cinque i sensi per visitare una mostra, ai collezionisti.

Informazioni utili: Adi Design Museum, Piazza Compasso d’Oro 1, Milano, dal 25/1 al 12/2. La mostra è aperta da martedì a domenica in orario 10.30 - 20.

Åbäke. Deep Publishing, MACRO - Museo d’Arte Contemporanea Roma, fino al 5 marzo

Åbäke è un collettivo nato a Londra nel 2000. I fondatori, Benjamin Reichen, Kajsa Ståhl, Maki Suzuki e Patrick Lacey, si possono definire graphic designer perché il loro approccio editoriale è estremamente progettuale. Anzi, collettivamente progettuale. Perché è proprio il lavoro del gruppo a essere connotato da un metodo particolare: rendere la produzione contemporaneamente processo e prodotto.

Il che significa, nel caso di un collettivo, trasformare il lavoro di menti diverse, di visioni diverse, ma costantemente messe a confronto per realizzare qualcosa.

Che sia per editori, scrittori, artisti, danzatori, non importa. Quel che rileva è proprio il processo. E questa mostra, dal significativo titolo Deep Publishing, racconta esattamente questo, attraverso i lavori realizzati a Venezia negli ultimi due anni, ma espressione di un metodo messo a punto in due decadi.

Il materiale esposto conta una serie di estratti da pubblicazioni create in collaborazione con Alice Grandoit-Êutka (Deem Journal) e Isabel Lewis (HGB Leipzig Class for Performative Arts), stampati presso la cooperativa Grafiche Veneziane; Watermarks, fogli di carta argentata rilucente prodotti attraverso un processo personalizzato che ripristina materiali prestampati, ideato con i designer Maximage e Marietta Eugster e 100 Lions, serie multiple di tecniche di stampa tessile sviluppate insieme a Malefatte, il laboratorio di serigrafia del carcere di Santa Maria Maggiore di Venezia.

Infine, Prem Krishnamurthy, designer, autore ed educatore, ha scritto una serie di testi che riflettono sulla pratica decennale di Åbäke.

A chi piacerà: a chi continua a cercare edizioni di alta qualità, libri d’artista e ricerche tipografiche, a chi crede che la stampa non morirà mai e a chi ama lavorare con gli altri.

Informazioni pratiche: MACRO, via Nizza 138, Roma, fino al 5 marzo. La mostra, a ingresso gratuita è aperta da martedì a venerdì in orario 12 - 19; sabato e domenica 10 - 19.

Jimmie Dhuram. Humanity is not a completed project, MADRE, Napoli, fino al 10 aprile.

Era un grande narratore, Jimmie Durham. Uno di quegli artisti prolifici, eclettici, ironici, capaci di assemblare storie composite per rappresentare la contemporaneità.

Le sue opere erano sculture, video, poesie, performance, installazioni, dipinti, disegni, collage, stampe e saggi. Tutte e sempre intimamente farcite di un umorismo capace di squassare i luoghi comuni e i linguaggi consolidati per proporre nuovi sguardi.

Così realizzava “combinazioni illegali con oggetti rifiutati”, attraverso materiali naturali e industriali, ma anche riflessioni sui concetti di autenticità, identità, verità e nazione – Veracity e Voracity, si legge su due delle sue prime insegne scultoree.

Le parole in effetti hanno avuto sempre una funzione importante nei suoi lavori, inclusi quelli che includevano l’architettura, in questo caso indagata nella sua relazione con testi e dogmi religiosi e con le categorie tradizionali dell’arte europea.

Ecco perché il suo linguaggio ha dato vita a una nuova semantica dell’estetica: spostamenti di significati, giochi di parole, suoni e iscrizioni ne sono la grammatica.

Per scoprire la genialità di questo artista, il museo MADRE ospita la prima retrospettiva italiana, con oltre 150 opere, alcune delle quali mai esposte precedentemente.

A chi piacerà: a chi gioca con le parole, a chi crede che l’ironia sia il motore della vita, a chi non vuole rinunciare al senso critico.

Informazioni utili: Museo MADRE, via Settembrini 79, Napoli, fino al aprile. La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 19.30, la domenica dalle 10 alle 2. Chiusa il martedì.

Meris Angioletti e Ulla von Brandenburg. Sul vestito lei ha un corpo. Note su Sonia Delaunay, XNL Piacenza Centro d'arte contemporanea, cinema, teatro e musica, fino al 16 aprile

L’idea è quella di indossare una mostra, proprio come fosse un vestito, per ripensare (o anche omaggiare) il lavoro di Sonia Delaunay.

Le sue indagini cromatiche declinate tra moda e design hanno fatto la storia, in particolare il suo progetto di 'vestito simultaneo', costruito attraverso una combinazione di colori e forme, per trasformarsi nel messaggio di una modernità anti-moderna, androgina, né maschile né femminile, dinamica e fluida, che vive il corpo come laboratorio di ricerca estetica e sociale.

Ecco perché indossare una mostra, che parla anche di poesia, di pittura, di design, di cinema e di scultura. Ma soprattutto parla del lavoro di due artiste intorno alla figura di Delaunay (e del suo Atelier Simultané), Meris Angioletti e Ulla von Brandenburg. Il tessuto, il corpo, lo spazio e la musica sono gli elementi che compongono le riflessioni e lo stesso percorso espositivo della mostra.

A chi piacerà: ai curiosi, agli amanti della moda, a chi crede che la conoscenza del passato sia il mezzo per costruire il futuro.

Informazioni utili: XNL Piacenza, via Santa Franca 36, Piacenza, fino al 16 aprile. La mostra è aperta da venerdì a domenica in orario 10.30 - 19.30.

Giuliana Balice. Equilibri instabili, Fondazione Sabe per l’arte, Ravenna, fino al 1 aprile

Lo sbilanciamento del titolo sta a indicare la ricerca alla base di tutto il lavoro di questa artista che si concentra sulla praticabilità dello spazio. Ma a praticarlo sono forme pure che proiettano i loro volumi per determinare la loro presenza nell’ambiente.

Ma non è un’affermazione quanto piuttosto una proposta: ripensare un’unità tra esistenza e forma.

Così si offre al pubblico un’esperienza interessante perché gli oggetti sono sculture di materiali industriali che determinano lo spazio in cui si pongono, definendolo come farebbe un elemento architettonico.

Ci si interroga allora sul significato di ambiente, nella sua distinzione da quella di spazio, così come su scultura e elemento architettonico, ma si ragione anche sul rapporto tra forma e materia, cadendo nella trappola (perfetta) di Balice che pone una domanda semplice quanto enigmatica: qual è il rapporto tra forma ed esistenza?

A chi piacerà: a chi cerca l’essenziale, a volte visibile agli occhi; a chi ama la ricerca artistica degli anni 60 e a chi è pronto a sperimentare altri sguardi.

Informazioni utili: Fondazione Sebe per l’arte, via Pascoli 31, Ravenna. La mostra è aperta dal giovedì al sabato in orario 16 - 19.

Marc Newson, Gagosian, Parigi dal 25 gennaio al 18 marzo

“Il design consiste nel migliorare le cose e nel guardare al futuro, spingendo la tecnologia in avanti. Per me, come designer, è una grande opportunità per migliorare ciò che già esiste, per semplificare, abbellire e migliorare tecnologicamente”.

Parola di Marc Newson che ora concentra la sua ricerca su forme classiche di oggetti iconici, per ripensarne i materiali in funzione delle nuove tecnologie disponibili.

Nasce dunque una collezione che risuona con il passato così come con il presente, in mostra in questa esposizione parigina. Che presenta Cloisonné White and Blue Lounge e Cloisonné White and Blue Chair (entrambi del 2022), perfette per raccontare il Newson pensiero in termini di forma e superficie.

L'uso dell'antica tecnica del cloisonné richiama le sue radici di gioielliere e argentiere. La lavorazione dello smalto su mobili di grandi dimensioni ha reso necessario lo sviluppo di nuovi metodi di produzione: si applicano intarsi di rame per poi smaltarli e cuocere i pezzi in forni speciali fino a 12 volte.

Anche Blue Glass Chair (2017), una seduta in vetro fuso massiccio composta da quarti di sfera, è realizzata grazie a una produzione che segue un processo altamente controllato e lungo mesi in un forno enorme.

E poi? Altre sorprese, in un continuo dialogo tra tecniche antiche e nuove, forme classiche e contemporanee e materiali tradizionali, che giungono a fondere funzione e forma, per un design possibile.

A chi piacerà: ai seguaci di Marc Newson e della sua filosofia del design, a chi immagina mondi in cui vivere sempre più curiosi e colmi di bellezza, a chi sa apprezzare il lavoro artigianale.

Informazioni utili: Gagosian, 9 Rue de Castiglione, Parigi, dal 25 gennaio al 18 marzo. La mostra è aperta da martedì a sabato in orario 10.30 - 18.30