Dopo la storica riqualificazione di Renzo Piano e la recente apertura dei giardini pensili, il Lingotto continua a proporsi come un esempio di ‘archeologia industriale’ in trasformazione

Esattamente cento anni fa, il Lingotto nasceva come una delle fabbriche più innovative del tempo. Ciò che ne determinava la peculiarità era la fase di costruzione dei veicoli, con una catena di montaggio che, partendo dal basso, ultimava le automobili Fiat raggiungendo la celebre pista di collaudo, posta sulla sommità dell’edificio. Sebbene la produzione si sia di lì a poco spostata a Mirafiori, la pista è rimasta un’icona architettonica unica nel suo genere. Ancora oggi il tracciato spicca nello skyline torinese, poco più di un chilometro di asfalto recentemente arricchito da seicento specie di piante, sullo sfondo delle Alpi.

Un museo outdoor

Dal maggio scorso, la Pista 500 è inoltre parte del percorso espositivo della Pinacoteca Agnelli, aggiungendosi, come una sorta di museo d’arte all’aperto, agli spazi interni dedicati alla collezione e alle mostre temporanee. Una serie di opere di artisti internazionali si distribuisce così lungo la pista attraverso i medium più diversi. I primi artisti a essere coinvolti sono Nina Beier, Valie Export, Sylvie Fleury, Shilpa Gupta, Louise Lawler, Mark Leckey e Cally Spooner.

Riflessioni sul contemporaneo

Non sono legati da un terreno comune di ricerca, ma le curatrici hanno ravvisato nella loro opera una pratica artistica capace di riflettere sul contemporaneo. Gli interventi, la maggior parte dei quali ripensati o prodotti per la Pista 500, esibiscono un forte impatto estetico, che non nasconde un intento di elaborazione critica, dall’impronta talvolta esplicitamente femminista. Questo non toglie nulla al fascino e all’incisività delle opere e degli allestimenti, come nel caso di Sylvie Fleury, la prima artista invitata per una mostra personale al terzo piano della Pinacoteca, dal gusto apparentemente pop.

Un percorso immersivo

Curato da Lucrezia Calabrò Visconti e Sarah Cosulich, recentemente nominata direttrice dopo la Quadriennale di Roma, l’approfondimento dedicato all’artista francese risulta particolarmente coinvolgente e capace di unire la valenza politica e umoristica delle sue provocazioni a un percorso immersivo ed esteticamente accattivante. In una delle sette sale, alcune scintillanti parti metallizzate di carrozzerie automobilistiche si accompagnano a video di motocicliste che sparano, come a un target identitario, a borsette firmate di marchi di lusso.

Trasformazione estetica

Turn me on”, questo il titolo della mostra, gioca sulla costruzione del genere e degli stereotipi, cogliendone l’aspetto fondamentale del desiderio, tanto sessuale quanto consumistico. Opera simbolica dell’artista, che ritroviamo sia all’interno delle sale sia tra i giardini, la trasformazione estetica in chiave femminile di una serie di razzi spaziali, che diventano sculture ambientali dai colori sgargianti.

Una piccola rassegna

A chiudere il percorso espositivo è una mostra con dipinti di Picasso e fotografie di Dora Maar, che nasce da opere della collezione Agnelli in collaborazione con la Fondazione Beyeler. Questa piccola rassegna occupa la struttura sospesa dello Scrigno, che ospiterà esposizioni tratte dalla collezione della Pinacoteca: di singole opere oppure costruite intorno a temi selezionati.