A Napoli, un chiostro cinquecentesco è animato da opere vibranti e installazioni site specific. Il dialogo tra gli artisti e gli spazi recuperati diventa un messaggio culturale ma anche sociale

Dinamiche e variopinte, ad alto tasso di creatività, installazioni site specific, ma anche tele e sculture, interagiscono tra loro e con la struttura rinascimentale del Chiostro di Santa Caterina a Formiello a Napoli restituendo un inaspettato effetto wow.

Sono le opere di ventotto artiste e artisti da tutto il mondo che animano Interaction Napoli 2022, prima edizione di una rassegna internazionale con cadenza biennale, promossa da Fondazione Made in Cloister e curata da Demetrio Paparoni, che dal 12 marzo al 17 settembre 2022 abita i suggestivi spazi del chiostro cinquecentesco, sede dellhub culturale ma anche sociale che intreccia arte e design, territorio e ‘fare artigianale’ con un progetto colto e lungimirante di recupero e rigenerazione urbana.

Al centro linterazione e la contaminazione

Il dialogo degli artisti con gli spazi della Fondazione e con il territorio di Porta Capuana è sempre stato al centro della mission di Made in Cloister e Interaction Napoli 2022 ne diventa una nuova ambiziosa estensione: in una città da sempre globale come Napoli, in cui linguaggi differenti si confrontano senza perdere le proprie peculiarità e convivono al di sopra di ogni conflitto, la mostra cerca di trasmettere un preciso messaggio culturale, sociale e politico.

La relazione con l’insieme

Buona parte degli artisti fanno interagire tra loro le opere presentate; opere che partono da poetiche spesso lontane sia dal punto di vista formale che concettuale. Le singole opere, seppur espressione del lavoro personale di ogni creativo, non vogliono dunque essere percepite singolarmente ma in relazione all’insieme.

Gli artisti coinvolti

Laurie Anderson, Ljubodrag Andric, John Armleder, Paolo Bini, Maurizio Cattelan, Frederik De Wilde, Sergio Fermariello, Giovanni Frangi, Georg Oskar Giannakoudakis, Wang Guangyi, Peter Halley, Gottfried Helnwein, Paolo Iacchetti, Ruprecht von Kaufmann, Liu Jianhua, Iva Lulashi, Jason Martin,Rafael Megall, Marco Neri, Mimmo Paladino, Nicola Samorì, Julian Schnabel, Vibeke Slyngstad, Natee Utarit, Joana Vasconcelos, Ronald Ventura, Nicola Verlato, Serena Vestrucci.

Costruire insieme

“La mostra propone il concetto di azioneunito a quelli di cooperazione”, di fare, di costruirespiega il curatore Demetrio Paparoni. “Il titolo della mostra rimarca infatti l’esigenza di coniugare il farecon il costruire insieme’. Interaction Napoli ha un’identità talmente marcata da non poter essere replicata in altri spazi, con la stessa struttura e offrendo la stessa percezione”.

Confronto, cooperazione e inclusione

Nel ribadire le finalità della Fondazione, il vice presidente Davide De Blasio ha chiarito che: “l’interazione è un linguaggio naturale del progetto Made in Cloister. Significa confrontarsi, dialogare, abbassare le difese e accettare di crescere e lavorare insieme. Tutte le attività che la Fondazione svolge da oltre sei anni nell’area di Porta Capuana nel centro storico di Napoli puntano a mettere insieme, piuttosto che a dividere, a stimolare l’incontro tra artisti e artigiani, a contaminare linguaggi artistici differenti, e – sempre – a includere la comunità locale”.

I progetti di Made in Cloister

La Fondazione Made in Cloister è nata nel 2012 su iniziativa di Rosalba Impronta e Davide de Blasio con il restauro del chiostro cinquecentesco della Chiesa di Santa Caterina a Formiello, raro esempio di Rinascimento napoletano e archeologia industriale, che versava in uno stato di totale abbandono.

Patrimonio culturale e vocazione territoriale

La storia del luogo e la sua posizione hanno definito il progetto di riconversione: recuperare una parte del patrimonio culturale della città di Napoli per destinarla al rilancio delle tradizioni artigianali rinnovandole con spirito contemporaneo attraverso la realizzazione di progetti con artisti e designer internazionali.

Tre pilastri

Made in Cloister si articola su tre pilastri: recupero e riconversione del patrimonio artistico per uno sviluppo coerente con la vocazione del territorio; rilancio del ‘fare artigianale’ attraverso l’interazione tra maestri artigiani e artisti e designer internazionali; rigenerazione urbana e impatto sociale di un progetto culturale.

La sinergia con Edit Cult abbraccia una visione internazionale

Hub culturale radicato nel territorio ma con una visione internazionale declinata tra arte contemporanea, design e tradizioni artigianali, la Fondazione Made in Cloister, in sinergia con House of Today ed Edit Napoli, ha partecipato alla terza edizione della fiera all’interno del programma di collaborazioni, mostre e installazioni Edit Cult con il progetto Shades of Napoli della designer libanese Stéphanie Moussallem, allestito all’interno del chiostro sapientemente recuperato dal 30 ottobre 2021 al 30 gennaio 2022.

Leggi anche Edit Napoli e le sfide del design editoriale