In una mostra all'High Museum of Art di Atlanta, Shelters in Place, Stephen Burks racconta il ruolo del design nell'era delle crisi globali, con 50 opere e 5 prototipi inediti

All’High Museum of Art di Atlanta è in corso la mostra personale Stephen Burks: Shelter In Place, una rassegna di più di cinquanta opere espressione del lavoro attivo svolto negli ultimi dieci anni dallo studio-laboratorio Stephen Burks Man Made’s.

Le cinquanta opere in mostra fino al 5 marzo 2023, sono state selezionate per essere ognuna a suo modo porta voce dell’approccio collaborativo identitario di Stephen Burks Man Made’s; la rassegna si cala infatti in un contesto celebrazione, sicuramente, ma anche di ininterrotta ricerca sul campo, a proposito del ruolo del design in tema di alle crisi globali.

Non ultima, la situazione che tutti abbiamo vissuto a partire dal 2020, e in particolare i mesi di quarantena, che per Burks hanno significato anche stimoli, riflessioni e creazioni evolutive.

Ad accompagnare i lavori individuati, in mostra con Stephen Burks: Shelter In Place ci sono anche cinque prototipi, frutto proprio di un mix di riflessioni e rilevazioni del designer post-pandemia e approfondite considerazioni sulla storia che ci caratterizza come esseri umani affiliati a diverse culture nel mondo.

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Collaborazione, inclusione ambientale, valorizzazione della diversità culturale sono quindi i tre valori messi in risalto dall’esposizione dell'High Museum of Art.

Chi è Stephen Burks

Il designer Stephen Burks ha dedicato quasi vent’anni di carriera all’approfondimento della relazione tra le produzioni artigianali e quelle industriali. Per lui, “il design dà l’opportunità di rappresentare la cultura di tutti, indistintamente”.

Il lavoro di Stephen Burks è quindi il risultato di un’ininterrotta indagine sull’artigianato di tutto il mondo. Un approccio che ha fatto sì che, negli anni, Stephen Burks si affermasse come uno dei più importanti esponenti – e il primo afro-americano – del design che unisce il fatto a mano con l’industriale.

La diversità culturale cui dà luce con i suoi lavori prende forma attraverso una commistione tra arte, architettura, design, artigianato, industria. E ovviamente cultura, perché il design è, come afferma Burks: "una produzione culturale e, come l'arte, la letteratura e la musica, ha l'opportunità di rappresentare la cultura di tutti.

Con questo in mente, cerchiamo di utilizzare il design come un linguaggio in grado di parlare di più di colore, forma, materialità e processo".

I 5 prototipi alla mostra all'High Museum of Art di Atlanta

In mostra all’High Museum of Art di Atlanta, accanto alle opere rappresentati gli ultimi dieci anni di lavoro di Stephen Burks Man Made’s, sono esposti 5 prototipi nati dal desiderio del designer di trasformare il design in uno strumento celebrativo e insieme innovatore.

Prototipo 1: The Ancestors

Il prototipo The Ancestors prende forma dall’osservazione del rituale afro-diasporico di tenere in casa statue simboliche, d’origine spesso sconosciuta, carichi di significato per un popolo che non può rintracciare i propri antenati, ma che senza dubbio si sente spiritualmente connesso alle storie dell'Africa precoloniale.

L’idea di The Ancestors è nata durante l’estate del 2020, quando tutto il mondo marciava in solidarietà al grido di 'Black lives matter': "riconoscendo i sacrifici di coloro che ci hanno preceduto, abbiamo reinterpretato oggetti sacri attraverso schizzi e prototipi 3D e prototipazione che si sono trasformati in astrazioni a grandezza naturale che ci ricordano da dove veniamo e il bisogno di condivisione".

Prototipo 2: Supports

Supports nasce come risposta all’esponenziale aumento dell'interazione tecnologica quotidiana durante la pandemia: "Mentre eravamo rinchiusi in casa, scervellandoci per trovare una posizione naturale in cui rilassarci, guardare un film e inviare messaggi, ho deciso di lavorare a un prodotto che supportasse i tech devices".

Si tratta di podi leggeri per dispositivi digitali, concepiti in differenti dimensioni che si adattano a qualsiasi dispositivo digitale, da fruire sia in piedi che seduti. Non è una soluzione high-tech, ma anzi piuttosto primitiva. Sono proprio, a tutti gli effetti,'‘semplici' supporti per dispositivi tech.

Prototipo 3: Woven TV

Il riferimento alla tv nasce da un aneddoto, che poi è anche il motivo per cui questo prototipo è stato creato.

Si tratta di un palliativo per tutti coloro che dispongono di una tv in casa, ma non ne sono fan. Woven TV è una fusoliera aperta che avvolge lo schermo piatto e sospeso del dispositivo: la sua superficie perforata permette di utilizzarlo come 'svuota tasche' in senso amplificato. Ci si può infilare il giornale del mattino, un sacchetto della spesa, ritagli e guarnizioni riciclabili.

L’idea è nata durante l’isolamento, quando il designer ha ritrovato un televisore a schermo piatto appartenente al precedente inquilino sotto il suo letto. Annoiato dalla routine pandemica ha iniziato a esplorarne palinsesti e programmi ma si è reso conto che non faceva per lui. La televisione, però, era oramai stata fissata alla parete. Ecco da dove ha origine il prototipo.

Prototipo 4: Private seat

Le nostre case, tradizionalmente luoghi di interazioni private, sono state modificate per sempre dopo la pandemia.

Ci siamo trovati improvvisamente a invitare il mondo esterno a sbirciare gli spazi personali. Per non citare la flessibilità degli ambienti cui siamo stati costretti ad adattarci.

Ispirato alla forma ondulata dell'Aalto Screen, in Private set bande materiche si aprono a ventaglio per creare un involucro spaziale e acustico che offre un luogo privato per fare una telefonata, leggere, meditare o semplicemente stare da soli. Si tratta di una micro-architettonica in chiave iper contemporanea.

Prototipo 5: Spirit house

"Molti di noi hanno perso i propri cari durante la pandemia. Senza un sito dove raccogliere fisicamente e commemorare il nostro dolore, ci siamo chiesti dove collocare la nostra spiritualità" racconta Stephen Burks.

Ispirato alla pratica del sud-est asiatico di onorare i familiari defunti in case in miniatura, Spirit House è un altare illuminato per la casa contemporanea.