La INTERNI Designer’s Week è stato un segnale di ripartenza importante, per Milano e per il settore dell’arredo. Rispettosa delle regole ma con gioiose concessioni alla presenza fisica ha celebrato il design come motore di ricostruzione collettivo, oltre che imprenditoriale

C’è un libro che torna alla mente quando si pensa alle due settimane che abbiamo appena vissuto a Milano: ‘Le voci di Marrakech’, il diario di viaggio di Elias Canetti del 1969. In questo volumetto, scritto dal Premio Nobel in un momento di stasi creativa e filosofica, tutto ciò che è sconosciuto diventa la leva per tornare a “pensare bene”. ‘Le voci di Marrakech’ descrive passi prudenti, pieni di attenzione e di stupore. Passi sospesi, incerti, che però lentamente scavano nuovi tracciati. Canetti insiste, in questo suo diario perplesso, di aver bisogno di un luogo sicuro dove ritornare per riposarsi dallo scuotimento del nuovo. È, questa un’atmosfera di ripartenza – in punta di piedi, prudente ma carica di energia – paragonabile a quella che si è respirata a Milano durante Milano Design City e INTERNI Designer’s Week.

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Prove generali e di trasmissione in attesa di settembre e di un Salone sul cui destino corrono voci poi smentite e su cui comunque ci si interroga parecchio. Qualunque cosa succeda, una cosa è chiara: la città è pronta a tenere alto il suo nome di Capitale del Design e continuerà a farlo grazie a INTERNI, come ha già provato lo scorso settembre e di nuovo ora. Con gli showroom che hanno indossato l’abito delle feste, le aziende che hanno presentato selezionate novità, i giornalisti che giravano nelle strade del centro mentre la maggior parte degli “eventi” accadeva on line, in un mix entusiasta di reale e digitale.

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Le cifre sono buone: INTERNI Designer’s Week, in collaborazione con i main partner AUDI ed Eni ha stimolato e aggregato il Sistema Design con cinquanta aziende che hanno presentato collezioni e nuovi prodotti. INTERNI non solo strumento di informazione con la sua Guida cartacea e digitale ma a sua volta promotore di un dibattito sui temi caldi del momento, dalla creatività alla tutela dell’ambiente, alla rigenerazione urbana attraverso talk con personaggi di altissimo livello, attori importanti del cambiamento verso un futuro più sostenibile.
Dodici giorni in cui la copertura mediatica, lato prodotti e talk, è stata anticipata puntualmente dalla Newsletter e dal sito, rilanciato in una nuova veste l’8 aprile.

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La nota più evidente è la compostezza di un settore che ha avuto tempo di riflettere e ha scoperto la necessità di ridisegnare la propria identità imprenditoriale, misurandosi seriamente sui rischi affrontati finora. Un atteggiamento prudente, che però non è mai immobilista. Nuovi showroom sono stati aperti con l’esplicita intenzione di definire meglio la propria identità e, nel contempo, mettere a disposizione spazi dedicati al dialogo con il pubblico. Nuove collezioni sono state presentate in anteprima. Sono scelte strategiche che rinnovano il patto di fiducia fra la città, il sistema design e le imprese. Perché l’altra dinamica ritrovata è quella che vede il pensiero progettuale proliferare anche oltre il settore furnishing, come prova l’impegno costante di AUDI e Eni accanto a INTERNI.

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