A Trento va in scena un'immersione (dall'alto) nella dimensione estetica dell’Antropocene. Come opere astratte perturbanti, le fotografie di Tom Hegen restituiscono la trasformazione, la distruzione e al contempo la sublime bellezza dei paesaggi contemporanei. Tra pennellate d’artista e cicatrici da rimarginare

Siamo entrati da poco in una nuova epoca geologica: l’epoca in cui l’essere umano, attraverso il suo intenso lavoro, sta dando forma al pianeta e ai territori che abitiamo. In particolare, il nostro modello di sviluppo ha trasformato l’estetica dei luoghi per inserire le attività produttive che ci permettono di sopravvivere e prosperare. Qual è il risultato?

Parte da questa domanda Human Habitat. Paesaggi dell’Antropocene, la mostra esposta nel parco del MUSE – Museo delle Scienze di Trento fino al 18 luglio 2021 che, nata dalla consapevolezza di questi cambiamenti, investiga questo fenomeno e l'impatto visivo che genera.

Human Habitat è uno sguardo a volo d’uccello sulla superficie del pianeta e sui paesaggi della produzione, della distribuzione e dello smaltimento di risorse, attraverso gli occhi di talentuosi fotografi contemporanei accompagnati dai riflessioni di filosofi, paesaggisti ed esperti d’arte.

Un progetto condiviso tra associazionismo civico e musei per raccontare l’Antropocene, ossia l'epoca attuale in cui l’ambiente terrestre, nell’insieme delle sue caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche, viene fortemente condizionato su scala locale e globale dagli effetti dell’azione umana.

 

Human Habitat. Paesaggi dall'Antropocene si compone di 8 scatti di grandi dimensioni del fotografo tedesco Tom Hegen e altri 21 scatti, tratti da 8 progetti fotografici diversi di 6 artisti emergenti, accompagnati da infografiche e video. L’esposizione è un’immersione (dall'alto) nella dimensione estetica dell’Antropocene, in un mix di immagini tanto affascinanti nella loro componente artistica, quanto perturbanti nel documentare dinamiche di imponente impatto antropico.

Al centro del racconto visivo lo sfruttamento dell'ambiente naturale per l'estrazione di risorse e la produzione di cibo e sull'impatto di queste attività in termini di sostenibilità e biodiversità, ma anche di percezione dell’umanità rispetto al proprio essere al mondo e alla relazione con gli altri organismi e l’ambiente.

Come opere astratte, i ‘quadri’ di Tom Hegen mostrano dall’alto la trasformazione e la razionalizzazione, la distruzione e al tempo stesso la sublime bellezza dei paesaggi contemporanei invitandoci a un dialogo tra scienza e arte, dato grezzo e impressione empatica.

 

Human Habitat, progetto di Associazione Acropoli in collaborazione con Fondazione Museo Storico del Trentino e MUSE, con il sostegno di Fondazione Cassa Rurale di Trento, dal 12 giugno è ospitata anche alle Gallerie, due ex tunnel stradali riconvertiti in spazi espositivi, dove rimarrà fino a febbraio 2022.

Human Habitat mostra la bellezza e l’armonia delle trasformazioni del paesaggio in un mix pazzesco di colori e geometrie antropiche” spiega il presidente di Acropoli Federico Casagrande. “Come esseri umani trasformiamo i territori in cui viviamo per adattarli alle nostre necessità; riteniamo importante conoscere come abbiamo modellato il nostro pianeta per farlo diventare il nostro habitat, lasciando segni indelebili del nostro passaggio, sempre in bilico tra pennellata d’artista e cicatrici da rimarginare”.

 

“Si tratta di una narrazione pop’”, conlude Anna Maragno, di Acropoli, “nata dal coinvolgimento di oltre 40 ragazzi provenienti da tutta Italia, che attraverso la fotografia, l’architettura e la ricerca si propone di raccontare una realtà sempre più al limite tra efficienza e sopravvivenza”.