Dal 10 aprile al 1 maggio torna a San Giorgio Maggiore Homo Faber: 20 giorni di full immersion tra mestieri d’arte e alto artigianato internazionale a cura della Michelangelo Foundation

Lo scrittore statunitense William Dean Howells è stato uno dei protagonisti della storia americana del XIX secolo: uomo discreto ma curioso, grande appassionato di letteratura, fu Primo Console americano a Venezia tra il 1861 e il 1864.

Qui scrisse il suo “Diario di un giovane diplomatico americano nella Venezia dell’Ottocento”, un raffinato e prezioso documento di quello che era la città lagunare nel XIX secolo a cui Alberto Cavalli, condirettore esecutivo di Michelangelo Foundation, ha fatto riferimento presentando l’edizione 2022 di Homo Faber. Howells restituisce infatti un’idea di città, un modello urbano che si alimenta del saper fare brulicante e laborioso dei suoi abitanti.

Homo Faber 2022 e il desiderio di una Venezia viva

È anche per far rivivere quella Venezia che Homo Faber, organizzata appunto dall’istituzione ginevrina no-profit che sostiene gli artigiani contemporanei di tutto il mondo, torna in laguna. Dal 10 aprile al primo maggio, 20 giorni di full immersion nel mondo dei mestieri d’arte e dell’alto artigianato internazionale, 14 mostre all’isola di San Giorgio, nei 4mila mq della Fondazione Giorgio Cini (partner dell’evento) e un off di eventi dislocati in città con l’intenzione di rilanciare Venezia.

Alberto Cavalli, nella conferenza stampa di presentazione di Homo Faber 2022, ha sottolineato l’importanza di far ritornare Venezia un luogo attivo e del valore dichiarando che l’artigianato, in tutte le sue forme, dalle testimonianze storicistiche alle interpretazioni più contemporanee e interpretative, rappresenta la ricetta per salvare la città dal suo declino.

Salvare Venezia è salvare tutti noi

Ma ricordiamo che salvare Venezia, come scrisse Salvatore Settis nel suo “Venezia Muore” (edizioni Einaudi) significa salvare un po’ tutti noi. Tornando a Howells, lo scrittore cita la straordinaria ‘polarità’ di quello che era un tempo 'il campo veneziano': spazio di mercato, dove non mancava mai un caffè o una locanda, ma soprattutto, luogo dei laboratori artigiani, a quei tempi indispensabili alla vita urbana.

Dove non mancava mai “una bottega di oggetti usati dove poter acquistare ogni genere di articolo”. Artigianato ed economia circolare rappresentavano insomma la norma nelle città perdute e ora possono tornare a essere una ricetta da reinterpretare per una nova civitas.

Un viaggio del bello e del buono intorno al mondo

Con dieci euro di biglietto, Homo Faber Event ci permetterà di percorrere un vero e proprio viaggio del bello e buono intorno al mondo. A partire da una serie di mostre dedicate al Paese ospite, il Giappone, che non ha mai rinnegato la propria vocazione artigianale. Basti ricordare Charlotte Perriand quando, nominata nel 1940 dal Governo di Tokyo consigliere disegnatore al Dipartimento delle Arti decorative del Ministero del commercio, scoprì lo straordinario patrimonio artigianale giapponese e il talento dei suoi Maestri.

A Venezia, Gli atelier delle meraviglie, mostra fotografica a cura di di Rinko Kawauchi, documenta le attività dei Tesori Nazionali Viventi del Giappone, il cui lavoro sarà presentato nella mostra Il Giardino delle 12 Pietre, a cura di Naoto Fukasawa e Tokugo Uchida. Next of Europe, a cura di Jean Blanchaert e Stefano Boeri Interiors, documenta un’ampia selezione di oggetti realizzati in Europa da maestri artigiani e dai loro apprendisti a sottolineare il valore di una continuità culturale e progettuale. Gesti Magistrali, ideata da Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship e allestita nella sala antistante il Cenacolo è la cornice dove maestri artigiani di Francia e Regno Unito lavoreranno sotto gli occhi dei visitatori.

Italia e Giappone: le relazioni meravigliose, progetto della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, è un omaggio allo scambio culturale tra Italia e Giappone, che a Venezia ha sempre trovato un terreno fertile. Meccaniche prodigiose, di Nicolas Le Moigne e Simon Kidston, è dedicata alle nuove interpretazioni degli automi meccanici svizzeri.

Magnae Chartae, a cura di Michela De Lucchi con AMDL CIRCLE, rappresenta un omaggio alla varietà di mestieri legati alla lavorazione della carta, mentre I virtuosi della porcellana, firmata David Caméo e Frédéric Bodet rappresenterà una celebrazione della porcellana contemporanea in Europa e Giappone.

Con Il motivo dei mestieri, il tedesco Sebastian Herkner invita artigiani e atelier a interpretare il motivo geometrico del sagrato di fronte alla Basilica di San Giorgio mentre con Rintracciare Venezia, De Castelli e Zanellato/Bortotto creano un’installazione site-specific, un omaggio ai  pavimenti musivi della Basilica di San Marco. Bellezza in fiore, nuovamente di Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship, rappresenta un incantato giardino fiorito ideato da Sylvain Roca, interior designer e scenografo, che ospita una collezione di vasi di vetro di Venini.

Mentre Dettagli: genealogie dell’ornamento, di Judith Clark sarà un’eclettica mostra dedicata a 15 maison rinomate per le loro creazioni di lusso. Attendere nell’ombrosa quiete è il titolo del progetto firmato Robert Wilson, dedicato alle rappresentazioni sceniche teatrali. A chiudere l’elenco, Eilean, a cura di Panerai, uno splendido yacht, costruito nel 1936, che è tornato a solcare le acque grazie al restauro eseguito in Italia da un team di maestri specializzati.

Cover photo: Isola di San Giorgio Maggiore, per gentile concessione della Fondazione Giorgio Cini