Frammenti d’arte, sedimenti e memoria si intrecciano in una mostra che indaga l’essenza del Palazzo del Teatro Nuovo di Bergamo, luogo di indiscusso fascino non più accessibile al pubblico. Fino ad ora

Ha inaugurato Genius Loci, mostra di arte contemporanea ospitata sopra l’antica sala teatrale e cinematografica del Palazzo del Teatro Nuovo di Bergamo, luogo di indiscusso fascino, non più accessibile al pubblico e che tornerà ad accogliere eccezionalmente i visitatori fino a domenica 28 novembre.

Frammenti, sedimenti e memoria si intrecciano alle opere di Italo Chiodi, Hannah Quinlivan e Guido Nosari De Danieli per indagare lessenza di uno spazio abbandonato da anni, ma intriso di ricordi. Uno luogo che è stato un centro vitale di produzione culturale, un riferimento per la città.

La gloriosa storia del Palazzo del Teatro Nuovo da (ri)scoprire

Il Palazzo del Teatro Nuovo, sorto nel 1897 sull’area del Giardino Piccinelli (in Largo Belotti 15) su progetto di Guttermayer e Albini che si sono ispirati al Teatro Dal Verme di Milano, viene inaugurato nel 1901. Nel 1950 viene trasformato in sala cinematografica e prosegue la sua storia, tra alterne vicende fino al 2005, anno della chiusura definitiva.

La mostra Genius Loci nasce per testimoniare l’importanza della promozione di attività culturali in luoghi ormai chiusi da tempo, per permettere di scoprire (o riscoprire) spazi che hanno segnato la storia di Bergamo.

Da diverso tempo il bergamasco Guido Nosari De Danieli ha eletto il piano superiore del palazzo a suo studio darte. Ora, in collaborazione con Fondazione Bortolaso Totaro Sponga, ha dato avvio al progetto Genius Loci, mostra curata da Giovanni Berera che presenta opere, oltre che di Nosari, di Italo Chiodi e Hannah Quinlivan.

Tre artisti diversi fra loro che si misurano in uno spazio che fino a fine novembre rivivrà una nuova storia. Tre diversi frammenti di produzione artistica per creare un percorso nel quale la memoria e la profezia si intrecciano profondamente.

Riaccendere i riflettori su un luogo speciale di produzione culturale

Riaprire le porte del Nuovo diventa quindi sia esercizio di memoria sia unopportunità offerta a tutta la città per scoprire un tesoro nascosto e porre unattenzione rinnovata su un luogo speciale di produzione culturale. Già la scorsa primavera, con il progetto Nuvole solitarie, Nosari De Danieli aveva riacceso i riflettori, allora solo sulla facciata esterna del palazzo, grazie a una installazione che mirava idealmente a ricucire i legami che si erano interrotti a causa della pandemia.