L’edizione 2022 della fiera dedicata alle superfici ceramiche (e al bagno) si è chiusa con risultati che ne confermano la leadership internazionale

La 39esima edizione di Cersaie ha avuto risultati inaspettati, soprattutto in questo momento di dubbi e di difficoltà dell’industria internazionale: 91.296 presenze, con una crescita di circa il 50% rispetto allo scorso anno. Si avvicinano, quindi, i livelli del 2019, quando si erano raggiunti 112.340 ingressi. Le presenze dall'estero in questa edizione sono state 44.215, ovvero il 48,4% del totale, mentre i visitatori italiani sono stati 47.081. I giornalisti hanno fatto registrare 458 presenze totali, di cui 226 estere. La fiera bolognese conferma il proprio ruolo centrale per il settore e investe in un futuro sempre più focalizzato sulla qualità e sul tempismo delle proposte.

Quattro domande a Emilio Mussini

Merito degli espositori, i brand internazionali che considerano l’appuntamento di settembre come un momento di scambio, analisi delle tendenze e dialogo con i buyer. E merito, ovviamente, degli organizzatori che danno sempre più spazio a un programma culturale che consente a tutti di riflettere sui temi contemporanei e rilanciare professionalmente idee e contenuti. Abbiamo chiesto a Emilio Mussini, Vicepresidente di Confindustria Ceramica alla guida delle Attività Promozionali e Fiere, di raccontarci la 29esima edizione e i programmi per il futuro.

L'edizione 2022 è andata bene, con un'altissima partecipazione di stranieri tra i visitatori. Ci spiega meglio quali sono i punti strategici del successo del Cersaie?

Abbiamo occupato tutti i padiglioni, quindi la fruibilità degli stand è molto migliorata: 140 mila metri quadrati espositivi su 15 padiglioni. I numeri che abbiamo raggiunto sono molti importanti, abbiamo fatto il 50% in più del 2021 e questo ci ha rincuorato parecchio. Siamo molto felici di aver recuperato su Stati Uniti, Francia e Germania, che per noi sono mercati chiave. Abbiamo anche avuto una grande crescita di buyer, ma ci interessa molto il maggiore afflusso di progettisti e contractor: un settore sempre più importante. Ci vogliono i prodotti, ma anche molta consapevolezza da parte di chi progetta e dirige i lavori di costruzione. Questi sono i dati, ma c’è una cosa che va ben oltre: un pubblico che aveva desiderio di parlare di sviluppo con entusiasmo. Chi è venuto in fiera aveva voglia di immergersi nei progetti per valutare le nuove proposte e programmare per l’anno venturo, anche in una situazione onestamente difficile. Il nostro successo credo che sia dovuto a una qualità espositiva molto esplicita, facile da percepire, esauriente ed efficace. Le aziende hanno investito perché ci credono e sono state ripagate.

Il punto interrogativo per l'industria della ceramica in questo momento è il costo dell'energia. Cersaie ha dedicato il convegno di apertura al tema: quali sono le conclusioni confortanti e quali invece le questioni aperte?

Il convegno ha avuto come tema centrale il percorso sulla sostenibilità che il settore ceramica ha fatto negli ultimi trent'anni. Per la natura del distretto produttivo è una sostenibilità estesa, che coinvolge stakeholder e territorio e ci ha portato a essere primi al mondo per una produzione più consapevole capace di attivarsi con soluzioni rispettose dell’ambiente. La ceramica italiana si produce in aree specifiche. È naturale che ci sia stata una condivisione di valori per lo sviluppo di tecnologie che puntano alla sostenibilità. L’Associazione e il distretto rappresentano una rete molto estesa e partecipativa: un valore aggiunto che ci ha facilitato nel sostenere politiche e investimenti volti alla transizione ecologica. Per quanto riguarda l’aspetto della crisi energetica, l'accento si sposta sulla politica. Abbiamo fatto sentire la nostra voce come categoria industriale già a ottobre del 2021 al Governo e alla Commissione Europea. Ma la crisi è riesplosa con l’inizio del conflitto ucraino e in estate, quando normalmente il prezzo dell'energia scende. Stiamo lavorando in modo molto trasversale. Finalmente la questione è sul tavolo: è un fattore cruciale e vitale da risolvere perché non riguarda solo l’industria, ma tutta la società. Siamo fiduciosi che si possa trovare una soluzione. L’Europa deve dare prova di coesione, questa volta la sfida è veramente grossa. Ci aspettiamo dei provvedimenti non solo “tampone”, ma definitivi. Stiamo premendo per la riattivazione dei pozzi che al momento sono chiusi. E attendiamo la messa a regime del rigassificatore destinato al Tirreno in tempi brevi. La politica deve fare uno scatto: non si può aspettare.

Come sta cambiando il settore ceramica negli ultimi anni? Quali sono i principali motori evolutivi?

La fiera è sempre una fucina, è una scintilla che scatena dei percorsi progettuali. Il mutuo scambio dà un ritorno immediato ai nostri interlocutori. Al termine della fiera tutti i player hanno in mano il progetto per l’immediato futuro, stimoli che ci indirizzano negli anni a venire. Sono fattori che ci rendono leader del settore. Mancasse questo momento di incontro, ci sarebbe meno spinta verso l’evoluzione della proposta. Siamo arrivati a livelli di prodotto tali da essere presi in considerazione nell’high-end, una parte di mercato che nel passato ha sempre ignorato la ceramica. Le grandi dimensioni delle lastre ceramiche consentono di creare ‘pelli’ per le superfici: prima era principalmente una valutazione tecnica, a cui invece adesso si aggiunge anche l’estetica. La ceramica ha espressioni poliedriche e questa è una chiave. E poi abbiamo rilanciato sul tema della sostenibilità, in cui la ceramica parte privilegiata sia per le caratteristiche intrinseche del prodotto sia per l’attenzione che la nostra industria pone da parecchio tempo su questo tema. Certifichiamo tutto, misuriamo tutto e ci muoviamo verso l'impatto zero. Riduciamo i tempi di cottura, le ceramiche sono sempre più sottili. Le tecnologie ci consentiranno di usare combustibili non fossili e questa sarà la svolta definitiva, presto o tardi. In ogni caso riusciamo a compensare ogni emissione.

Quali sono i progetti di Cersaie per il futuro? Come cambierà la fiera?

Siamo in un percorso che ogni anno ci offre delle opportunità di implementazione. Guardiamo con attenzione ai competitor e ai nostri espositori per completare la nostra offerta con strumenti espositivi e soprattutto culturali. Altri settori potrebbero intervenire in modo complementare: il tema dell’outdoor, ad esempio, è molto importante. Così come quello del well being e dell'accoglienza.