"No alla civiltà se questa è la civiltà": sono di scottante attualità i manifesti che Ilio Negri ha realizzato negli anni 70, in mostra al Milano Certosa District dal 23 al 26 maggio 2024 in occasione della BIG

Ilio Negri è stato uno dei grandi protagonisti della grafica italiana, una figura chiave, capace di traghettare il made in Italy dalla ripresa del dopoguerra fino alla modernità, entrato in punta di piedi nell’immaginario collettivo di un’epoca grazie a progetti raffinati e geniali legati a marchi come Autobianchi, Boffi, Lagostina, Recordati, Giuliani, Pirelli.

A cinquant’anni dalla sua prematura scomparsa, avvenuta il 19 maggio del 1974 all'età di soli 48 anni, la BIG - Biennale Internazionale della Grafica gli rende ora il giusto onore presentando tredici suoi manifesti di grafica sociale della serie "NO alla civiltà, se questa è civiltà”.

Leggi anche: BIG: la grafica e la sua biennale a Milano

Una mostra al Milano Certosa District

Quello di Ilio Negri era un progetto quasi profetico, capace di anticipare di alcuni decenni temi oggi diventati di strettissima attualità come il degrado ambientale, la sovrappopolazione, la distruzione delle specie animali.

All’epoca - era il 1970 - il lavoro di Ilio Negri attirò molta attenzione per poi essere dimenticato. Ora torna a rivivere negli spazi del Milano Certosa District dal 23 al 26 maggio grazie alla curatela del figlio Luca.

Un’occasione perfetta per riscoprire il delicato estro di uno dei principali esponenti della cosiddetta Scuola Svizzera, stile grafico sviluppatosi negli anni ’50 in terra elvetica capace di enfatizzare la semplicità, l’armonia, la piacevolezza visiva, la leggibilità e l’obiettività.

Un universo magico che sembra quasi vivere all’unisono con la filosofia del designer, volta sempre a ricercare le origini del segno, ripulendolo da ogni irrilevante orpello e puntando dritto alla forma pura, sintetica, incisiva, ma mai banale.

Chi era Ilio Negri?

Schivo, fumatore incallito, appassionato di rugby e di fumetti amaricani, Ilio Negri nasce nel 1926 a Milano. È soprattutto un autodidatta che impara il mestiere fra i macchinari della tipografia di famiglia nella centralissima via Brera.

Alla fine della guerra, nel 1946, fonda un proprio studio dove si occupa di grafica e pubblicità.

Dieci anni dopo si associa a Giulio Confalonieri e crea Studio Industria (successivamente Confalonieri + Negri): dalla questa collaborazione nascono i progetti grafici per marchi come Pirelli, Cassina, Boffi.

Nelle aule della Scuola Umanitaria incontra poi Michele Provinciali e Pino Tovaglia, entrambi docenti dei corsi tecnico-artistici che coinvolge, insieme a Confalonieri , nella creazione un grande studio professionale, sull’onda delle agenzie nate negli Stati Uniti: nasce il CNPT.

Il progetto ha vita breve. Confalonieri abbandona il gruppo dopo pochissimi mesi, poi arrivano le defezioni di tutti gli altri. In questa breve avventura però vedono la luce importanti lavori: dalle sigle per la RAI alle campagne pubblicitarie per Total e Superga, fino al primo esempio di immagine coordinata di un self service per la Splügen Bräu, progettato da Achille Castiglioni.

Sono gli anni Sessanta e Ilio Negri collabora con fotografi del calibro di Ugo Mulas, Aldo Ballo e Giampaolo Barbieri e architetti come Ponti, Rosselli, Frattini e Bettonica. A quest’attività, accosta poi un accuratissimo studio della grafica formale capace di virare quasi all’astrazione.

Sono di questa fase, ad esempio, le tavole che riproducono le variabili possibili di composizione di figure geometriche su griglie modulari. Nell’ambiente è noto per la sua spasmodica cura del dettaglio e delle proporzioni matematiche, per la sua profonda conoscenza delle questioni tecniche che però mai prevalgono su quelle compositive.

No alla civiltà se questa è civiltà

Il progetto “No alla civiltà se questa è civiltà” nasce proprio in questo periodo, fortemente segnato dall’impegno civile e dalla necessità di approfondire i temi della comunicazione sociale. Il suo apice arriva con la partecipazione alla Biennale di Rimini del 1970 intitolata “Aggressività e violenza dell’uomo nei confronti dell’ambiente” per la quale Ilio realizza i 13 manifesti.

Su ogni maxi poster, ideato e prodotto nel suo giardino di casa, c’è un ritratto di sua figlia, Silvia Negri Firman (oggi fondatrice di un'agenzia indipendente di comunicazione e marketing) che allora ha 4 anni. La bimba appare con la maschera antigas o mentre sfoglia un libro con una benda a coprirle gli occhi. Sembra spaesata, minacciata, spaventata. Un po’ come lo siamo noi oggi, a distanza di oltre mezzo secolo.