Dal 23 al 26 maggio al Milano Certosa District e all’ADI Design Museum. Più eventi, incontri, concerti e talk in un’agenda di quattro giorni diffusa per tutta la città raccontata dal direttore Francesco Dondina

Perché una Biennale di Grafica a Milano? Lo abbiamo chiesto al suo direttore, Francesco Dondina.

Da tempo un ruolo di riferimento per il mondo della comunicazione, interessato soprattutto a quell’aspetto della grafica che diventa etico nel messaggio e nel modo intelligente e sfidante di porlo. La sua idea, dopo l’edizione pienamente riuscita del Milano Graphic Festival 2022, è di trasformare l’evento in una riflessione culturale dedita soprattutto alle urgenze del contemporaneo: intelligenza artificiale, stabilità sociale, sostenibilità, inclusione, migrazioni e difesa delle minoranze.

Il programma spazia, molto, dalle esperienze storiche (Bob Noorda, Grafico metropolitano, al Certosa District) alla rassegna di nicchia che apre a mondi sconosciuti grazie allo sguardo trasversale di Luca Barcellona (A Visual Sound. A journey through sound libraries LP cover design).

Fra i due poli ci sono le studio visit, i talk, le mostre, gli incontri, i progetti sociali. Il programma completo qui, un sito bellissimo che fa capire perché la grafica parla sempre forte e chiaro esattamente la lingua del contemporaneo.

Da Festival a Biennale: perché nasce BIG e come cambia?

Francesco Dondina: ”BIG nasce dall’esperienza del Milano Graphic Festival lanciato nel 2022 e si presenta come un evento più strutturato e dinamico e con un profilo internazionale caratterizzato dalla presenza di numerosi ospiti stranieri, inoltre, diventa una manifestazione biennale (da qui la nuova denominazione) per garantire una più attenta programmazione dei contenuti e per avere il tempo di monitorare che cosa succede nel mondo nell’ambito del visual design.

Vorremmo che BIG diventasse un osservatorio permanente sul design della comunicazione non solo italiana”.

La mostra Signs al Certosa District sembra essere l’evento nodale, il punto di partenza per esplorare la Biennale. Cosa vedranno i visitatori e qual è stato il punto di partenza del lavoro di curatela?

Francesco Dondina: “Signs, Grafica Italiana contemporanea giunge alla sua terza edizione e continua ad essere un progetto molto apprezzato dai designer e dal pubblico. Il format è immediato e viene recepito bene sia dagli addetti ai lavori che dal pubblico generico. Si tratta di presentare di volta in volta alcune delle eccellenze del visual design italiano per valorizzarne le qualità e per mostrare le tante anime di un mestiere in continua evoluzione.

Il criterio di selezione dei designer, studi o collettivi si basa in primo luogo sul valore, non solo estetico, dei progetti. Direi che mi interessano le differenze di formazione, provenienza e campo professionale.

Si va dai progettisti più affermati fino ai giovani di talento. A ciascun selezionato è destinato un tavolo sul quale vengono disposti artefatti e prodotti che il pubblico può toccare con mano e sfogliare”.

Grafica come professione, ma anche grafica come ambiente culturale e impegno etico. Perché è importante?

Francesco Dondina: “Nella storia del design grafico ci sono esempi emblematici che raccontano la dimensione culturale, etica e civile che questo mestiere può assumere.

Vorrei ricordare il manifesto programmatico pubblicato da Ken Garland nel 1964 intitolato First Things First e sottoscritto da più di 400 grafici e artisti. Si trattò di una straordinaria iniziativa intrapresa contro la cultura consumistica di massa degli anni Sessanta e contro il linguaggio pervasivo e spregiudicato delle pubblicità commerciali.

Per venire all’Italia, tra gli anni Settanta e Ottanta si sviluppò un percorso denominato Grafica di pubblica utilità che sancì la relazione virtuosa tra progettisti e amministrazioni pubbliche locali per sensibilizzare l’opinione pubblica e i cittadini su temi di interesse comune come l’ambiente, la sanità, la sicurezza, i trasporti.

Ai giorni nostri sono sempre più convinto che ogni designer dovrebbe dare massima attenzione agli interessi della comunità e che anche in ambito commerciale si debba mantenere un atteggiamento di responsabilità etica nei confronti del benessere dei cittadini/consumatori e dell’ambiente”.

Trasversalità degli eventi e, soprattutto, una grande pluralità di voci. Come ci si può orientare nel programma?

Francesco Dondina: “ Il programma di BIG offre un’ampia varietà di proposte: mostre storiche, mostre contemporanee, talk, presentazioni, workshop, studio visit. Il suggerimento che posso dare è di studiare bene il palinsesto dei talk e sulla base di quello programmare le visite alle mostre nel tempo rimanente. L’offerta è ampia, ce n’è per tutti i gusti”.

Tra i protagonisti di BIG: Franco Achilli, Silvana Amato, Luca Barcellona, Francesca Bazzurro, Ruedi Baur, Stefano Cipolla, James Clough, Ben Ditto, , Anna Dusi, Andrej Krátky, Matteo Bologna, Laura Bortoloni / Ida Studio, Cappelli Identity Design, Andrea Fabrizii, Emilio Fioravanti, Fabrizio Falcone, Cinzia Ferrara, Federica Fragapane, Francesco Franchi, Beppe Giacobbe, Valentina Grilli, Gaetano Grizzanti, Alice Guarnieri, jekyll & hyde, LS Graphic Design, Marta Sironi, Luciana Meazza, Sergio Menichelli, Armando Milani, Maurizio Milani, Multiplo, Laura Moretti, Sina Otto – Monotype, Carla Palladino, Massimo Pitis, Quattrolinee, Nicolas Rouvière, Maia Sambonet e Claude Marzotto / studio òbelo, Guido Scarabottolo, Rainer Scheichelbauer, Carlo Stanga, Quattrolinee, Michele Tranquillini, Tomo Tomo, Susanna Vallebona / Esseblu, VZN Studio, Francesca Zoboli